In questi territori vi sono Comunità
educative, solidali e sane. Territori laboriosi di
rinnovata identità dal passato opulento e dal futuro
incerto che però va programmato e costruito. Promuovere
le Terre di don Peppe Diana significa sostenere
il suo popolo nell’impegno faticoso del cambiamento
possibile. Vuol dire unire le sinergie positive per
lavorare al riscatto culturale, sociale ed economico di un
territorio che non vuole essere terra di camorra;
favorendo e valorizzando le capacità, i talenti e le
sensibilità in loco e collegandoli stabilmente a livello
nazionale ed internazionale con le forze sane.
Le Terre di Don Peppe Diana sono luoghi
di bellezza, allegria, compassione e amore per la vita.
Sono questi i presupposti da cui nasce
il Festival dell’Impegno Civile, l’unico in Italia a
svolgersi nei beni confiscati alla criminalità
organizzata, promosso dal Comitato Don Peppe Diana
e dall’Associazione "LIBERA, associazioni nomi e numeri
contro le mafie" Coordinamento di Caserta, che oltre a
voler sensibilizzare le comunità al riutilizzo sociale dei
beni confiscati alle mafie, così come indicato dalla L.109
del 1996, vuole impegnare le sinergie per la realizzazione
di un progetto, una rete che nasce dal territorio e che
per esso lavori sviluppandosi sulle fondamenta della
cultura, dell’arte, della creatività e dell’innovazione e
che guardi alle diversità come ad una possibilità di
arricchimento e di sviluppo e non ad una barriera.
Le prime due edizioni hanno
rappresentato un momento di studio e di organizzazione che
non hanno impedito, comunque, la crescita della kermesse
sia per il coinvolgimento di altre province come quella di
Napoli e Avellino, sia per il seguito di pubblico, per la
prima volta in Italia si sono registrate ben mille
presenze in occasione di una manifestazione organizzata
all’interno di un bene confiscato, sia in termini
qualitativi per i temi trattati.
Il Festival dell’Impegno Civile viene
considerato oramai da artisti anche di fama internazionale
un appuntamento dove presentare le proprie produzioni o,
ancora, meglio, una kermesse per la quale realizzarne
delle nuove. Ne sono un esempio gli interventi dell’attore
Giulio Cavalli che ha presentato nella giornata di
chiusura della seconda edizione a Casal di Principe un
testo scritto per l’occasione dedicato alla figura di Don
Peppe Diana, del poliedrico artista Peppe Barra che dopo
aver presentato in anteprima il proprio disco ha prodotto,
con il proprio staff, un video dedicato alla serata
successivamente inserito nella rete internet nel canale
you tube. Altrettanto è avvenuto con il gruppo musicale di
Scampia, Napoli, "A 67" che ha presentato il proprio
video, in anteprima nazionale, girato nella struttura
confiscata di Castel Volturno, in occasione della
conferenza stampa organizzata presso la Camera dei
Deputati.
Si può considerare, dunque, il Festival
una struttura capace di interagire con le amministrazioni
locali, nazionali come il Ministero degli Affari Esteri
che ha voluto realizzare nella giornata inaugurale della
seconda edizione il tavolo nazionale degli interventi
civili di pace e con giornalisti, magistrati,
rappresentanti del mondo della cultura, delle università e
dell’associazionismo dimostrando che i principi ispiratori
ai quali gli organizzatori si rifanno, collaborazione,
dialogo e trasversalità rappresentano gli ingredienti per
la costruzione di una comunità alternativa di un progetto
socio economico culturale unico nel suo genere.
Parte da queste premesse la terza
edizione che si svolgerà dal 24 al 30 maggio nei
territori delle province di Caserta, Napoli e Avellino e
con nuovi Enti e Associazioni come l’Ente Parco
Nazionale del Vesuvio, l’Archivio Storico della Canzone
Napoletana, Radio Rai 3, la Fondazione Premio Napoli, la
Fondazione Mimmo Beneventano, l’Associazione Libero Grassi
dove, ognuno per la propria competenza, si avvicinano ad
un Festival sicuramente unico nel suo genere. Anche i
progetti in cantiere, e per i quali si sta lavorando,
evidenziano come il Festival voglia diventare sempre più
una struttura di produzione capace di coinvolgere le
comunità locali lasciando, comunque, un’impronta
importante sul territorio. Si stanno muovendo passi
importanti per un allestimento di una band musicale de
Le Terre di don Peppe Diana, che ha già effettuato
alcune timide apparizioni, composta da ragazzi di questi
territori che sarà guidata dall’artista e musicista
Carlo Faiello. Mentre insieme all’Archivio Storico
della Canzone Napoletana, Radio Rai 3 si realizzerà un
format radiofonico di cinque trasmissioni. Un radio
documentario con il quale attraverso la canzone napoletana
si analizzeranno tematiche socio culturali.
Anche quest’anno, dunque, le terre di
don Peppe Diana rappresenteranno il fulcro di un sistema
educativo, di progettualità da costruire con l’economia
etica, ogni espressione artistica letteraria. Un percorso
collegiale e trasversale alternativo ad un sistema
violento, arrogante e illegale.