La Voce del Quartiere
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clorinda irace Gad Lerner sulle pagine di Repubblica ha scritto che di Oriana Fallaci dovremmo ricordare gli scritti che l’hanno resa famosa nel mondo non gli ultimi tre libri, quelli successivi all’11 settembre. Chi, come me, ha molto amato questa autrice, non può che condividere questo pensiero: i tre libri ultimi, scritti con la solita magistrale verve e con il consueto stile inimitabile, nel contenuto lasciano perplessi. Al di là di ogni polemica e di ogni tentativo di politicizzare quei contenuti, c’è da dire che essi non sono e non possono essere il testamento di Oriana che , invece, ha lasciato un segno in tutti i suoi lettori con libri irripetibili come "Lettera a un bambino mai nato", "Penelope alla guerra", "Un uomo". Avevo sedici anni quando lessi il primo libro e ricordo che ne citai una frase in un tema. Una di quelle frasi che solo lei sapeva scrivere in modo così incisivo, una frase che restava impressa, tipo "la vita è una tale fatica(…) E’ una guerra che si ripete ogni giorno e i suoi momenti di gioia sono parentesi brevi che si pagano un prezzo crudele". Lei, i suoi momenti di gioia, li ha pagati cari come ci racconta nelle indimenticabili pagine di "Un uomo" dedicato al grande amore della sua vita, l’eroe della Resitenza greca Alekos Panagulis. Non l’avevo letto quando fu pubblicato, l’ho voluto simbolicamente comprare il giorno successivo la morte della scrittrice e l’ho letto tutto d’un fiato ricordando lei, una donna dura, una giornalista di guerra che sapeva però essere incredibilmente tenera di fronte ad un amore sbocciato durante un’intervista. Una donna difficile, Oriana, che ha preferito allontanarsi dall’Italia per non tollerare una situazione politica e morale che riteneva umiliante ma ha voluto morire nella sua Firenze, molto amata ma lucidamente rigettata per New York. L’America le aveva conferito laurea ad honorem e molta stima e lei l’aveva ricambiata con passionale sdegno per i fatti dell’11 dicembre. Tanto da scrivere quei libri controversi, la rabbia di una donna che avvertiva il peso della solitudine, lontana da casa, dai suoi affetti e per giunta gravemente malata. Ma nei nostri cuori e nelle nostre menti Oriana Fallaci rimarrà l’autrice di tanti coraggiosi reportage e di quella struggente lettera a cui tutte, almeno una volta, abbiamo pensato nella nostra vita di donne. Grazie, Oriana 22 /9 /2006 |