la Voce del Quartiere
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UN’ACCURATA INDAGINE SU NICOLA CILETTI Uscita da poco un interessante testo che svela ogni aspetto della vita e del lavoro dell’artista sannita Clorinda Irace Che Luigi Antonio Gambuti sia una "buona penna", raffinato e puntuale nei suoi libri, non è mistero: lo attesta la ricca bibliografia che include testi sull’arte e sulla letteratura ma anche contributi tecnici che si specchiano nella sua esperienza di direttore didattico e di giornalista. Quel che questa sua nuova pubblicazione, "Nicola Ciletti racconto breve dell’uomo e dell’artista", può – semmai – aggiungere è il riconoscimento della sua capacità di perseverare nello studio attento e amorevole di un tema prediletto e più volte affrontato. Non a caso, Giovanni Fuccio, Presidente dell’Assostampa sannita, lo ha definito il "biografo ufficiale e l’interprete del pensiero e dei messaggi" che Nicola Ciletti ci ha voluto lanciare attraverso la sua opera artistica. Un’opera che testimonia e consegna a noi uomini del Duemila immagini e problematiche di territori, San Giorgio La Molara ma anche Napoli o gli Usa, che, come afferma nell’introduzione al testo Mario Pedicini, Provveditore agli Studi di Benevento, "sono definitivamente scomparsi e possono rivivere solo attraverso queste opere". Come ricorda l’Assessore alla cultura della Provincia di Benevento, Carlo Falato, nel suo scritto presente nel testo, Ciletti amò il suo luogo natale al punto da impegnarsi anche come sindaco. Gambuti, con vera pazienza e impegno certosino, ha ricostruito questa storia d’altri tempi, partendo con una contestualizzazione che ci fa "immergere" immediatamente nel clima di quel lontano 1882, anno del Primo Ministero Depretis e delle pastiglie Paneraj che promettevano guarigioni dalla tosse, quella tosse che affliggeva i tanti umili che popolano la pittura di Ciletti, una sorta di Verista delle nostre terre, il cui sguardo indulge affettuoso su quelle problematiche sociali che tra Grandi Guerre, Ventennio e Dopoguerra non subirono mai sostanziali svolte e restarono una piaga di cui Ciletti si è crucciato fino alla morte, avvenuta nel 1967. Il testo è sapientemente diviso in una serie di capitoli che ci raccontano la vicenda dell’uomo e dell’artista cronologicamente, partendo dagli anni dell’infanzia in cui matura la passione per la pittura e passando per gli anni napoletani in cui Ciletti è immancabilmente parte del gruppo di intellettuali che si riunisce al Gambrinus animando le serate dello storico bar. Non manca un capitolo sulle amarezze patite durante gli anni del Fascismo che lo videro smontare frettolosamente una mostra allestita nel Circolo Artistico in Villa Comunale e trasferirsi a Benevento, che insieme con San Giorgio costituirà un buen retiro in anni difficili per gli spiriti liberi. Il dopoguerra viene minuziosamente raccontato onde sottolineare l’esperienza politica dell’artista che fu sindaco di San Giorgio coram populi e operò per la ricostruzione e per rinsaldare il tessuto sociale del paese. Gambuti, uomo di scuola, non tralascia di descrivere con abbondanza di particolari tutte le peripezie politiche vissute da Ciletti per la ricostruzione di un dignitoso edificio scolastico che, successivamente, sarà a lui intitolato. Un libro, questo, che appassiona poiché fa della vita del protagonista
uno spunto per raccontare un’epoca, i suoi ideali, le sue contraddizioni
con lo sfondo di un Sud dolente ma vivo, non sconfitto perché capace di
guardare al futuro.
11/01/2009 |