La Voce del Quartiere
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La Vigna di San
Martino: un pezzo di paesaggio agricolo sopravvissuto nella città.
Riqualificazione urbana ed ambientale Coltivata dai monaci certosini fin dal 1337, anno di conclusione del primo nucleo della certosa iniziata nel 1325 per incarico di Carlo duca di Calabria, la vigna è stata col passare degli anni inglobata nella città che inarrestabile si appropriava delle colline, riuscendo miracolosamente a resistere sia alla urbanizzazione seguita alla costruzione del corso Vittorio Emanuele del 1880 sia all’edilizia del dopoguerra. Considerare la vigna in un’ottica estetico-culturale significa non solo conservarla in quanto monumento ma, renderla parte vissuta del contesto napoletano: poiché ricucire in una qualche maniera la collina al tessuto cittadino la inserirebbe di nuovo nella vita e nella coscienza dei napoletani. L’esistenza di una azienda agricola potrebbe essere l’oggetto di quel piano per le "unità morfologiche" che la Variante di salvaguardia prevede quale strumento di dettaglio più idoneo per tutelare l’integrità fisica di tutta l’area verde che si estende, intorno alla certosa, a partire dalla zona dell’ex-gasometro (al Vomero tra viale Raffaello e via Bonito) fino ad arrivare alla vigna. Per quanto riguarda la riconsiderazione estetico-culturale l’area tutta andrebbe ricomposta attraverso un progetto di insieme e singolo delle varie esistenze già funzionanti Provveditorato regionale alle Opere Pubbliche, Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Napoli e Provincia, Soprintendenza ai Beni Artistici e Storici di Napoli e Provincia, l’Amministrazione Comunale di Napoli, l’Istituto Suor Orsola Benincasa, i Padri Vincenziani di San Nicola da Tolentino, S. Lucia ai Monti, la Vigna S. Martino e la Fondazione Amelio.
VIGNA SAN MARTINO…un’esperienza nel 1987 un grande desiderio mi era dentro, cercavo una bella casa nel centro antico; avevo visto un sacco di cose, alcune non mi attraevano, altre per motivi misteriosi mi sono sfuggite. non do mai peso negativo agli eventi, mi faccio sempre trascinare da essi. così in una festa la notte di capodanno l’avvocato Dispinseri nel ringraziarmi della bella nottata che si era trascorsa con gli amici e complimentandosi della mia bella casa mi spinsi a raccontargli il mio desiderio. con grande meraviglia apprendevo che una famiglia ricchissima di Milano era proprietaria di quella macchia verde sottostante la Certosa di San Martino ed erano stanchi di averla. avevano tentato di vendere più volte e non ci erano riusciti. come quasi in un miracolo il luogo mi vuole…mi aspetta, ci desideriamo. non era possibile vedervi niente, tutto rovi, sterpaglia, materiale di risulta, ulivi bruciati, alberi rivolti, ma l’ulivo mio mi determinò. nel ’90 vendetti casa a Posillipo, molte importanti opere della mia collezione, ed io e la vigna potevamo possederci. l’inizio fu difficile, ci spiavamo a ci incontravamo di notte, ma non riuscivo a capire da dove iniziare, era troppo forte, tutto era immenso, un incidente, un’inesperienza, un misterioso incendio mi spinsero alla bonifica, Giovanni, Vincenzo, Antonio, Gennaro, Paolo, Giovanni, Gigino, Mario e Alfonso: 5 del mattino 8 di sera. si lavorava come pazzi con un desiderio di scoprire qualcosa di meraviglioso, questo coinvolgeva tutti noi. nessuno voleva crederci, un’azienda agricola nel centro di una città, mi davano del pazzo. tre anni di lavoro di bonifica e con Laudato il programma agricolo i consigli di Zoina, il progetto vigneto del Prof. Iannini e viti (falanghina aglianico) limoni aranci prugne peschi albicocchi e tantissimi fiori spontanei incominciavano a vivere. ma il voler coinvolgere, di aiutare, di essere aiutati, mi invogliava a pensare di più così la notizia della vendita di una parte del convento di Santa Lucia al Monte fu per me l’inizio del grande progetto. sapevo che Lucio cercava un luogo dove collocare la sua collezione, il Convento mi sembrava il posto ideale. dopo pochi mesi Amelio era proprietario della maggior parte del seicentesco convento, lì vicino con la stessa entrata un museo privato con dietro un’area a verde di quella bellezza sarebbe stato una esperienza unica al mondo. continuavo a fare progetti ogni anno lo stesso ciclo di lavoro, muovere la terra potare concimare disboscare raccogliere trasformare e tanti prodotti. d’estate giravo in macchina con le nocipesche, il profumo mi inebriava per tutto il cammino, qualche amico da incontrare per donare questo ben di DIO. La Prof.ssa Maria Calì, la Prof.ssa Mariateresa Penta, il Prof. Ferdinando Bologna, il Prof. Alberto Del Genio, , sono divenuti i miei amici di percorso, ma non bastavano. i 4000 litri di vino tanta frutta e tra qualche anno tantissimo buonissimo olio e tanto vino ancora rimanevano nel mio problema: avevo tentato già qualche anno fa con Quadrano Del Giudice con Eleonora di creare un’associazione per gestire il fondo, ma problemi non interpretati la non certezza di cosa volevo veramente dare sentivo ancora fortemente il bisogno di incontrami da solo avevo ancora il bisogno di fare da solo. per fortuna il tempo matura allontana ti stanca ti chiarisce voglio di più vogliamo di più abbiamo bisogno di più e allora finalmente l’Associazione "Amici della Vigna San Martino" e il progetto di Città Obliqua. ringraziamo tutti gli amici che in questi anni hanno vissuto e vivranno con me questa esperienza. "… Il cosmo
vive, ed ogni vita è polarizzata in anima e corpo. Dovunque c’è un corpo
vivente. L’anima è il senso del corpo, e l’immagine del corpo è
l’apparizione dell’anima…. Lo spazio è il corpo del tempo, il tempo
l’anima dello spazio. Anima e senso della notte è il giorno, grembo
materno della luce è la notte. Inverno ed estate dolce sonno e veglia,
morire e sorgere seguono in fila. L’elemento femminile è corpo e madre
dell’anima, quello maschile è senso rivelato e rivelatore del grembo
materno. Sangue e nervi, plesso solare e cervello, «cuore» e «testa»,
bocca e occhio, sinistra e destra stanno nello stesso rapporto. Si separi
un membro dall’altro, e il mondo è in pezzi. …."
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