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Libertà di Stampa
Nello Spazio Europa, in Via IV novembre a Roma, spazio
europeista inaugurato il 13 febbraio 2009 dal Presidente della Repubblica
Giorgio Napolitano, si è svolto l’incontro-dibattito " Libertà di Stampa,
un diritto a dura prova" organizzato
dall’AGE (associazione giornalisti europei).
Nei saluti del Direttore Rappresentanza in Italia della
Commissione Europea, Pier Virgilio Dastoli e Carlo Marzocchi, Ufficio
d’informazione per l’Italia del Parlamento Europeo, la libertà di stampa è
l’altra faccia della medaglia della libertà del cittadino di ricevere
informazione. Vi è un grande lavoro politico che dovranno affrontare e
continuare i prossimi deputati europei. La libertà di espressione è
diritto fondamentale nell’UE (approvato dal P.E. il 14.01.2009). L’art.
112 declama: si richiede agli Stati membri, che in questi ultimi anni
hanno utilizzato le loro istituzioni giudiziarie o prevedono di modificare
la propria legislazione per violare il diritto dei giornalisti alla
segretezza delle loro fonti, nonché quello dei giornalisti e degli editori
a pubblicare le informazioni, di migliorare la loro legislazione e la loro
prassi, nel rispetto della Corte Europea dei diritti dell’uomo del 27
marzo 1996 e della raccomandazione del comitato dei ministri del Consiglio
d’Europa sul diritto dei giornalisti alla tutela delle loro fonti di
informazione, dal momento che la violazione di tale diritto costituisce
attualmente la principale minaccia della libertà di espressione dei
giornalisti dell’UE e che negli ultimi anni non vi sono stati
miglioramenti significativi in tale ambito. Il segretario generale
dell’AGE, Carmelo Occhino, ricorda come l’Europa sia da sempre impegnata
nella difesa dei diritti condivisi e tra questi la libertà di stampa. La
giornata mondiale che celebra la libertà di stampa cade il 3 maggio. E’
nel Katar che sarà consegnato il premio mondiale della libertà di stampa e
quest’anno sarà dato alla memoria di un giornalista dello Sri Lanka ucciso
nel gennaio scorso. La libertà di stampa è un valore al quale nessuno può
rinunciare ed intercorre tra chi scrive ed il fruitore dell’informazione.
La libertà di stampa, in quanto tale, vale perché c’è chi scrive e chi
legge. Si parla troppo poco e con fastidio dei sacrifici ai quali si
sottopongono i giornalisti che credono nella libertà dell’informazione.
Sacrificio che il più delle volte contempla anche la morte. Il messaggio
del Presidente Napolitano, prosegue Occhino, rimarca che tale dibattito
offre un utile contributo alla riflessione sul ruolo dell’informazione con
la promozione di una più ampia partecipazione dell’opinione pubblica alla
vita democratica. Il dato dell’universalità. Nuccio Fava, presidente
dell’AGE, afferma che si è dinanzi ad un’affermazione di un diritto
fondamentale ed universale che non è compreso nella sua complessa
difficoltà. La libertà di stampa non è un diritto pacifico ma a vario modo
un diritto molto contrastato. Solo il diritto ad essere informato e la
costruzione critica dell’opinione pubblica garantisce la democrazia.
Abbiamo realtà dolorosamente vicine (vedi la Russia di Putin) ove il
sistema di informazione è messo in crisi. La corretta informazione solleva
correttamente difficoltà che attendono ai problemi dei giornalisti in quel
Paese. Il sistema informativo italiano ha un blocco nel sistema
radiotelevisivo ed è un problema serio di democrazia che condiziona il
pluralismo e le testate locali. Per Lorenzo del Boca, presidente
dell’Ordine nazionale dei Giornalisti, se si celebra la IX giornata
mondiale della libertà di stampa col tema
" libertà di stampa, un diritto a dura prova" vuole dire che si segnala
l’esistenza di un problema, di una seria e grave difficoltà obiettivamente
planetaria. Anche in Paesi come gli Stati Uniti il retrocedere è
avvertibile. Si assiste ad un modo di informare che è patriottica
autocensura per proteggere il Paese stesso. Ogni anno viene stilato da
Reporter senza frontiere, un elenco dei Paesi ove vi è più libertà o meno
nel fare informazione. Da quest’analisi di dati si nota , anche, che il
problema serio nel fare informazione è che i valori assoluti sono
oggettivamente cambiati. Il conflitto d’interesse è un problema serio ed
in fondo bisogna che qualcosa i giornalisti facciano. Per del Boca la
difesa universale della libertà di stampa può essere sintetizzata nel
perseguire due obiettivi capisaldi: 1) la libertà di stampa la si difende
e la si preserva combattendo e contrastando l’ignoranza, 2) la libertà si
conquista combattendo la povertà. Su quest’ultimo punto molto si ha ancora
da fare nella contrattazione con gli editori. Pagare poco e male un
articolo, indurre a produrre a nero non è garanzia di un operare
deontologicamente corretto. Non è garanzia di una buona informazione
.Anche per l’olandese Maarten van Aalderen, presidente della Stampa estera
in Italia, la libertà di stampa è un problema serio dal quale non sono
esenti nemmeno i Paesi nordeuropei ed ha portato l’esempio di un
rispettabilissimo giornalista olandese che nel 2000 ha fatto 18 giorni di
carcere per non aver rivelato la fonte che gli procurava informazioni in
merito ad una sua inchiesta sui servizi segreti olandesi. La Corte di
Strasburgo rimproverò il governo olandese. Però , continua van Aalderen, è
un diritto assoluto oppure no tenere segreta la fonte? La risposta non è
semplice e ciò produce discussione ma non risoluzione. Roberto Natale,
presidente FNSI ( federazione nazionale stampa italiana) denuncia che il
sindacato è in trincea. Comprimere, come stanno tentando di fare, il
lavoro dei giornalisti in un momento in cui d’informazione c’è sempre più
bisogno è un attacco alle fondamenta della democrazia perché la democrazia
si basa sulla circolazione della parola. Il populismo mediatico è da
combattere, si necessita di uno "statuto" dell’impresa editoriale per una
merce delicatissima quale l’informazione e ricorda che l’art. 22 della
risoluzione sulla concentrazione ed il pluralismo dei mezzi di
informazione nell’Unione Europea, approvato il 25.09.2008 cita: " Il
Parlamento Europeo sottolinea la necessità che le autorità dell’U.E. e
degli Stati membri assicurino l’indipendenza dei giornalisti ed editori
mediante adeguate garanzie giuridiche e sociali specifiche e ribadisce che
è importante elaborare ed applicare in modo uniforme negli Stati membri,
così come in tutti i mercati ove operano imprese mediatiche aventi sedi
nell’U.E., statuti editoriali che prevengano l’ingerenza dei proprietari,
degli azionisti o di organi esterni, come i governi, nel contenuto
dell’informazione. La libertà di informare non sfugge alla necessità, oggi
più di ieri, di avere regole certe e chiare nelle quali poter operare,
statuti che garantiscano l’indipendenza dell’informazione.
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L’Associazione dei Giornalisti Europei invita a
non disertare le urne
L’ Associazione dei Giornalisti Europei (AGE) rivolge
agli elettori il seguente appello, invitandoli ad utilizzare il
diritto di voto con la partecipazione convinta alle elezioni del 6 e 7
giugno per il rinnovo del Parlamento europeo:
Le prossime
elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, alle quali saranno
chiamati contemporaneamente quasi 400 milioni di elettori in
rappresentanza di mezzo miliardo di persone, costituiscono
un’importante verifica dello stato di salute della democrazia
partecipativa in Europa. In questo particolare momento, l’Associazione
dei Giornalisti Europei si rivolge agli elettori perchè non perdano
l’occasione di utilizzare un loro diritto, cioè esprimere il proprio
voto.
Questo
appuntamento elettorale cade in un momento in cui la crisi economica
di dimensione planetaria richiede la partecipazione diretta dei
cittadini in settori che non debbono in alcun modo essere considerati
di competenza esclusiva della classe politica o del mondo
dell’economia o del mercato. Il voto di ogni elettore assume,
pertanto, particolare rilievo perché destinato a determinare la
politica delle istituzioni europee, dalla quale dipende anche gran
parte della capacità di ripresa dell’economia reale, che ogni giorno
incide fortemente sulle condizioni di vita di ciascuno di noi.
Dati
recenti, che speriamo vengano smentiti da una convinta e decisa
partecipazione al voto, evidenziano una certa distanza tra cittadini e
istituzioni europee. Tutto ciò mentre il Parlamento europeo, che
andremo ad eleggere, ha acquisito negli anni un ruolo cruciale e
determinante nelle decisioni che riguardano la vita quotidiana di
ognuno: dalla difesa dei consumatori ai problemi energetici, dalla
tutela dell’ambiente ai diritti civili. Dal 1979, anno della sua prima
elezione diretta, il Parlamento europeo è diventato infatti un organo
legislativo che partecipa al processo decisionale, accanto al
Consiglio dei Ministri, cioè la Commissione europea, per circa il 75
per cento della legislazione europea. E il suo ruolo diventerà ancora
più ampio e determinante con l’entrata in vigore il Trattato di
Lisbona.
Siamo
convinti, pertanto, che andando a votare per scegliere chi ci
rappresenterà in Europa potremo influire sulle decisioni degli Organi
dell’Unione e dei Governi nazionali rappresentati nel Consiglio
Europeo, ai quali spetta nell’immediato anche il compito di
fronteggiare la difficile congiuntura che sta facendo accrescere
ovunque il disagio sociale e sta compromettendo la qualità della
nostra vita. Siamo certi, infatti, che il superamento della crisi non
potrà avvenire se non nel contesto europeo, il solo che possa operare
efficacemente nel confronto con le altre grandi aree
politico-economiche del mondo.
Da oltre
mezzo secolo la Comunità prima, e poi l’Unione Europea, hanno creato
le premesse per un diffuso miglioramento del tenore di vita dei loro
popoli. E’ anche innegabile che l’ Europa unita ha realizzato il
risultato di garantire oltre 60 anni di pacifici rapporti tra i
popoli, dopo che la prima metà del secolo XX è stata funestata da due
guerre mondiali che hanno avuto in Europa la loro origine e che hanno
causato lutti e distruzioni. L’Europa unita ha, inoltre, svolto un
importante ruolo nella storia degli ultimi decenni, coronata dalla
caduta del Muro di Berlino, venti anni or sono, e dalla scomparsa del
comunismo sovietico. Ha esteso principi di cittadinanza e di rispetto
per la persona alla maggioranza dei popoli del continente.
Ci
auguriamo che nessuno degli elettori voglia assumersi la grave
responsabilità, rinunciando a votare, di provocare un deperimento e
persino un progressivo annullamento dei frutti della lungimirante
opera intrapresa dai Padri fondatori. Sia dunque il nostro un voto di
incoraggiamento, ma anche di monito a tutte le forze democratiche che
partecipano alla promozione del comune destino di milioni di
cittadini, non solo pensosi del proprio benessere, oggi purtroppo
gravemente insidiato, ma anche pervasi da uno spirito di solidarietà
globale. Un voto, soprattutto, che renda concreto il principio della
sovranità popolare.
(Roma,
21 maggio 2009)
Tina Pollice
02/05/2009
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