La Voce del Quartiere
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Le Ragioni del NO
Il centrosinistra mobilitato per il no al
referendum del 25/26 giugno per una riforma migliore. Al New Europe l’incontro col presidente emerito della Corte Costituzionale Casavola, il preside di giurisprudenza Scudiero, il senatore DS Villone, la senatrice DS Finocchiaro Anna, moderatore Orlando (ACLI). Tra i presenti l’Avv. Siniscalchi, Cesario Bruno( margherita), Maria Fortuna Incostante(DS), il segretario cittadino della margherita Nino Bocchetti. L’approssimarsi del referendum confermativo sulla legge di revisione costituzionale approvata a maggioranza dal Centrodestra nella passata Legislatura impone una mobilitazione culturale e politica per bloccare un deleterio progetto di riforma della legge fondamentale in grado di corrodere le fondamenta dell’edificio costituzionale repubblicano. Quanto proposto dalla riforma è una aberrazione, afferma il prof. Casavola, che bisogna assolutamente fermare . La forma repubblicana non può essere soggetta a revisione , non nei termini in cui l’ha proposta il centrodestra. Perché diciamo no a questa riforma: perché avvierà il Paese verso il caos legislativo, il nuovo testo suddivide le leggi emanate dal Parlamento in tre categorie diverse , quelle votate solo dalla Camera, quelle votate solo dal Senato e quelle che dovranno essere approvate da entrambi i rami del Parlamento. Un pasticcio. Sono attribuiti poteri eccessivi al Primo ministro, libero da qualsiasi contrappeso, la figura del Presidente della Repubblica è fortemente indebolita dal fatto che gli è sottratto il potere di sciogliere le Camere, anche il potere di concludere anticipatamente la legislatura ,di fatto, viene consegnato al primo ministro. Con questa riforma sono introdotte disparità di diritti tra cittadini di regioni diverse: la devolution sottrarrà risorse e possibilità operative alle regioni in materia di salute, scuola, assistenza, fiscalità e servizi pubblici, ci saranno regioni di serie A e regioni di serie B determinando così gravi disuguaglianze, migrazioni e pendolarismi verso le città e le regioni che offriranno il miglior servizio. In ultimo questa riforma aumenterà i costi di gestione ed ingigantirà la burocrazia. La moltiplicazione degli uffici, il caos amministrativo legato ai conflitti di competenze tra Stato e Regioni, la diminuzione del controllo centralizzato su assunzioni, appalti ed opere pubbliche produrranno un’esplosione delle spese ed un aumento delle clientele. Anche per il prof. Scudiero il procedimento adoperato non è stato corretto, altresì il Parlamento non doveva imbarcarsi in quest’avventura e l’intero referendum andava ricusato perché non permette di distinguere. La riforma del titolo V del 1999 e l’art. 5 nel 2001 della Costituzione impone sì che si sviluppi il disegno autonomista ma non lacerando l’intero tessuto costituzionale. Questa è una riforma approvata solo da una parte, il centro destra, e per giunta a maggioranza, ignorando che le costituzioni, tutte, la costituzione, è incontro di tutte le parti. E’ stata ed è una sopraffazione perseguita solo da una parte che fa della nostra Costituzione un guazzabuglio che bisogna assolutamente bloccare con un secco no. Se è pur vero che di per sé nessuna costituzione è immodificabile e che l’aggiornamento è un tema legittimo, per Villone, è importante bocciare col no questa riforma altamente antidemocratica e discutere successivamente del metodo e del merito col quale approntare l’ammodernamento della seconda parte della Costituzione. Per la senatrice Finocchiaro il limite dei "saggi di Lorenzago" sta esattamente nel fatto che si guarda alla riforma costituzionale come ad una sorta di camera di compensazione di interessi territoriali delle forze che hanno composto la maggioranza di centrodestra. La Costituzione è un patto condiviso nel quale la comunità nazionale si riconosce. Essa è luogo di condivisione delle regole, è il riconoscimento di cittadinanza che ciascun cittadino esige per sé; è la definizione di un patto a cui ciascuno è destinatario ed attore. Nella riforma approvata dal centrodestra questo tratto fondamentale è sparito, non solo, ma è attaccato il principio solidaristico della prima parte della Costituzione e con esso anche il diritto di eguaglianza. Da qui la necessità di una grande mobilitazione per il no. Bisogna ricostruire lo "spirito costituzionale" se si vuole riformare la Carta in cui 60 anni fa si è oggettivato. Senza una
maggioranza "qualificata" ed estesa non si può modificare il testo
costituzionale. Dobbiamo lavorare per rendere possibile una nuova stagione
costituente che coinvolga non solo le forze politiche ma anche quelle
della società civile. Abbiamo bisogno di riaffermare le ragioni originarie
della nostra democrazia nella condivisione delle scelte, dei valori e
delle regole che sono alla base della nostra convivenza.
www.salviamolacostituzione.org 10 giugno 2006 |