La Voce del Quartiere

IL CENTRO DELLA POLITICA

di
Tina Pollice

Del Centro della Politica si è discusso in Villa Pignatelli con i professori Biagio De Giovanni, Paolo Macry, Roberto Racinaro, Mauro Calise e Ciriaco De Mita.

Nella introduzione iniziale De Mita ha evidenziato come la cultura del centro ed il centro non possono essere liquidate così come hanno tentato di fare e la cultura comunista e quella fascista occupandone gli spazi.

In un sistema bipolare il centro e la cultura centrista sono determinanti e condizionanti all’interno delle coalizioni.

Per il professore Racinaro il centro è da intendersi come sinonimo di mediazione.

Col berlusconismo abbiamo assistito ad una spettacolarizzazione della politica chiusa e rivolta ai soli professionisti della politica allontanando quest’ultima dai problemi della gente e rendendo la stessa incomprensibile. Il berlusconismo ha messo da parte la politica come centro e come mediazione. Il Centro come capacità di raggiungere compromesso politico è presente e centrale oggi più di ieri.

Per Macry il centro è un vecchio problema della storia d’Italia che si è identificato con la mancanza di un modello di alternanza.

L’articolo di Monti fa giustizia di un luogo comune in quanto evince che il centro risulta essere l’unica vera forza che può essere riformista. Secondo Macry il problema è ricostruire all’interno dei due poli il grande centro. Creare due centri forti permette di riequilibrare i due poli.

Anche per De Giovanni il centro è una cultura politica ed oggi più di ieri si sente il bisogno di valorizzarla, a maggior ragione quando assistiamo e viviamo una crisi così radicale di cultura politica e di idee politiche.

Il centro è una cultura che attende ad una maggioranza tentando di interpretare e realizzare l’equilibrio nella società. Il centro è mediazione, il centro e la cultura centrista non sono moderatismo. Il problema del centro oggi. Cosa sarà la crisi del berlusconismo? Assisteremo non solo alla crisi di un polo politico, crisi culturale di rilevanza, forte svuotamento di un pezzo di società che si è riconosciuta in quell’ipotesi. De Giovanni si pone la domanda: lo svuotamento di questa dimensione confermerà o meno la forma del bipolarismo? Si pongono riflessioni enormi sui sentimenti degli italiani. Lo svuotamento di Forza Italia determinerà futuri incerti, la crisi del berlusconismo dovrebbe smussare gli antagonismi esasperati degli ultimi tempi. Si deve, però, ridimensionare anche l’euforia prodotta dalle primarie perché ancora molto lavoro vi è da fare all’interno del centrosinistra.

Per De Mita la crisi della prima repubblica fu legata a tangentopoli ed alla scoperta di una banda. Il centro come cultura politica. Un partito democratico come tale non può avere la pretesa del dominio. E’ sfuggito e sfugge che l’alternanza rimane impossibile perché le regole sulle quali si fonda sono regole di discordanza. La sconfitta di Berlusconi non si configura come processo dialettico. Ci saranno forme di squilibrio notevoli. La cultura di centro stenta a crescere nel centrosinistra. Bisogna costruire all’interno della coalizione una cultura prevalente di governo dei processi. Il bipolarismo di qualità nel nostro paese nascerà nei processi che ci accompagneranno come germinazione all’interno del centrosinistra.

La composizione così varia dell’Unione non rende possibile una posizione da potenziale convergenza a concordia unanime. La Margherita ed i DS si sono poste una sfida dall’orizzonte alto, ipotizzare che il centro cresca muovendosi entrambi nella giusta direzione. Si riuscirà? Teoricamente è possibile se si parte da una motivazione culturale unificante. Si apre una sfida accompagnata da riflessioni di alto profilo. Il tentativo così motivato non può essere liquidato a priori ma in base ai passi che compierà.

1/ 11/ 2005