La Voce del Quartiere
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ITALIA, OCCIDENTE :
Ne discutono: On. Lapo Pistelli Dip. Esteri La Margherita Silvia Ronchey Storica John Lloyd Editorialista Financial Times
On. Francesco Rutelli Coordinatore
Nazionale La Margherita Nel bellissimo palazzo Doria D’Angri,
in Napoli, si è svolto un interessante convegno sulla politica
internazionale e sul ruolo dell’Italia e dell’Occidente nel mondo
globalizzato. Antonio Polito, neo coordinatore cittadino della Margherita
di Napoli, ha moderato ed aperto i lavori ricordando che, già in due
precedenti convegni, svoltisi rispettivamente a Brescia ed a Roma ,
Rutelli ha affrontato temi quali le piccole imprese, i cambiamenti
climatici ed ora a Napoli , la politica internazionale e globale. Convegni
tematici per essere apportatori di contenuti nella costruzione di un
pensiero, di linee direttrici che caratterizzeranno il neo partito
democratico. Il mediterraneo, in questo momento, ha ripreso una sua
centralità ove, però, l’Italia ancora stenta a trovare un proprio posto,
un proprio ruolo. Dopo la fine della barriera Est-Ovest si avverte la
necessità di ricostruire l’idea dell’Occidente .Cos’è Occidente, prosegue
Polito, significa anche spiegarsi che cosa ci facciamo in Afganistan. Per
l’europarlamentare Lapo Pistelli la politica estera ha molto a che fare
con la storia e la geografia . Bisogna considerare l’atlantismo,
l’europeismo e la situazione mediterranea. Una robusta matrice
antiamericana alligna tra estrema sinistra e destra. Essere europeisti
senza il complesso di essere alternativi; mediterranei , avanguardisti ,
bisogna comprendere il mondo quando esso cambia. Dalla caduta del muro di
Berlino, tutto si discute in maniera pragmatica e lo dimostrano il
progetto Galileo, il problema energetico, le modalità di offrire servizi,
si discutono le guerre. L’Europa da mitteleuropea sposta il suo baricentro
più a sud nel mediterraneo. Sono caduti gli ostacoli di essere e produrre
dovunque, vi è un governo economico globale ma non ancora un governo
politico globale che lotti contro il terrorismo, le disuguaglianze,
l’emergenza climatica. Questi pezzi di cultura sono ancora interamente da
costruire. Per la storica Silvia Ronchey si è alquanto disattenti e con la
memoria corta rispetto a quanto accaduto nel passato e solo ricordando e
ben comprendendo il passato si possono trovare le soluzioni a nuovi ruoli
e modi di essere. Infatti, è difficile definire il concetto di occidente
che prescinda dall’oriente. Brodel per "Mediterraneo maggiore" intendeva
l’attuale Pakistan ed Afganistan. La Historia come memoria per cogliere i
disagi che hanno generato gli attuali conflitti. Inoltre, la Ronchey , ha
ricordato come il bisanzio per oltre 11 secoli ha rappresentato un periodo
di fiorenti scambi economici ed interculturali tra occidente ed oriente e
che con la caduta di Costantinopoli, 1453, è cominciato il declino , la
sponda mediterranea perse e smarrì la capacità di mediare tra oriente ed
occidente e viceversa. Per lo scozzese Lloyd l’attuale globalizzazione è
un processo complesso che porta insito lo scontro tra governi europei e
Stati Uniti d’America ed avverte che l’antiamericanismo è peggio di un
delitto è un errore. Le conclusioni, affidate a Rutelli, invitano ad una
riflessione culturale, politica e civile. Negli anni 90 si è andato
affermando , poi sconfessato, la fine della Storia e della geografia;
l’inutilità dei caratteri del territorio è stato clamorosamente smentito
perché la globalizzazione porta in sé la sfida sulle localizzazioni.
Valorizzando la diversità locale ci si integra nel globale. Siamo in piena
evoluzione storica: globalizzazione, fattori ambientali, cambiamento
demografico. Che cosa significa per l’Italia stare in Occidente ripropone
la riscoperta e la valorizzazione della capacità di mediare e dialogare.
L’Italia più di ogni altro, paga, la crisi dell’Europa , oggi. Ed è
importante non perdere di vista due riferimenti essenziali , anche nel XXI
sec, l’essere europeisti ed atlantici. Tina Pollice
11/04/2007
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