La Voce del Quartiere
|
Federalismo dov’è il tavolo ? Il responsabile Mezzogiorno IDV, Marco Esposito,
denuncia che il Mezzogiorno non è quasi mai invitato al tavolo di
discussione sul federalismo fiscale. Con la crisi economica, con una
finanziaria che rosica ulteriormente diritti e servizi, la riforma fiscale
rischia di essere interpretata come un intervento a favore del nord a
discapito di un divario crescente rispetto al sud. Si discute di
federalismo ed il Mezzogiorno a statuto ordinario non è rappresentato al
tavolo. Non ancora tutto, è perso. Bisogna che il Mezzogiorno si svegli e faccia sentire la propria voce alla vigilia dei decreti attuativi. Almeno operare con estrema chiarezza in termini di linguaggio e di informazione. Il Prof. Longobardi, presidente della commissione Copaff, segnalato dal ministro Fitto, spiega che la scarsa rilevanza del Mezzogiorno è stata più volte denunciata e che questa è conseguenza di un problema delle regioni meridionali che sono alquanto deboli all’interno "delle loro istanze istituto-governative" e la Copaff condivide pienamente la denuncia e le preoccupazioni espresse da Esposito. La Commissione Copaff nasce dall’esigenza di
condivisione e trasmissione di dati dal Governo alle Regioni ed enti
locali. La legge 42 impegna il Governo, entro giugno di quest’anno, a
relazionare sui dati. Per Pica bisogna essere pronti agli appuntamenti nella prospettiva di una rigorosa attuazione della legge 42 e per far ciò bisogna rispondere alle incongruenze ed alle stravaganze tipo ICI; bisogna assicurare assistenza e livelli dei servizi, bisogna salvaguardare l’art.117 riguardante i diritti delle persone. Al tavolo per il confronto, per Stornaiuolo, mancano le rappresentanze "programmatiche" dei partiti di opposizione. Amedeo Lepore, Svimez, sostiene che rispetto al disegno di legge bisogna mantenersi molto nel merito avendo la consapevolezza che non è solo merito. Il Mezzogiorno deve cogliere questa opportunità pensando ad un nuovo protagonismo con nuove metodologie e non più vecchie logiche. Fare sistema, rete, aggregazione. Il nuovo meridionalismo deve fare i conti con la realtà del Paese. Si deve guardare alla reciprocità di interessi tra nord e sud. L’isolazionismo non è una risposta nemmeno per il nord perché se è vero che il settentrione, per il PIL è in termini di competitività non lo è, affatto, per crescita e sviluppo. Solo con un nuovo processo di unificazione attraverso obiettivi comuni vi sarà un serio rilancio del Paese. Per Arturo Scotto (SEL) si gioca una partita iniziata da altri. Il federalismo della legge 42 ci vede soccombenti se non si riscrive con equità. Attualmente vi è un calo drastico sia per gli investimenti che per i trasferimenti, non solo, ma siamo lontani e fuori dal dibattito su come uscire dalla crisi. Anche per Maria Fortuna Incostante manca l’idea di un sistema Paese. Se non si continua a vigilare ed a spronare con correzioni vi è il serio rischio di un federalismo d’abbandono e di divenire colonia se non si delineano chiaramente competenze e funzioni. Linda Lanzilotta (Api) afferma che non si deve aver timore di rivendicare una visione unitaria del federalismo. La riforma costituzionale del titolo V della Costituzione nel 2001, nasce dall’esigenza di contrastare la cattiva qualità dell’amministrazione pubblica, combatterne l’inefficienza attraverso la liberalizzazione dei servizi pubblici locali. Il federalismo resta sospeso se il PIL non ricomincia a crescere almeno dell’1% l’anno. Approfittiamo per preparare il Mezzogiorno. L’Onorevole Bellisario, membro della commissione bicamerale federalismo, ha spiegato perché IDV ha votato la legge e la delega. A fronte di un aumentato divario nord-sud si ha la necessità di guardare oltre per un cambiamento innovativo che riguardi la nuova unificazione del nostro Paese. Ranieri, responsabile mezzogiorno PD, in conclusione afferma che il Mezzogiorno accetta la sfida del federalismo se questo è responsabile e se contemplerà seriamente una metodologia perequativa che non penalizzi le prestazioni del sud. 29/05/2010
|