La Voce del Quartiere

Convegno :
 

Europa e cittadini: quale informazione?

di
Tina Pollice

Nel Palazzo dell’Informazione, P/zza Mastai, Roma, venerdì 28 marzo 2008 si è svolto il convegno, organizzato dall’AGE (associazione giornalisti europei) col Segretario Generale dell’AGE Carmelo Occhino in collaborazione con l’Ufficio Informazione per l’Italia diretto dalla Dr.ssa Clara Albani, Europa e cittadini: quale informazione.
Il convegno è stato strutturato in tre sessioni. Tema della prima sessione:

La Comunicazione radiotelevisiva tra percezione e realtà

con interventi della giornalista Tiziana de Simone conduttrice del programma radio "in Europa" di RAI-Radio 1 per la quale non vi è sufficiente informazione sull’Europa; la corrispondente della radiotelevisione portoghese da Strasburgo, Maria Fernanda Gabriel ha posto subito l’attenzione su quanto ci sia ancora molto da lavorare per organizzare una buona comunicazione ed informazione europea rilevando che il limite attuale che condiziona non poco tali sforzi è riconducibile alle resistenze che si incontrano nel voler trattare programmi le cui tematiche sono comuni a tutti gli Stati Membri (quali ad esempio i problemi economici, problemi climatici etc..) prediligendo sovente l’informazione localistica della politica nazionale. A molti sfugge che nel 2009 vi saranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento Europeo. Nell’Unione Europea i sentimenti dell’identità nazionale e quelli dell’identità europea possono coesistere. Bisogna recuperare questo deficit di immagine nella costruzione europea. L’Europa non dovrà più essere percepita , come purtroppo accade, costruita da burocrati europei. Solo lavorando in questa direzione, comunicando ed informando capillarmente , insistendo nella costruzione di una rete che veicola l’operato europeo, possiamo realmente costruire una identità europea. Anche per Michel Theys (Agence Europe, Direttore di Euro Media Service, Bruxelles) vi è ancora molto da lavorare: vi è ignoranza e poca conoscenza del gergo comunitario. L’Europa è ancora terra incognita in molte menti. Per l’europarlamentare Antonio Tajani la politica europea è da intendersi non più come politica estera ma come politica interna e, come tale, occuparsi dell’Europa significa essere coerenti con le scelte effettuate. Tajani ha ritenuto un errore aver richiamato Frattini per candidarlo nuovamente ed opportunisticamente in Italia. Sia come politici che come giornalisti bisogna incidere e continuare con la formazione dei giornalisti. Argomento della seconda sessione Messaggio scritto ed opinione pubblica europea.
Riccardo Brizzi ( Centro Studi Progetto Europeo, Università di Bologna) ha richiamato l’attenzione sul problema della legittimazione dell’opinione pubblica europea. Vi è una questione europea data dalla mobilità. Dopo la caduta del muro di Berlino e degli automatismi che tale separazione comportava l’Europa ha dovuto cercare in se stessa la necessità di comunicare l’Europa. Nel 2004 l’apatia verso l’Europa spinse Barroso a finanziare la comunicazione e l’informazione sull’Europa. Ma l’Europa è un prodotto vendibile? La progressiva scomparsa di temi europei capaci di attrarre l’attenzione dei media è alla radice del deficit di legittimazione europea. Il problema è politico : occorre continuare a garantire un maggior benessere degli Stati Membri con maggior rigore morale con una propria legittimazione storica, militare, politica. La bocciatura della Costituzione Europea, in Francia e nei Paesi Bassi nel 2005, ha rallentato non poco un processo irreversibile ponendo altresì l’accento di come l’informazione sia stata deficitaria. In Italia solo il Sole 24 Ore presenta una sezione europea distinta da una sezione estera. Negli altri Paesi membri i quotidiani, la stampa, hanno una pagina che parla costantemente di Europa. Gli italiani sono all’ultimo posto come coscienza europea ed all’ultimissimo posto come entusiasmo europeista. Ad integrazione di quest’analisi le slades presentate dal sociologo dei media della Isimm Robert Castrucci che illustravano una indagine statistica sulla conoscenza del Parlamento Europeo tra i cittadini degli stati Membri evidenziando che vi è un generale consenso sul ruolo importante che il P.E. sembra occupare e che si vorrebbe rafforzare in futuro. L’impressione generale del P.E. è sostanzialmente positiva ma tale espressione non si traduce in un’immagine chiaramente definita. L’immagine latente si colloca in un contesto centrale che si può definire una sorta di neutralità benevolente nei confronti del Parlamento Europeo. L’economista Athanase Papandropoulos, presidente onorario Association des Journalistes Européens, ha ricordato perché nacque la Comunità Europea. Dopo le 2 guerre mondiali del XIX sec, disastrose, l’Europa aveva sete di pace e necessità di scongiurare una terza guerra mondiale che sarebbe stata atomica. Si partì dall’economia e, già, questo inizio efficace, ma non comprensibile ai più. Oggi i tempi dell’informazione sono cambiati. La televisione con l’ausilio dell’immagine costruisce la frenesia attuale provocando uno choc emozionale. Internet accorcia il ciclo dell’informazione. Oggi più di ieri bisogna incidere sul distinguo comunicazione–informazione formando pedagogicamente tutti, cittadini e giornalisti. Vi è una disciplina civica da costruire in tutti i cittadini europei e per conseguire ciò, è necessaria una forte, vera, mobilitazione intellettuale. Gli Stati Membri e l’Europa devono gestire la crescita dei cittadini europei non più sudditi. E’ questa l’ambizione europea che perseguiamo. Nella sessione conclusiva
Media e cittadinanza europea, che fare?
L’Onorevole Marco Beltrandi della Commissione Parlamentare di Vigilanza della RAI afferma che bisogna agire congiuntamente su tre fronti: 1) deontologia dei giornalisti, 2) affrontare seriamente la questione di una rai tv che svolga bene il servizio di informazione pubblica nel nostro Paese, 3) correggere una politica disattenta e non sincera, bugiarda, verso i cittadini causa di danno alle istituzioni ed a se stessa. Il servizio pubblico italiano non può non fare la sua parte a fronte di 1480 milioni di euro rastrellati solo col canone al quale sono da aggiungere gli introiti derivanti dalla pubblicità. Un servizio pubblico ancora lontano dagli standard qualitativi ad esso richiesto ed ancora troppo imitativo della Tv commerciale. Per Annita Garibaldi Jallet, segretario generale Consiglio Italiano del Movimento Europeo, è importante giungere ad una unità di intenti che non sia solo di immagine e si augura che presto il P. E. riesca ad esprimere un Ministro per gli Esteri che sia espressione di una politica e di una visione della politica estera condivisa. Jack Hanning, direttore del Servizio Stampa del Consiglio d’Europa, ricorda che per uscire dal clima di disincanto e di stanchezza non dobbiamo dimenticare da dove veniamo. L’Unione Europea deve cessare di essere un trattato e divenire un contratto liberamente consentito tra cittadini ed istituzioni europee fondato sulla partecipazione e la costruzione a carattere europeo. Bisogna pedagogicamente educare bambini, giovani, adulti alla partecipazione ed alla costruzione del progetto europeo attraverso una leadership politica unitaria, un Parlamento Europeo rafforzato ed una corretta informazione che ha un ruolo fondamentale ed importante in questo processo. Nei ringraziamenti conclusivi a quanti hanno pubblicamente dibattuto quale informazione per i cittadini europei la Dottoressa Clara Albani, Direttrice Ufficio Informazione per l’Italia del P.E., ha efficacemente sintetizzato che bisogna lavorare tutti insieme, giornalisti, politici, parlamentari ed ognuno di essi non dovrà, né potrà sottrarsi ad un comportamento deontologicamente corretto e responsabile.

31/03/ 2008