la Voce del Quartiere
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Economia e Politica Il 10 dicembre a Roma, al Centro Congressi Cavour, è stato presentato un nuovo giornale telematico consultabile all’indirizzo www.economiaepolitica.it di Riccardo Realfonzo coordinatore, Emiliano Brancaccio consulente editoriale, il sociologo Luciano Gallino e gli economisti Pierangelo Garegnani ed Augusto Graziani componenti del consiglio scientifico. La redazione è composta da : Bruno Bosco, Luigi Cavallaro, Sergio Cesaratto, Roberto Ciccone, Guglielmo Forges Davanzati, Francesco Garibaldo, Sergio Marotta, Rosario Catalano, Massimo Roccella, Roberto Romano, Antonella Stirati. Un folto gruppo di economisti neokeynesiani di sinistra in contrapposizione a "la voce.info" di Tito Boeri, Gavazzi e Pietro Ichino economisti neo liberisti. Una sfida politico culturale. La nuova rivista si propone di essere una voce autorevole ed indipendente in grado di spiegare e diffondere con un linguaggio chiaro ed accessibile ai più perché le privatizzazioni, le deregolamentazioni del mercato del lavoro e dei mercati finanziari, le politiche di bilancio e le politiche monetarie restrittive, i tagli allo stato sociale hanno quasi sempre ridotto il benessere collettivo ed aumentato gli squilibri economici, intendendo fornire ed elaborare proposte di politica economica e sociale alternative rispetto alle ricette neoliberiste proposte sia dall’attuale ministro dell’economia Tremonti che dal suo precedente Padoa Schioppa. L’editoriale del primo numero avanza proposte precise perché "i ricchi paghino la loro crisi" partendo da una riforma fiscale in senso redistributivo e progressivo abbandonando le politiche restrittive sul debito pubblico. Secondo Realfonzo, professore all’università del Sannio e promotore nel 2006 dell’appello degli economisti contro le politiche di bilancio restrittive, bisognerebbe smetterla di concentrarsi sul fallimento del debito pubblico ed interrogarsi sul fallimento delle politiche filo confindustriali di questi anni. Se L’Italia non investirà massicciamente nell’ammodernamento delle infrastrutture produttive ed in un piano organico di politica industriale è possibile che sì la nostra economia attraversi una fase di dissesto dei conti ma che dopo la crisi si troverà comunque relegata tra le estreme periferie d’Europa. Tina Pollice 12/12/2008 |