la Voce del Quartiere

Convegno su Crack Finanziario Globale

Al Teatro Tintadirosso , sito in Palazzo Marigliano a Napoli, si è discusso del "Crack finanziario globale: la crisi del pensiero unico", con l’intervento di Emiliano Brancaccio professore di Macroeconomia e di Economia del lavoro presso la Facoltà di Scienze Economiche ed Aziendali dell’Università del Sannio, organizzato dalle Assise della città di Napoli e del Mezzogiorno d’Italia.
Il Professore Brancaccio direttamente entra nel cuore del tema ponendo la domanda: chi pagherà la crisi globale. Per provare a rispondere racconta una storia vera, realmente accaduta. Protagonista un anonimo operatore finanziario che dalle Bahamas chiama, telefona per metter su un’operazione finanziaria. E’ uno speculatore della finanza mondiale appartenente al gruppo degli attuali padroni dell’universo. Di controparte vi è una giovane donna , età 35 anni, insegnante precaria con un figlio e mutuo prima casa, Laura. Ebbene l’anonimo operatore finanziario si fa prestare soldi e titoli da una banca dando luogo ad un’operazione ribassista nel gergo denominata "orso" perché specula al ribasso scommettendo sulla crisi di sfiducia che colpisce i titoli italiani determinandone una caduta libera in picchiata. L’operatore non attende la scadenza dei titoli pubblici comprati dalla banca compiacente e li rivende all’attuale prezzo di mercato attendendo che la crisi di sfiducia si propaghi ed il prezzo crolli. Non appena il meccanismo è stato innescato, ricompra i titoli, restituisce il prestito alla banca pagandone un dazio e ricavandone un guadagno netto milionario di tutto rispetto. Ad esempio su di un milione di euro presi in prestito e comprando titoli equivalenti all’importo, l’operatore vende a 100 compra a 90 restituisce il prestito ed il dazio alla banca all’incirca 2.000.000 di euro intasca 8.000.000 milioni di euro netti. L’intera operazione dura 7 minuti. Nel frattempo alla giovane insegnante, Laura, precaria e speranzosa di poter finalmente concretizzare un contratto lavorativo a tempo indeterminato, viene comunicato che per colpa della crisi del bilancio pubblico si taglia sulla scuola e Laura rimasta fuori da tutto vede infranta e naufragata l’illusione di potersi avvicinare alla tanto perseguita serenità e tranquillità progettuale. Perché bilancio pubblico ridotto? Perché è sembrata la soluzione più ovvia e semplice per arginare una crisi organizzata in concerto dal momento che ha determinato uno spaventoso aumento dei tassi di interessi procurando rendimenti più che raddoppiati. Lo Stato potrebbe, in alternativa seria, porre vincoli e divieti ma non lo fa e non lo farà. La crisi vista come grande occasione per aprire una nuova stagione di privatizzazioni portando avanti un attacco insidioso al cuore dello Stato. E’ una storia già vissuta nel ’92 ed è di nuovo la stessa ricetta che si vuole propinare. Secondo il Financial Times i titoli dei paesi Portogallo, Italia, Grecia e Spagna sono da vendere e da buttare perché dall’acronimo P.I.G.S paesi di maiali , poco affidabili. L’interpretazione di tipo soggettivo della crisi, vale a dire lo stallo nei meccanismi di fiducia necessari al corretto funzionamento del mercato finanziario toglie liquidità al mercato. Questa interpretazione contraddistingue il pensiero unico caposaldo della politica economica dominante e che troviamo sistematicamente espressa in tutti gli editoriali economici e non. Non a caso, secondo questa tesi, se si ristabilisce fiducia il sistema funziona come e meglio di prima. Si evince da quanto espresso che siamo di fronte ad un mercato finanziario di natura oligopolica. All’interpretazione soggettivistica individuale della crisi va contrapposta una interpretazione oggettiva e materiale della crisi. Un dato evidente statisticamente rilevante nel pensiero unico è la colossale forbice formatasi tra profitti e salari, abbiamo un mondo di bassi salari diretti ed indiretti (questi ultimi erogati tramite welfare). Le quote di salario indiretti del prodotto totale sono crollati in tutti i Paesi OCSE e non, risultato di pesanti politiche di deregolamentazione del mercato finanziario che hanno consentito la massima libertà del capitale, l’arbitrio contrattuale dei datori di lavoro sui lavoratori. Non a caso l’indice di protezione dei lavoratori l’E.P.L. in Italia è in caduta libera: in Europa siamo al primo posto come flessibilizzazione ed al secondo posto a livello mondiale. Il mondo prodotto dalle deregolamentazioni è un mondo globale di altissima circolazione di capitali e di lavoratori che rende il "profitto" una variabile indipendente. Il salario è divenuto nel frattempo una variabile residuale. Sul residuale si scatena la guerra tra lavoratori: pubblici e privati, nordisti e sudisti, uomini e donne tutti contro tutti. Conseguenza dei bassi salari è una bassa spesa interna in ogni singolo Paese i quali, questi ultimi cercano uno sbocco all’esterno in altri paesi vedi India e Cina.
Ci troviamo ad essere in un mondo con bassi salari e spaventose eccedenze produttive. Il limite di questo capitalismo ed è molto forte la tentazione di chiudersi in un protezionismo, la via più facile, quasi istintiva ma la più sbagliata perché bisognerebbe coordinare una soluzione tra tutti i Paesi in crisi espandendo e rilanciando la spesa interna in contemporanea. Ma, ahinoi, tutto questo non è presente nemmeno lontanamente nell’attuale orizzonte. Sulla nostra pelle assistiamo ad una partita a scacchi globale, ad un risiko globale. Altra osservazione, il tasso Euribor ( tasso interbancario esercitato dalle stesse banche quando si prestano liquidità tra loro) , in Italia da molto tempo è alto rispetto al tasso della B.C.E. (banca centrale europea) e questo perché è in atto il meccanismo preda predatore vale a dire vi è crisi=realizzo=centralizzazione autocratica del capitale. Chi manca all’appello in questo risiko globale? Sul piano politico manca il lavoro ed i lavoratori sono le vittime immolate. Si schiaccia il lavoro. In assenza di un coordinamento unitario serio e concreto, l’assenza di lavoro è l’unico dato prepotentemente imposto. Le soluzioni, le vie alternative messe in campo sembrano andare nel protezionismo di stampo neofascista. Che cosa bisognerebbe proporre e fare? Bisognerebbe mettere in atto una operazione speculare a quanto sinora subito. Si arrestino i capitali, il costo della crisi ricada sui capitali. Bisognerebbe imbrigliare i capitali in regole certe così come accadde nel 1929 nella grande crisi economica americana. Bisogna ripristinare il controllo dei capitali. Ogni crisi rappresenta una emergenza che sapranno sfruttare i Paesi che risulteranno meglio organizzati ed attrezzati. La ribalta della crisi verrà presa da chi saprà intercettare i "nuovi lazzaroni". Ma chi sono i nuovi lazzaroni? Il milione di lavoratori subordinati, precari non tutelati, coloro con bassi salari, i cassintegrati ai quali è sottratta la mobilità per l’assenza di lavoro. Chiunque può passare e prendere consenso. Ed è a questo punto che il problema da economico diventa politico e la politica, oggi, in Italia deve smettere di essere autoreferenziale ed affrontare seriamente il problema dell’identità di una collettività alla quale ognuno è chiamato a fare nel migliore dei modi la propria parte.

Tina Pollice

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15/12/2008