La Voce del Quartiere

 

I miracoli del 1799
S. Gennaro e la rivoluzione
Dii

Paolo Morelli

 

Meno male che a Napoli, assediata da tanta precarietà, resta sempre il baluardo della tradizione, del folclore e delle devozione! E Lui, San Gennaro, da secoli costituisce un saldo punto di riferimento per il popolo e per i fedeli, anche se, a dire il vero, in passato non sempre è stato compreso appieno lo “stato d'animo” ed il “parere” del Santo. Sì, perché tempo addietro la partecipazione del Santo alla           vita della città andava ben oltre il “solito” miracolo semestrale. Anzi, capitava talvolta che Santo si prodigasse in consigli e pareri gratuiti (esternazioni celesti?): al cospetto di taluni personaggi e visitatori illustri, infatti il venerato Sangue si scioglieva e rosseggiava all'istante, in segno di gradimento. Non sempre quelle “esternazioni” furono comprese e non sempre furono comprensibili.

Nel gennaio del 1799 a Napoli c'era un gran bailamme (tanto per cambiare); scaramucce, aggressioni e sparatorie costrinsero gran parte della popolazione a chiudersi in casa, mentre per le strade imperversavano bande di “lazzaroni”. La confusione era dovuta alla presenza dell'esercito francese (i giacobini, rivoluzionari e repubblicani) alle porte della città. Nella capitale, poi, i patrioti filo-francesi si davano da fare per favorire l’ingresso delle truppe del generale Championnet il re e le autorità, naturalmente, erano fuggiti, Napoli viveva una delle sue grandi tragedie. Che fare? Ecco l’intervento di S. Gennaro. Il cardinale organizzò una bellissima processione notturna con fiaccole e candele,per portare in giro la statua e le ampolle del Sangue del Patrono. In poche ore, cominciarono a saccheggiare inni sacri e preghiere, mentre il suggestivo corteo procedeva lento e solenne per i vicoli. San Gennaro aveva prodotto l'effetto desiderato, tutti tirarono un sospiro di sollievo, tranne i fedeli del Borbone che si precipitarono nel bel mezzo dell'atmosfera pia e serena per approfittarne. Il principe di Moliterno cominciò ad arringare il popolo e giurò sul Sangue del Santo che avrebbe difeso fino alla morte la città dall'invasore francese. I “lazzari” si guardarono per un attimo interdetti e poi giurarono anch'essi sul Sangue venerato: “a morte li francise! a morte li giacubine!”. Nacque un nuovo tranibusto, ma questa volta era più ordinato e le idee erano più chiare: i nemici erano quelli che stavano fuori, i francesi, e in città erano tutti amici tranne qualche repubblicano rivoluzionario. Gli scontri divennero subito feroci e disperati; gli stessi francesi si resero conto che quelle bande di straccioni combattevano con un eroismo insospettabile e determinato. Porta Capuana ed il Largo delle Pigne (piazza Cavour) furono teatro di una vera e propria carneficina; non c'era nulla da fare. Questi napoletani si facevano fare a pezzi ma non mollavano.

Allora il generale Championnet corse personalmente al Largo delle Pigne e cominciò a parlare ai nemici: “era inutile continuare”.

 

20 marzo 2002