La Voce del Quartiere

SCOMPARE IL SEGRETO SUI CONTI BANCARI E POSTALI
 

di
Paolo Morelli
 

Con una circolare dell’Agenzia delle Entrate è divenuto operativo il decreto Visco-Bersani tendente alla lotta all’evasione fiscale. Viene, di fatto, annullato il segreto sulle operazioni finanziarie essendo prevista la possibilità di richiedere, da parte dell’amministrazione, informazioni incrociate da banche, poste e intermediari finanziari, permettendo un controllo totale delle operazioni mediante la monitorizzazione di ogni singolo movimento finanziario. I punti salienti si possono così riassumere:

codice fiscale: bisogna evidenziare sempre il codice fiscale da parte di ogni operatore finanziario, anche in casi di rapporti non ancora formalizzati.

monitorizzazione operazioni: l’amministrazione finanziaria potrà richiedere informazioni dal versamento del singolo assegno all’accensione di un mutuo, dalla chiusura di un conto corrente alla richiesta di affitto di cassetta di sicurezza.

anagrafe dei conti: tutti i rapporti tra intermediari finanziari e contribuenti saranno memorizzati da un’apposita sezione dell’anagrafe tributaria.

tracciabilità dei compensi: per permettere la monitorizzazione delle operazione finanziarie, tutte le transazioni superiori ad un importo di cento euro devono essere effettuate attraverso conto corrente.

privacy e informazioni on-line: lo scambio dei dati interverrà per via telematica, garantendo, in ogni caso, la privacy grazie all’adozione di messaggi crittografati e alla certificazione delle e-mail.

La lotta all’evasione fiscale, sempre invocata, trova uno strumento opportuno per fare emergere il sommerso dei lavoratori autonomi. Ma la politica economica di chi ci governa deve tenere conto che l’Italia si basa sulla produzione di piccole e medie imprese che, soprattutto oggi, lottano disperatamente per combattere la crisi interna e la concorrenza estera, soprattutto quella cinese e dei paesi dell’est. Scoraggiare gli investimenti, causare la chiusura di piccole fabbriche porterà disoccupazione e miseria, allargando, inoltre, sempre di più il divario tra le Regioni più ricche e quelle più povere del nostro Paese. C’è poi da domandarsi se la chiusura di una piccola fabbrica produce maggiori effetti negativi al suo titolare, che, in genere, è strutturato per fronteggiare evenienze negative, anche quella di rigenerarsi in campo lavorativo, o ai dipendenti di quella ditta, che, presumibilmente, andranno, senza alternativa, ad accrescere le fila dei disoccupati. Se poi vogliamo seriamente parlare di equità contributiva, bisogna prevedere strumenti che contrastino l’evasione fiscale dei tantissimi lavoratori dipendenti, soprattutto gli statali, che hanno doppia attività o che, in ogni caso, arrotondano le loro entrate con tutta una serie di piccoli lavori. Studi approfonditi hanno dimostrato che il grosso dell’evasione fiscale, stranamente, deriva proprio da quest’ultimo fenomeno. Purtroppo, anche se anacronistico, la politica del Belpaese viene ancora oggi caratterizzata dalla presenza, in tutt’e due i maggiori schieramenti, di partiti a carattere fortemente ideologico, i cui orientamenti spesso sono in contrasto con la nostra appartenenza alla famiglia occidentale del mondo. Il che non significa ripudio di giustizia sociale, ma solo di sostenere, in modo concreto, che in un paese dove l’economia è florida, tutti i cittadini, anche se in proporzioni diverse, ne beneficiano.

 

Napoli, 23 ottobre 2006