La Voce del Quartiere
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Tutti per l’inno di Nicola Zanfardino Ricorre quest’anno il 150° anniversario dell’unità d’Italia, un evento la cui portata è ampiamente sottolineata da giornali e televisioni, con diverse iniziative mirate a ricordare sprazzi più o meno lunghi della storia di questo secolo e mezzo del nostro paese. Una storia della quale con alterne vicende ha fatto parte anche l’Inno di Mameli. I più giovani lo considerano semplicemente come una sorta di colonna sonora degli eventi sportivi, abituati come sono ad ascoltarlo prima di una partita di calcio o dopo una vittoria della Ferrari o di Valentino Rossi, eppure l’inno nazionale ha una lunga storia fatta di momenti belli e brutti, di sostenitori e detrattori, di cadute e risalite. Ma andiamo per ordine. L’inno d’Italia risale al 1847, 14 anni prima dell’Unità d’Italia, affermandosi inizialmente come canto del popolo e come inno di coloro che lottavamo per l’Unità, Garibaldini compresi. Il suo autore è Goffredo Mameli, un poeta e patriota che però ne ha scritto solo le parole. E qui serve un primo chiarimento: l’inno di Mameli ha ben 5 strofe ed il suo testo è in gran parte sconosciuto, visto che per prassi se ne cantano solo le prime due. A musicarlo, poi, fu Michele Novaro, musicista che molti nemmeno conoscono. Lo fece utilizzando un cembalo. Le storie di Mameli e Novaro sono assai diverse tra loro. Mameli morì, nemmeno trentenne, per una ferita da arma da fuoco, Novaro morì piuttosto anziano, ma molto povero e pressochèm sconosciuto. L’uso dell’inno ha avuto fasi alterne, fino alla nascita della Repubblica, quando viene scelto come inno nazionale "provvisorio", una provvisorietà che è rimasta tale per molti decenni a seguire. Non sono mancate, poi, nel corso degli anni proposte di cambiare l’inno. Magari col Va pensiero (tra i concorrenti più gettonati) che, però, al contrario di quanto si possa pensare è un canto di dolore e di sconfitta. Ma l’inno ce l’ha sempre fatta, superando indenne ogni polemica ed è per questo che oggi ha tutto il titolo per essere considerato tra i grandi protagonisti di questi 150 anni di storia italiana. 23/01/2011 |