La Voce del Quartiere

Piove, governo ladro!

di

Nicola Zanfardino
 

Qual è la principale preoccupazione degli italiani in questo periodo? La crisi economica? No, per niente. Il probabile spostamento dell’età pensionabile? Nemmeno a pensarci. E allora, cosa? Le sorti dell’Italia ai mondiali? Il disfacimento totale della politica? Nulla di tutto questo. Se c’è una cosa che in questi giorni inquieta gli italiani è la condizione metereologica del nostro paese. Ebbene sì, è questo il risultato di un veloce, e per nulla scientifico sondaggio che ho fatto io, in prima persona, prendendo come campione amici, familiari e contatti di facebook. Senza che loro lo sapessero, ovviamente. Non ce n’è stato uno (uno soltanto) che nell’arco degli ultimi due o tre giorni non abbia fatto riferimento, almeno una volta, alle strane e imprevedibili condizioni climatiche di quest’anno. E così, frasi comuni e stereotipate, del tipo: "non ci sono più le mezze stagioni", da sempre predilette dai più anziani, nell’arco delle ultime 72 ore, sono passate di bocca in bocca con un ritmo e una frequenza tale da fare invidia ai ritornelli delle hit musicali del momento. D’altra parte quello delle condizioni del tempo è un elemento storicamente prioritario nelle comunicazioni sociali. Da sempre. Ricordo con divertimento, per esempio, quando da bambino, in vacanza con i miei, ogni sera mi ritrovavo davanti ad una cabina telefonica per telefonare alle nonne. Mezz’ora di fila (se ti andava bene) per rivolgere (e sentirsi rivolgere) ogni sera la stessa fatidica

 domanda: "e lì il tempo com’è?"
I discorsi sul tempo, insomma, sono da sempre il più astuto stratagemma per uscire da situazioni imbarazzanti, quando la prassi sociale ti impone di dire qualcosa, ma a te, proprio non viene in mente nulla. Fin qui nulla di nuovo, penserete. E concordo con voi. Ma c’è di più. Il dibattito sul meteo, specie negli ultimi tempi, è diventato una vera e propria esigenza sociale. Ed è qui che torna in ballo il mio sgangherato, eppure efficace, sondaggio. Chi, come me, è iscritto a Facebook e controlla assiduamente la propria bacheca, non può non aver notato che quasi tutti gli affiliati al "faccia-libro", bene o male, hanno detto la loro, sul "clamoroso" e "inatteso" ritorno della pioggia e del freddo. E senza che nessuno glielo abbia chiesto, sia chiaro. Senza che si fossero trovati nella condizione di dover dire per forza qualcosa. L’hanno detto basta. Perché gli andava, perché gli faceva piacere. E la crisi economica? Lo spostamento dell’età pensionabile? Il disfacimento della politica? Non ne parla nessuno? Beh, in effetti, a pensarci bene, se tutti preferiscono parlare del meteo, forse un motivo c’è. Le condizioni del tempo, a differenza di tante altre cose, possono cambiare in qualsiasi momento. E non c’è temporale che chiuda le porte ad un repentino ritorno del sole. Mica come tutte quelle cose che non cambiano mai. Mica come l’economia o la politica. Insomma, a dirla tutta, il meteo non è solo un discorso come tanti altri. Il meteo è un vero e proprio modello sociale. E chi ne parla, forse, inconsapevolmente, spera che anche la classe politica ne possa prendere esempio. Prima o poi. Piove, governo ladro! Adesso l’ho capita.

 

17/05/2010