La Voce del Quartiere
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Le pagelle di inizio campionato di Nicola Zanfardino
Il campionato si concede una meritata pausa, per dare spazio alle Nazionali e le squadre di club ne approfittano per tirare i primi (provvisori) bilanci. Quale occasione più ghiotta, dunque, per dare i voti ai giocatori del Napoli, impegnati finora?
Morgan De Sanctis: 7.5 Dire che, tra i pali, è una sicurezza, ormai, è scontato. Dire che non sbaglia un colpo è riduttivo. Il pirata Morgan è un pilastro insostituibile di questo Napoli, un punto di riferimento costante per l’intera difesa. Senza dimenticare che da tre anni ha una continuità di rendimento senza eguali, nei pari ruolo in Italia. Riconquistare la Nazionale è il minimo che potesse accadere ad un portiere, per il quale, la carta d’identità (34 anni già compiuti) è solo una statistica buona per gli album di figurine. Sigillo di garanzia. Paolo Cannavaro: 7+ Lui, a differenza di De Sanctis, la convocazione in Nazionale non è ancora riuscito a metterla in tasca, a testimonianza del fatto che avere un cognome pesante non sempre è un vantaggio, ma, anzi, dà adito a strani e inopportuni preconcetti. Eppure, checché ne pensi di Prandelli, il "piccolo" Cannavaro ha raggiunto una maturità tattica (e psicologica, aggiungerei) davvero importante. Dirige la difesa con sicurezza e vigoria, non perde mai la marcatura degli attaccanti, rilancia l’azione e va a svettare in area di rigore avversaria sui calci d’angolo a favore. In una parola: capitano. Hugo Campagnaro: 8 Quando tre stagioni fa arrivò da Genova (sponda Samp) si disse che era un buon giocatore, ma un po’ troppo discontinuo a causa dei troppi infortuni. Giudizio evidentemente affrettato a giudicare dal suo rendimento a Napoli. Possanza fisica, tecnica, ottimo tempismo negli anticipi e nelle ripartenze, buona capacità negli inserimenti senza palla. Da quest’anno poi, memore dei suoi trascorsi da attaccante, si è pure messo a segnare, lasciandosi alle spalle il brutto colpo subito in estate, quando in un incidente in Argentina (con lui alla guida) ha perso la vita il suo migliore amico. Granito puro. Salvatore Aronica: 7 Difensori mancini che vanno, difensori mancini che vengono, ma lui è sempre qua. E un po’ per caso (vedi infortunio Britos), un po’ per bravura gioca pure sempre da titolare. Uomo di fiducia di Mazzarri dai tempi della Reggina, jolly tattico, in grado di giocare in più ruoli, in passato più volte è stato bistrattato da giornalisti e tifosi, ma oggi appare evidente a tutti (o quasi) che Totò vale molto di più di quanto la sua carriera di provincia e di bassa classifica abbia realmente fatto intuire. E a 33 anni suonati non è mica una soddisfazione da poco. Bell’anatroccolo. Ignacio Fideleff: 5 Il primo tempo contro il Chievo aveva fatto intravedere un discreto giocatore, con prestanza fisica e tempismo. Fino a quel maldestro rilancio che ha propiziato il vantaggio dei clivensi. Mazzarri ha provato a recuperarlo già nella partita successiva, schierandolo titolare contro la Fiorentina, ma evidentemente non è bastato, visto che ci stava ricascando, con un folle rinvio di testa trasformatosi in assist per gli avversari. L’applauso con il quale il San Paolo lo saluta, dopo che Mazzarri lo ha sostituito, nella partita contro i viola, è da memorie del calcio. Uno stimolo a non mollare che migliore non si potrebbe. Il ragazzo probabilmente "si farà" (ha solo 21 anni) ma servirà tempo e tempra. E tutta l’esperienza e la grinta di Mazzarri. Bocciolo. Federico Fernandez: 5+ Come Fideleff non ha impressionato favorevolmente contro il Chievo. Non ha fatto i gravi errori del suo connazionale, certo, ma c’è da dire che da lui (a Napoli dal primo giorno di ritiro e quindi perfettamente integrato nella squadra e nei suoi schemi) ci si aspettava qualcosina in più. Specie dopo un’intera estate in cui si è detto che proprio lui, potesse insidiare il posto da titolare di Campagnaro. Ancora una volta, per fortuna, in soccorso del fascinoso Federico arriva l’anagrafe: i suoi 21 anni e la certezza che il tempo sa essere un galantuomo ci fanno ben sperare sulla sua crescita tecnica e tattica. Cigno nero. Christian Maggio: 8 Tra i migliori, se non il migliore, di questo Napoli d’inizio stagione. Una spina nel fianco costante e pungente sulla corsia di destra. Un affaticamento muscolare l’ha tenuto fuori due partite, ma in tutte le altre ha offerte prestazioni superlative, al limite dell’inverosimile, mettendoci corsa, tecnica e tattica, difendendo e ripartendo, segnando e facendo assist. E non è certo un caso se pure Prandelli, che per diversi mesi, nella passata stagione, l’aveva snobbato, adesso non può fare a meno di lui. In un’intervista, ieri, ha detto che gli piacerebbe chiudere la carriera a Napoli e se continua a giocare così, non sarà certo un grosso sacrificio accontentarlo. Spada nel cuore. Andrea Dossena: 6.5 Se come opposto di fascia hai un certo Christian Maggio, per forza di cose, rischi di sfigurare un poco. Eppure anche Dossena, sta dicendo la sua in questo inizio di campionato. Soprattutto da quando Mazzarri ha capito che lui ha bisogno di tirare il fiato un po’ più spesso di altri (e qui gli viene in soccorso Zuniga, vedi dopo). Meno bravo di Maggio negli inserimenti senza palla in area di rigore, ma di certo più preciso nei cross e nelle aperture, quando è al top della forma sa offrire anche corsa e copertura difensiva. Un elemento rodato e garantito nel motore azzurro. Pistone viaggiatore. Camillo Zuniga: 7+ È il vero lusso della panchina del Napoli. Per quanto di panchinaro si possa parlare visto che, per un motivo o per l’altro, ha timbrato il cartellino in quasi tutte le partite giocate fin ora. Più volte è stato tra i migliori in campo e la sua capacità di saltare l’uomo è un’arma ad effetto alla quale Mazzarri si affida sempre più spesso e sempre più volentieri. Il recupero difensivo in acrobazia contro il Milan, poi – con tanto di elogio pubblico di De Laurentiis – aumenta ancora di più il peso specifico di Zuniga in questa squadra. Peccato solo per qualche goal di troppo sciupato sotto porta. Riserva protetta. Gokhan Inler: 7 Probabilmente non ha ancora dato il massimo e ha bisogno di un po’ di tempo ancora per integrarsi al meglio negli schemi di Mazzarri. Ma è a pieno titolo un top player e la sua presenza in mezzo al campo ha cambiato ritmo e passo a tutta la squadra. Col suo piedino calibrato apre il gioco a destra e a manca e non si tira certo indietro quando c’è da rincorrere un avversario: spezza e ricuce, taglia e costruisce. E quando può, prova pure il tiro dalla distanza. Non è un caso, evidentemente, se chi gioca al suo fianco (vedi Gargano) sembra avere una marcia in più. Per la serie: se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Merce rara. Walter Gargano: 7.5 D’accordo che giocare al fianco di Inler e più facile che farlo al fianco di Pazienza (con tutto il rispetto per l’ex metronomo azzurro), ma la qualità – e la quantità! - delle prestazioni dell’uragano uruguaiano non si può spiegare semplicemente così. Dopo una stagione di alti e bassi deve essergli scattato qualcosa in testa: ha deciso di accettare la concorrenza e di puntare tutto sulle sue doti migliori (corsa a tutto campo, tempismo negli anticipi, forza nei contrasti), lasciando ad altri le velleità da regista. Qualche volta, è vero, si lascia andare al lancio lungo, magari senza troppo successo, ma stavolta il pubblico lo applaude comunque. Insomma, un giocatore risorto. Lazzaro (felice) Blerim Dzemaili: 6+ Ancora troppo poco per capire veramente di che pasta è fatto. È partito benino, poi si è infortunato. La sua utilità nell’organico non si discute, così come la sua duttilità tattica (Mazzarri l’ha schierato pure al posto di Lavezzi, da trequartista, contro il Manchester City), ma resta da capire se siamo di fronte ad un gregario o ad un giocatore davvero importante. Il costo del suo cartellino, nove milioni di euro, fa esigere, per forza di cosa, la massima resa. È un po’ come quando ti trovi di fronte al bancone di un salumiere: dai formaggi più costosi e pregiati, ti aspetti sempre qual qualcosina in più. Gruviera (con qualche buco di troppo) Marek Hamsik: 7+ In estate, ad un certo punto, è sembrato davvero che De Laurentiis potesse cedere alle offerte del Milan, disposto a tutto per portarlo in rossonero, poi per fortuna non se ne è fatto niente. Mazzarri ha sempre considerato Marek un elemento fondamentale per le dinamiche di gioco del suo Napoli e pure quest’anno non sembra poterne fare a meno. Hamsik aiuta il centrocampo e sostiene l’attacco, si allarga sulle fasce e si inserisce al centro, sa muoversi con e senza la palla al piede. E poi fa tanti goal. Le tre segnature già all’attivo quest’anno (tra campionato e Champions) ne fanno un perla pregiata, nel collier dell’attacco azzurro. Oro di Napoli. Ezequiel Lavezzi: 8 Dei tre in attacco è quello che ha avuto il voto più alto e forse non tutti saranno d’accordo con me. Lavezzi segna poco, è vero. Troppo poco per un attaccante del suo calibro. Ma è evidente che quando lui non c’è, tutta la squadra ne risente. Molto più di quando mancano gli altri due. Se poi consideriamo ogni assist che fa, perlomeno come un mezzo goal, allora i conti tornano, anche da questo punto di vista. Esemplare lo stoicismo col quale ha giocato le ultime due partite di campionato, nonostante un calcagno dolorante. Rambo di tuono. Edinson Cavani: 7.5 A voler essere onesti, dobbiamo ammettere che Cavani non ha ancora raggiunto lo stato di forma (e di grazia) di gran parte dello scorso campionato. Tuttavia, se pure quando non è al massimo, segna e incide così tanto, allora ci sono tutti i crismi per definirlo un campionissimo. Un attaccante tra i migliori al mondo, che al senso del goal, alla tecnica e alle doti fisiche, aggiunge anche un invidiabile senso del sacrificio, che ne fa un elemento fondamentale non solo nella fase attiva, ma anche in quella passiva del gioco del Napoli. Flagello di Dio Goran Pandev: 5.5 Da lui ci si aspetta molto di più di quanto ha fatto vedere finora. A lui squadra e tifosi chiedono esperienza e qualità. E soprattutto qualche goal, requisito minimo, che un attaccante, con la sua carriera alle spalle, non può non portare in dote. Finora, lo scarso stato di forma ne ha pregiudicato pesantemente le prestazioni e quando è sceso in campo non ha praticamente mai inciso. Lo stiramento rimediato contro l’Inter, poi (due settimane di stop) allontana ancora di più i tempi buoni per vederlo al top, ma il campionato è lungo e le partite da giocare sono tante: Pandev avrà certamente le sue opportunità per rifarsi e per mostrare tutti i suoi colpi. Macedonia (con poca frutta) Alberto Santana: 6- La tecnica c’è, la corsa pure. E c’è pure il tiro e l’ultimo passaggio. Ma nonostante i buoni fondamentali, l’argentino ex-Fiorentina, ancora non è riuscito a fare la differenza. Lo spartito che Mazzarri gli ha messo in mano è sicuramente diverso da quello che lui, ala pura vecchia maniera, è abituato a "suonare" e per questo merita un po’ di tempo in più. Quando - e se - sarà al top, potrà diventare una valida alternativa ad Hamsik e Lavezzi, oltre che una soluzione estrema per finali di partite da recuperare. E allora sì che metterà tutti d’accordo. Intanto però, non raggiunge la sufficienza. Si (be)molle. Giuseppe Mascara: 6+ Con l’arrivo di Santana e Pandev lo spazio a sua disposizione si è drasticamente ridotto, ma il buon Beppe è uomo di gavetta, abituato a sgomitare per farsi posto. Nel finale dello scorso campionato, quando gli toccò sostituire, a turno, qualcuno dei tre tenori, dimostrò di poter dire la sua anche in una squadra lontana dai bassifondi della classifica e in quest’inizio di stagione è sembrato il più in palla dei tre attaccanti in panca. E poi è uno che nello spogliatoio ci sa stare bene, perché infonde grinta ed entusiasmo. Insomma, uno di cui potersi fidare. E Mazzarri l’ha capito bene. Usato garantito Christian Chavez: S.V. Pochi minuti contro l’Inter e un tunnel a Lucio sono troppo poco per dare un voto all’ennesima scommessa argentina di De Laurentiis e Bigon. In lui crede molto Lavezzi e come referenza iniziale non è certo male, ma per Chavez non sarà facile trovare spazio in questo Napoli, infarcito di buoni attaccanti. Nessuno lo può giudicare. Walter Mazzarri: 7.5 La vertiginosa crescita del Napoli nelle ultime tre stagioni porta in calce la sua firma (ovviamente al fianco di quella di De Laurentiis). Al Napoli Mazzari ha dato gioco e convinzione nei propri mezzi. E il coraggio di non mollare mai, fino all’ultimo secondo utile. Alla fine dello scorso campionato pareva volesse andare via e dopo che il presidente lo ha riconfermato, qualcuno ha detto che Mazzarri era demotivato e che non era l’uomo giusto a guidare il Napoli per questa stagione. E invece il tecnico di San Vincenzo ancora una volta ha zittito tutti, portando il Napoli a vincere e convincere. In Italia e in Europa. Una sola nota dolente in questa primo scorcio di stagione: la partita contro il Chievo, con quel radicale turn-over (7 titolari fuori) che gli è costato la sconfitta. Lui è convinto, ancora oggi, di aver fatto la scelta giusta e che quel turno di riposo concesso ai titolari abbia giovato alle loro prestazioni successive. E considerando le vittorie contro Villareal e contro l’Inter, forse non ha avuto tutto i torti. Luci a San Siro (e non solo)
06/10/2011 |