La Voce del Quartiere

La televisione che verrà

di

Nicola Zanfardino

Dal primo dicembre anche in gran parte della Campania c’è stato lo "switch off" dalla televisione analogica al tanto discusso digitale terrestre. Una rivoluzione epocale, rispetto alla quale tanto è stato detto, ma spesso, troppo spesso, senza la necessaria chiarezza. Proviamo a fare un po’ di ordine. La tv "tradizionale", quella alla quale siamo – pardon, eravamo – abituati tutti, quella, per capirci che vedevano i nostri genitori e i nostri nonni è tecnicamente definita televisione analogica e prende il segnale via etere, attraverso l’antenna terrestre. Per "switch off" s’intende il passaggio da quella televisione analogica al cosiddetto digitale terrestre, che utilizza la stessa antenna che avevamo precedentemente. Detto in maniera rudimentale il percorso è sempre lo stesso, cambia la natura del segnale, da analogico a digitale. Il segnale digitale è più piccolo e occupando meno spazio lascia il passaggio libero anche ad un eventuale segnale di ritorno. Di qui nasce, o meglio dovrebbe nascere, l’interattività, potenzialmente attuabile, ma in pratica ancora inutilizzata. Il passaggio al digitale terrestre richiede solo l’applicazione di uno specifico decoder al televisore che trasforma il segnale digitale in analogico e quindi leggibile dal televisore. In alternativa, poi, ci sono i nuovi televisori Lcd che hanno il decoder già incorporato e quindi funzionano in automatico. Altra storia è la televisione satellitare. Si tratta sempre di televisione digitale, con la differenza che il segnale non arriva attraverso l’etere (antenna terrestre), ma attraverso il satellite (antenna parabolica). In questa categoria rientra anche (ma non solo) Sky, che è una tipologia di televisione satellitare a pagamento e richiede uno specifico decoder e un abbonamento. Tuttavia la televisione satellitare può anche prescindere da Sky e funzionare con un qualsiasi decoder dedicato. In quest’ottica rientra "Tivù Sat", la prima piattaforma satellitare gratuita, messa in piedi da Mediaset, Rai e Telecom Italia. Lo scopo di Tivù Sat è quello di essere un’alternativa al digitale terrestre nelle zone in cui questo segnale non arriva. Su Tivù Sat è possibile vedere gli stessi canali del digitale terrestre, senza alcun abbonamento. Per Sky invece il discorso è più complesso. Sky infatti trasmette i canali "tradizionali" (quelli Rai e Mediaset) solo per concessione delle rispettive emittenti che tuttavia posso a loro scelta "criptarne" il segnale ogni volta che vogliono. Per questo motivo, talvolta, capita che un evento importante in onda sulle reti Rai o Mediaset non sia visibile su Sky, che quindi non può essere una vera alternativa al digitale terrestre. Questa presentata finora è solo la panoramica generale dei cambiamenti tecnici e strutturali in atto nel sistema televisivo. Un altro discorso, ancora più ampio, riguarderebbe i cambiamenti, inevitabili, che nel tempo si dovrebbero avere nei contenuti, per sfruttare a pieno le nuove potenzialità del mezzo. Insomma cambiata la forma – prima o poi – cambierà e migliorerà anche lo sostanza. Ovvio. O no?

18/12/2009