La Voce del Quartiere

Habemus Papam, o no?

di

Nicola Zanfardino

 

Sta suscitando grandi polemiche il film di Nanni Moretti, nelle sale da oltre due settimane. Non è difficile intuire di cosa si parli e non era nemmeno difficile prevedere che qualcuno avrebbe avuto da ridire. Tutto comincia con le elezioni del nuovo Papa, ma quando i cardinali finalmente prendono la loro decisione, il prescelto va in crisi e pensa di tirarsi indietro, così gli altri cardinali, per evitare una situazione imbarazzante, chiamano uno psicologo che possa aiutarlo a ritrovare la retta via. Devo dire che le polemiche della Chiesa mi sono parse abbastanza forzate, visto che il film, pur trattando un tema delicato, lo fa con una leggerezza che lo rende tutt’altro che blasfemo. Ma non se ne sarà certo rammaricato il buon Nanni che, da questo dibattito mediatico sul suo film, ne ha guadagnato un bel po’ di pubblicità gratuita.

Per quanto riguarda, invece, l’aspetto "artistico" del film ci sono un po’ di notazioni da fare. Il racconto è leggero e scorrevole. La regia abbastanza curata. Suggestiva l’ambientazione che dà un po’ la sensazione di spiata dal buco della serratura, ad uno dei momenti più importanti e più misteriosi della storia della cristianità. Buona l’interpretazione degli attori, con un Michel Piccoli in grande forma, ben coadiuvato da tutti gli altri, compreso - udite, udite – lo stesso Nanni Moretti, la cui tipica recitazione (si fa per dire) sincopata e senza cambi di tono, addirittura pare adatta al personaggio dello psicanalista che interpreta. Non è un grande attore Moretti, su questo non ci piove, ma credo che abbia un merito: è consapevole dei suoi limiti e nemmeno ci prova a recitare. Si è limitato a costruirsi un stile di non-recitazione, assolutamente personale e inedito e in quanto tale non soggetto a paragoni.

Infine la trama. E qui, qualche perplessità ce l’ho, perché la storia, che si evolve senza troppe evoluzioni, dopo il colpo di scena iniziale, lascia presagire un qualcosa di forte e sorprendente in vista del finale, che di fatto non arriva. Non sto qui a raccontare come finisce il film, ovviamente. E tutto sommato non è nemmeno il finale che difetta, ma piuttosto il pre-finale, il modo in cui si arriva, perché distrae su quello che davvero sta pensando il protagonista e quando si consuma la scena finale, lo spettatore quasi se ne disinteressa.

Peccato, perché il resto del film è decisamente ben fatto. E, nonostante tutto, è un film da andare a vedere. Cristiani o atei che siate.

 

27/04/2011