La Voce del Quartiere
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di Nicola Zanfardino
Ritorna dietro la macchina da presa Roman Polansky, dopo i giorni di carcere e gli arresti domiciliari per l’accusa di stupro di una minorenne. Accusa che si portava dietro fin dal 1977, quando, per sfuggire all’arresto, fuggì dagli Stati Uniti a Londra e poi a Parigi. Un ritorno non in grande stile, tuttavia, che non pecca certo per originalità, ma che sembra nettamente al di sotto di grandi capolavori come "Il pianista" e "Oliver Twist". Carnage è la storia di due coppie che s’incontrano per discutere dei rispettivi figli (uno ha pestato l’altro al parco e non se ne capisce il perché) ma poi, quasi senza volerlo, si ritrovano coinvolti in una lunga e accesa discussione, che mette inesorabilmente a nudo le vite e i pensieri di ciascuno di loro, fino a ridefinire completamente i confini dei loro rapporti. Tutto succede all’interno di una sola location, la casa di una delle due coppie, per un’ambientazione, di fatto, teatrale, assolutamente insolita in ambito cinematografico. L’impressione, tuttavia, è che Polansky non riesca a sviluppare al meglio un’idea certamente buona. I dialoghi non sembrano brillanti come dovrebbero e – a parte i primi 15 minuti – tutto scorre con una certa prevedibilità, senza colpi di scena o sorprese per lo spettatore.Buona la caratterizzazione dei personaggi e le prove degli attori, con una superba Jodie Foster, una spanna sopra tutti gli altri: Kate Winslet (quella di Titanic, per chi non la conoscesse), John C. Reilly (The aviator, Chicago e Gang’s of New York) e Christoph Waltz (il cattivo di Bastardi senza gloria), tutti comunque bravi. In sintesi un voto di sufficienza stentata per Polanski. Una sufficienza più che altro di incoraggiamento per uno dei maestri del cinema mondiale che, liberatosi dalle paure e le ansie del carcere, siamo certi, tornerà a fare opere degne del suo nome.
20/09/2011 |