La
Voce del Quartiere
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A mia nonna piace Facebook di Nicola Zanfardino Ebbene sì, pure mia nonna l’ha detto: feisbbùcc. L’ha pronunciato proprio così, con la s dolce, la doppia b, l’accento sulla u e una doppia c finale, così marcata, da lasciar vibrare le corde vocali per diversi secondi. È successo l’altro giorno, in maniera del tutto imprevedibile. Mia nonna, in cucina, stava raccontando a mia mamma le vicissitudini del nostro vecchio parroco che, trasferito ingiustamente in altra sede, si è industriato per mantenersi in contatto con i propri parrocchiani. Proprio attraverso facebook. Anzi: feisbbùcc. L’ha detto con nonchalance, mia nonna, con sorprendente padronanza dell’argomento. E con la disinvoltura di chi sta parlando di una cosa familiare. Feisbbùcc, dunque, e non, semplicemente, ‘o compiutèr, oppure ‘ncopp a internèt. No. Ha proprio detto feisbbùcc. Ma perché facebook piace alle nonne? Mente ascoltavo mia nonna, me lo sono chiesto anche io e, forse, ho pure trovato una risposta. Facebook è il regno dell’inciucio, è una grande casa comune all’interno della quale tutti sanno tutto di tutti gli altri, un’immensa agorà dove si può spettegolare liberamente, gioire per le soddisfazioni degli altri o gufare contro i loro successi. Facebook, a dirla tutta, è la versione moderna del vecchio paesello, in cui bastava fare un giro in piazza, prendere un caffè al bar del centro o semplicemente farsi un taglio e una permanente dal parrucchiere giusto per tornarsene a casa con una abbondante dose di notizie e informazioni, utili e inutili, da distribuire ai posteri. Facebook, non solo ha replicato questa dimensione, ma l’ha estesa su ampio raggio, con la comodità, per giunta, di non dover nemmeno uscire di casa, di non dover indagare, di non doversi esporre. Basta stare lì, collegati, e aspettare che le cose, belle e brutte, succedano. Da sole, o quasi. Facebook è come la riva del fiume lungo la quale ci si può accomodare in attesa che passi il cadavere del nemico, ma è anche un rassicurante braciere domestico attorno al quale raccogliere chiacchiere e pensieri. Facebook è il futuro, certo, ma, in fondo, è pure il passato. Per questo piace tanto alle nonne. La facile condivisione delle informazioni (il cosiddetto inciucio) è una pratica familiare più a loro – le nonne – che a noi, giovani ventenni o trentenni, cresciuti sotto il vessillo di una privacy tanto ostentata, quanto, nei fatti, inattuabile. Ma non è tutto. Grazie a facebook ci si ricorda sempre di compleanni e onomastici, si inviano messaggi di circostanza che somigliano un po’ alle visite di cortesia che si facevano un tempo. E ancora: su facebook si torna ad essere – e a definirsi – fidanzati ufficialmente, come ormai non accadeva più. Senza dimenticare che su feisbbùcc ci sono pure le foto. E le foto, alle nonne, piacciono. Parecchio. È un po’ come tornare a sfogliare i vecchi album cartacei con le foto dei nipotini. Quegli stessi album che, prima del digitale, imperversano sulle tavole domenicali ogni fine pasto. Ammetto che l’idea di generazioni, cronologicamente distanti tra loro, ma capaci di riscoprirsi intellettualmente (si fa per dire) così vicine, è piuttosto rassicurante. Eppure, c’è un pensiero che mi inquieta: svegliarmi una mattina e trovare mia nonna, taggata su facebook. Questo no. Una circostanza del genere non credo di poterla sostenere. Ma tutto sommato, la mia, è solo una paura ingiustificata. Mia nonna non si iscriverà mai a Facebook. O no? 07/10/2010 |