La Voce del Quartiere

La presenza degli svizzeri a Napoli

nella storia, nell'economia, nell'arte
di
Mario Carillo
 

Nell'antisala dei Baroni del Maschio Angioino, presentata la rivista Arte & Storia, con interventi del sindaco Rosa Russo Iervolino e del console generale di Svizzera a Napoli, .Claude Duvoisin

La pubblicazione oltre cento pagine, ripercorre la presenza degli svizzeri a Napoli nella storia, nell'economia, nella cultura e nell'arte dal Quattrocento ad oggi.

Coordinato dalla direttrice del periodico Elisabetta Calegari, è seguito un convegno, al quale hanno preso parte docenti dell'Università Federico II Silvio De Majo,Sergio Villari, Roberto Parisi, Marco Rovinello e la professoressa Daniela Caglioti, docente di storia contemporanea.

"La presenza svizzera a Napoli risale a molti secoli fa - scrive nella presentazione del volume monografico, il console Duvoisin- Militari, architetti, commercianti, industriali, banchieri, scienziati, artigiani hanno dato il loro personale contributo allo sviluppo ed alla storia di questa città". Da un rapporto del 1898, risulta che nella sola città di Napoli, in quel periodo ci fossero ben 1200 elvetici.

Domenico Fontana, all'inizio del '600 e Pietro Bianchi due secoli più tardi, hanno lasciato tracce nell'architettura di questa magnifica città. E se Napoli ha il palazzo reale inserito in uno splendido contesto urbanistico, il merito è del Fontana. Nato a Melide nel 1543 Domenico Fontana e, come quasi tutti gli artisti ticinesi in diaspora per il mondo, era di professione scalpellino. A sua volta Pietro Bianchi, dopo alterne vicende contributi al progetto della chiesa di San Francesco di Paola. Gli industriali Egg, Vanviller, Schlaepfer, Wenner, Meyer, Freitag, Corrdini e von Arx, in vari periodi, hanno saputo usufruire di buone condizioni di investimenti in un momento in cui il loro paese di origine, sprovvisto di materie prime, versava in critiche condizioni economiche.

Numerosi altri nomi hanno segnato la storia di Napoli: i pasticcieri Caflish, gli albergatori Hassler, Item e Loeliger, la pittrice Angelica Kauffmann, il grande vulcanologo Alfred Rittman. Singolare la storia di Theodor Von Wittel, quando dal canton Berna, giunto a Napoli, dopo aver sposato la figlia di un pastaio, Rosetta Inzerillo, entrò nell'azienda del suocero e la sviluppò sul piano commerciale nella produzione di maccheroni, forse non si rese neppure conto - sottolinea il direttore della pubblicazione Valerio De Giorgi - della geniale mossa di marketing che fece naturalizzando il suo nome in Voiello nel 1879. Probabilmente i maccheroni Von Wittel non sarebbero andati lontano, mentre la pasta Voiello è diventata uno dei simboli della Napoli culinaria. Va ricordato, fino agli anni ’70 l'ospedale Internazionale di via Tasso, la famosa scuola Svizzera di Via Manzoni

 

11 /07 /2006