La Voce del Quartiere
Jannis Kounellis al Museo di Arte Contemporanea
di
Mario Carillo
La retrospettiva di Jannis Kounellis, inaugurata sabato 22 aprile, completa
l'allestimento del Museo d'Arte Contemporanea Donnaregina, l'edificio
recuperato dall'architetto portoghese, Alvaro Size, in Via Settembrini, a poca
distanza dal Duomo.
La mostra, al terzo piano dell'antico edificio, i primi due piani aperti in precedenza, ripercorre i quasi cinquanta anni di carriera dell'artista, greco di nascita, napoletano d'azione, per gli amici "Gianni", con sessantanove opere, attraverso installazioni provenienti da musei, fondazioni e collezioni private di tutto il mondo.
"Con le opere di Jannis Kounellis - ha dichiarato il presidente della Regione, Bassolino - si completa il museo e la funzione è quella che in una città come Napoli, piena e carica d’arte classica, ora si fa vedere anche il meglio dell'arte contemporanea".
Il nome di Jannis Kounellis, uno dei
maggiori protagonisti dell'arte italiana del secondo dopoguerra, è familiare ai
napoletani per il "Natale d'arte" di Piazza del Plebiscito e per le numerose
mostre allestite nelle gallerie cittadine, da Dina Carola, Il Centro, al
Ponte di Tappia. Le sue opere spaziano dalle cosiddette arti povere, dove l'uso
dei materiali, dalle persone agli oggetti, dalle piante agli animali, dal
riutilizzo delle forme classiche, si fonde in un unico testo che parla per
immagini.
Accompagna la mostra un voluminoso catalogo illustrato con saggi critici ed
apparati bio-bibliografici in italiano ed inglese. Per l'occasione è stato
anche deciso di raccontare il sodalizio venticinquennale di Jannis Kounellis con
la città di Napoli, attraverso la presentazione dei lavori più importanti
esposti presso la galleria di Lucio Amelio tra il 1969 e il 1994.
"Dense di memorie, le materie non sono manipolate, nè alterate - commenta il prof. Vincenzo Trione, su Il Mattino - Eppure, si percepisce, in ogni intervento , una notevole "attitudine" formale. Kounellis si muove in bilico tra dimensioni diverse. Offre al nostro sguardo cesure, tagli, fratture. Non ricompone ordini infranti. E, tuttavia, si propone sempre di ricondurre le cose che assume all'interno di architetture rigorose...Riconduce la molteplicità all'unità, il caos all'ordine".
L'esposizione, curata in stretta collaborazione con l'artista dal direttore del Museo Eduardo Cicelyn e dal capocuratore Mario Codognato, inaugurata sabato, chiuderà il prossimo 4 settembre.
Al primo piano, aperto nel giugno 2005 sono collocate le opere realizzate da famosi artisti della scena internazionale. I loro nomi: Domenico Bianchi, Francesco Clemente, Luciano Fabro, Rebecca Horn, Anish Kapoor, Jeff Koons, Jannis Kounellis, Sol Lewit, Richard Long, Giulio Paolini, Mimmo Paladino e Richard Serra.
Al secondo piano, un centinaio le opere, da Lucio Fontana a Mario Schifano, da Mario Merz ad Ernesto Tatafiore, da Peter Halley a Andy Warhol, provenienti da collezioni pubbliche e private, donate al Museo a tempo indeterminato.
Il Madre, acronimo di Museo d'Arte Donnaregina, tre piani, su una superficie di 8000 metri quadri, due cortili interni, il primo utilizzabile per grandi installazioni, il secondo per sala diapositive, biblioteca, bookshop, ristorante/caffetteria.
Il fabbricato, danneggiato dal terremo del 1980, prima sede del Banco di Napoli, poi del Provveditorato agli Studi, prende nome dal vicino Monastero di Santa Maria di Donna Regina. Attigue al palazzo due chiese, una di stile barocco l'altra trecentesca, chiuse al culto e destinate alla scuola di specializzazione in restauro dei monumenti.
Per far conoscere la nuova realtà,
che nel primo giorno di apertura ha fatto registrare oltre cinquecento presenze,
andranno in onda spot televisivi e radiofonici con la partecipazione di due
attori napoletani che si chiedono all'interno delle sale del Museo "Ma che r'è",
l'altro risponde "Boh, Rauschenberg".
25 /04 /2006