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Busto di San Gennaro
Al Museo del
Tesoro
di Mario Carillo
Nel cortiletto del Museo del
Tesoro di San Gennaro in Via Duomo i visitatori potranno ammirare l’ultima
opera dello scultore Lello Esposito, un busto in bronzo del santo per
rinnovare il voto della città sottoscritto dai napoletani 485 anni fa.
Il 13 gennaio del 1527 fu,
infatti, firmato davanti ad un notaio, un singolare atto con il quale i
rappresentanti dei Seggi che formavano il Tribunale di San Lorenzo, in
nome dei cittadini, s’impegnavano a costruire una nuova Cappella se il
Santo Patrono di Napoli faceva terminare la guerra, la peste e la violenza
del Vesuvio. La scelta della data non fu casuale
perché in quel giorno ricorreva l’anniversario della traslazione delle
ossa di San Gennaro da Montevergine a Napoli.
Quella eccezionale volontà
popolare sviluppò la Deputazione, un’istituzione laica ancora oggi
esistente formata dai rappresentati dei Seggi, che una volta terminati i
tre flagelli tenne fede al Voto costruendo la Cappella del Tesoro di San
Gennaro, un autentico gioiello universale dell’arte, ove sono custodite
tutte le opere di notevole importanza, chiuse nei caveau delle banche e
tornate all’ammirazione di migliaia di visitatori. Tra queste i sedici
busti del XVI secolo, di cui uno ornato da pietre preziose. Due candelabri
alti 2,15 che pesano, ognuno 250 chili.
Alla presentazione del busto di
San Gennaro, nuova opera del maestro Lello Esposito che da oltre
trent’anni si dedica a simboli della città, sono intervenuti il direttore
del Museo Paolo Jorio, il vice presidente Riccardo Carafa d’Andria, Pier
Luigi Sanfelice di Bagnoli, membri della Deputazione del tesoro, il vice
presidente della Provincia, Gennaro Ferrara, l’assessore comunale alla
cultura, Antonella di Nocera, la presidentessa dell’Unicef, Margherita
Dini Ciacci, Patrizio Rispo di un Posto al Sole e un notaio, in quanto la
statua sarà anche una sorta di salvadanaio-caveau dove, fino al 13 gennaio
del 2013 i napoletani potranno rinnovare il Voto della Città con
l'obiettivo di costruire un Laboratorio Didattico per i ragazzi e farli
"lavorare" nel Museo e sul territorio. I fondi saranno raccolti anche
grazie alla vendita di una stampa su carta pregiata dell’antico Voto, di
un’immagine di San Gennaro e i Sedili, ritrovata recentemente
nell’archivio storico. I benefattori apporranno la propria firma sul libro
d’oro, autenticata dal notaio, entrando a far parte della nuova storia
della città.
Nelle bacheche del Museo fanno bella mostra
oro, argenti, diamanti e dipinti di inestimabile valore che raccontano la
vita e la devozione dei regnanti per il Santo. Di incomparabile bellezza
il collare seicentesco; la mitra con 3328 diamanti, 198 smeraldi e 168
rubini; il calice in oro del Settecento con 586 brillanti e rubini offerto
da Ferdinando IV di Borbone; la croce con 13 brillanti e 13 rubini, donata
da Carlo di Borbone; un'altra croce con 63 diamanti, dono della regina
Amalia; una croce con 64 rose d'Olanda, 4 smeraldi e 248 brillanti,
offerta dalla regina Cristina di Savoia; una croce con 160 brillanti e 6
zaffiri, regalata da Maria Carolina d'Austria; una croce di crisoliti a
filigrana con brillanti e diamanti, donata da Vittorio Emanuele II;
un'altra croce in smeraldi e brillanti offerta nel 1806 da Giuseppe
Bonaparte, anch'egli corso appena asceso al trono, ad omaggiare San
Gennaro. La posside d'oro con 932 tra brillanti, rose, zaffiri e smeraldi,
regalata da Ferdinando II delle Due Sicilie, l'ostensorio di Maria Teresa
d'Austria, il calice di Pio IX, un altro calice di Francesco II tutti
incastonati di pietre preziose. Infine i tanti doni offerti dai napoletani
di ogni ceto che hanno creato nel tempo quell'eccezionale complesso di
arredi argentei, ex voto e gioielli.
18/01/2012
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