La Voce del Quartiere

 

Argenti a Pompei Al Museo Nazionale
di
Mario Carillo

 

Rivivere l'emozione con i tesori di famiglia, ritrovati nei recenti e antichi scavi di Pompei ed Ercolano, al Museo Nazionale, in una mostra promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali, la Regione Campania, la Soprintendenza Archeologica di Pompei e quella di Caserta, dal 2 aprile all'11 settembre 2006.

I preziosi argenti, almeno il sessanta per cento di quelli conosciuti al mondo, completamente restaurati, alcuni rinvenuti recentemente durante gli scavi per l'allargamento dell'autostrada Napoli-Salerno, in una gerla di vimini, in ottimo stato di conservazione.

"La mostra "Argenti a Pompei", che resterà aperta per sei mesi - ha detto il presidente Antonio Bassolino - rientra a pieno titolo nei grandi eventi cuturali della nostra regione. Per la prima volta sono raccolti ed esposti tutti i tesori di argenteria vesuviana ritrovati finora che ci offrono un quadro complessivo della vita anche minuta di quell'antica civiltà.

In particolare, gli ultimi reperti trovati a Moregine nel 2000, dopo quelli di Boscoreale, della casa del Menandro e della casa di Inaco e Io, rappresentano l'ennesima testimonianza dell'inesauribilità del grande giacimento storico e archeologico di Pompei, Ercolano e tutta l'area circostante".

"La consapevolezza di quanto sia cospicuo il patrimonio di arte e di cultura - ha aggiunto il ministro Buttiglione - restituitoci dalle aree vesuviane, cosi come da tutte le aree archeologiche italiane, è uno sprone a perseverare nelle attività di conservazione, valorizzazione e promozione".

Più di quaranta anni fa era stato dedicato uno studio complessivo; e ultimamente la ricerca è stata rinnovata: ma, in questi precedenti casi, l'orizzonte era allargato a tutto il mondo classico, nel primo, a tutto quello romano, nel secondo. Occorre ricordare che la metà di tutti gli argenti conosciuti di I secolo d.C. proviene dall'area vesuviana, in conseguenza dell'eruzione del Vesuvio nell'anno '79.

"Il vasellame d'argento è straordinariamente soggetto alla mutevolezza del gusto umano, che non apprezza mai a lungo lo stile di un'officina...ormai carichiamo anche le nostre tavole di vassoi per sorreggere le vivande, e altri piatti li decoriamo in filigrana in modo che la lima consumi più metallo possibile" Cosi Plinio, nobile romano del I secolo d.C., abituato a banchetti e conviti delle gentes più importanti, nella sua opera offre un quadro verosimilmente completo dei sontuosi gusti dell'epoca.

Per la prima volta in assoluto, quindi, tutti i tesori di argenterie vesuviani sono raccolti ed esposti in questa mostra, alcuni provenienti dai musei capitolini, altri dal Louvre, distribuiti secondo un percorso articolato in tre sezioni, con l'intento da una parte di proporre una ricostruzione del servizio tipico del banchetto in età romana, dall'altra di presentare i numerosi ed eccezionali ritrovamenti che, a partire dai primi anni dell'800, si sono susseguiti nel corso degli ultimi duecento anni.

La prima sezione, mostra i servizi in argento: il patrimonio delle forme utilizzate per mangiar e bere è molto ampio, dovendo assolvere sia alle diverse funzioni che componevano la ritualità, sia a quella di ostentare la ricchezza del proprietario.

Seconda sezione: oggetti legati alle abitudini quotidiane più raffinate, come specchi o utensili da toeletta, o ancora oggetti legati al mondo religioso. Infine i tesori: in altre parole l'abitudine di custodire il vasellame d'argento in tessuto in modo da proteggerlo, separando gli uni dagli altri

 

6/4/2006