la Voce del Quartiere

 

                    ORIGINI DELLA PIZZA

                                      di

                            Guglielmo FIORILLO

 

Con l'avvento nel Regno di Napoli dei Viceré spagnoli Napoli vive un periodo, quasi duecento anni, di gravi condizioni economiche e sociali.
Il governo poneva condizioni di sfruttamento esasperato che sommate alle condizioni di miseria endemica che affliggeva le campagne meridionali, poneva in pericolo la stessa sopravvivenza.
Questa situazione provocò un esodo verso la città sia dei feudatari, che avevano interesse a rimanere il più vicino possibile alla corte, sia delle masse rurali, che trovarono condizioni fiscali ed economiche meno pressanti. Gli abitanti della città erano,tenuti al pagamento delle sole imposte comunali e non a quelle statali e feudali, inoltre l'organizzazione annonaria della città  garantiva il rifornimento del grano e del pane a prezzi politici.
Le condizioni di vita delle masse contadine era aggravata dall'arbitrio, dalla prepotenza e dalla violenza che contraddistinguevano il dominio feudale.
La smisurata crescita di Napoli non fu dovuta, quindi , all'espandersi della sua economia, ma esclusivamente al ruolo di capitale ricoperto dalla città.

La sua popolazione passò da 100.000 a 350.000 abitanti, una cifra che la poneva seconda solo a Parigi fra le maggiori città europee.
Tutto ciò creò squilibri enormi, la città non aveva spazi sufficienti per accogliere tale massa di popolazione, che cercò di sopperire con la costruzione di edifici di cinque piani e più dando luogo ai vicoli che noi conosciamo.
Le possibilità di lavoro erano insufficienti e la fortissima concorrenza rendeva estremamente basso il costo della manodopera.
La massima parte della popolazione viveva con livelli di reddito bassissimi.
Lo strato più umile di questa folla che in qualche modo cercava di sopravvivere era costituito dal "Lazzaro", se cerchiamo nell'antico spagnolo questa parola ha il significato di 'lebbra' come "miseria".

Infatti troviamo una folla abituata ad affrontare la fame e la miseria con l'arte dell'arrangiarsi e soprattutto a considerare la vita come un gioco una sfida, sdrammatizzando i peggiori momenti con una burla. Abituati a vivere con niente essi sono protetti da un clima dolce e mite.
La sua alimentazione era molto semplice si nutriva di solo due cose : la pizza e il cocomero.
La pizza il nutrimento più semplice e più arcaico, fatto di elementi poveri, ha il suo stesso carattere :essenziale e vitale, è versatile, la si può condire con qualsiasi cosa e soprattutto è nutriente, può costituire un pasto completo.
La pizza viene venduta a fette durante l'arco della giornata da venditori ambulanti, mentre la sera diventa "la signora pizza" venduta nelle botteghe comprata anche dalla buona società e persino dall'aristocrazia.
Molto è stato scritto e detto su questo che da alimento è diventato il simbolo della città stessa.
E' stata esportata in tutto il mondo ma il suo sapore l'odore la sua essenza si può cogliere solo se gustata qui in una pizzeria nel centro di Napoli, circondata dai vicoli dove è rimasto vivo e palpitante il cuore del "Lazzaro" che in qualche modo è stampato e aleggia indissolubile fra le mura che lo hanno generato. 

 

 

                                                                                                                                                                     25/06/2009