la Voce del Quartiere
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CINEMA GIULIA NON ESCE LA SERA Regia di Giuseppe PICCIONI
I l successo è un malinteso, è la prova che uno non vale niente” (Ennio Flaiano). Guido (Valerio Mastrandrea) è uno scrittore dal fragile talento, con una moglie che non ama ed una figlia obesa, piuttosto estraneo al mondo e che ha un sogno: imparare a nuotare seppur riesca comunque a tenersi a galla. Un giorno, in piscina, conosce l’istruttrice Giulia (Valeria Golino) e tra i due nasce una certa amicizia. Ma Giulia nasconde un’ombra nella propria vita: è una detenuta in libertà vigilata perché anni addietro ha commesso un omicidio. Ha ucciso il suo amante per il quale ha abbandonato marito e figlia. Per questo “Giulia non esce la sera” (2008).
Rifiutata
da tutti, dedica la maggior parte del suo tempo in acqua, come fosse un
rifugio dal quale tenere completamente fuori il mondo intero. Guido e Giulia
vivono in sintonia questa fuga dalla realtà: Giulia aggrappandosi a Guido
(che comunque riesce sempre a “tenersi a galla”) e Guido cercando di aiutare
Giulia per colmare la propria malinconica solitudine, che spesso riempie coi
personaggi dei suoi racconti. Giuseppe Piccioni
realizza un film che cerca la poesia della vita, e spesso la poesia della
vita passa per la privazione, il desiderio di felicità spezzato, la speranza
che muore nella routine dei piccoli gesti quotidiani. Il successo, inteso in
senso lato, del pensiero citato di Flaiano è proprio la compiutezza
dell’esistenza, sempre in bilico nella lotta tutta interiore che l’individuo
compie ogni giorno. Neanche l’essere
tra i candidati di un importante premio letterario distoglierà Guido da
questa inquietudine tutta esistenziale; avere il successo come scrittore,
anche se confermato da un eventuale premio, non determina l’essere un bravo
romanziere se nella lettura della propria vita le pagine scorrono via senza
un briciolo di emozioni.
Giulia
è il capitolo che risveglia in Guido l’interesse per una possibile esistenza
stimolante, dove l’amore probabile nasce tutto all’impronta
dell’ineluttabile bisogno l’uno dell’altra. Un amore dunque di reciproco
sostegno per risollevarsi dal baratro.
Un film bellissimo (e non è consueto nel panorama italiano) e pieno di
profondità dove la Golino recita “un’ottava” sopra Mastrandrea. Giuseppe
Piccioni si conferma un autore di qualità e molto sensibile ai drammi
dell’anima.
01/02/2010 |