la Voce del Quartiere
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MUSICA JAZZ
Sophisticated Ladies – Charlie Haden
di Guglielmo Fiorillo
Dirò subito che questo disco è sicuramente sconsigliato a chi dal jazz cerca solo, o prevalentemente, sperimentazione, contaminazione, avanguardia, insomma a chi cerca quel qualcosa di "non ancora sentito". Beh in Sophisticated Ladies tutto questo non c’è! C’è il jazz più classico che si possa immaginare, nella forma più classica che si possa immaginare, ma suonato nella maniera più bella ed elegante, che Haden e il suo quartetto ci potevano regalare. Quello a cui le nostre orecchie hanno il piacere di assistere è "la" reinterpretazione di Haden di alcuni famosi standard, caratterizzata dall’amore che il nostro ha più volte dimostrato verso un certo "classicismo" del jazz. Approccio coraggioso, direi, in tempi nei quali "la tradizione", in senso lato, sembra essere a rischio e nei quali sembra prevalere un gusto spasmodico nella ricerca del nuovo ad ogni costo. Haden, che in altri lavori ha saputo e voluto solcare anche le strade del nuovo, con questo lavoro è come se avesse voluto tornare a casa, alle origini. Chiamarla, come potrebbe venire facile fare, operazione "nostalgia" secondo me è riduttivo. La musica, soprattutto quando il bagaglio di Storia è così importante, ha bisogno a volte di riappropriarsi del passato, probabilmente, per meglio guardare al presente. Ad
accompagnare Haden in questa elegante rilettura sono coinvolti oltre ai
musicisti del Quartet West, anche alcune tra le più rappresentative cantanti
del panorama jazz (e non solo, la Fleming su tutte) contemporaneo. Si va da
Cassandra Wilson a Norah Jones, da Diana Krall a Melody Gardot, da Renée
Fleming alla di lui moglie Ruth Cameron, tutte capaci di caratterizzare
secondo il proprio gusto interpretativo i brani che Haden ha scelto per
ognuna. Ne viene fuori un lavoro molto raffinato e di grande fascino, in cui
si sente profumo di classe che è bene centellinare goccia dopo goccia, come
si farebbe con quelle essenze rare e delicate che il tempo non potrà mai
cancellare. Haden ancora una volta mi fa pensare che se esistesse un olimpo
dei fondamentali del jazz, un posto sarebbe sicuramente suo. Da non perdere.
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