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                       AH! SE FOSSI RICCO

           Regia di Gerard Bitton -Michel Munz

 

                                                    di

Guglielmo Fiorillo

 

 

Ah! Si j’étais riche” (2002). Si può dire che sia una delle esclamazioni più ricorrenti che si sente in giro. È senz’altro figlia dei nostri tempi.

Che tempi! Questo film è una carinissima commedia francese, ma trovo che si adatti benissimo anche da noi, in Italia. Sembra che l’Unione Europea non abbia solo in comune la moneta, ma anche usi e costumi, consuetudini ed aspirazioni. Quali?

Prendiamo gl’ingredienti stessi del film. Aldo, un rappresentante di prodotti di bellezza (Jean-Pierre Darroussin) conduce una vita piuttosto monotona ed insignificante. Non ha la stima della moglie (Valeria Bruni Tedeschi) né quella dei suoi clienti, in più il nuovo capo-ufficio (Henri Guybet) è uno spietato taglia-teste. Difatti, alcuni suoi colleghi vengono licenziati e la moglie prende a tradirlo proprio con l’odiato superiore. In questi casi cosa accade di solito? Fai una pausa di riflessione? Ti chiedi il perché tutto questo succede “proprio” a te? Ti metti in discussione? Dai fondo ai tuoi principi morali? La prendi dolorosamente con filosofia? Fai una strage? Ti suicidi? Cosa accade?

 Ma quello che tutti sognano: vince 10 milioni di euro alla lotteria. Quest’ometto qua diventa improvvisamente ricco. Ma che dico ricco? Straricco! E allora? Allora, se ci pensiamo bene, è tutto quello che è rimasto di questa civiltà (ho scritto civiltà? Mah). Questa crisi economica tanto “demonizzata” e che ora ci dicono superata (ma non è vero), avrà delle conseguenze molto critiche nel tempo.

Il ceto medio (italiano o francese o quello che vi pare), che prima speculava o investiva in borsa o sui titoli, che prima considerava “il mattone” l’investimento più sicuro, che sperava in una sinistra riformista o in una destra liberale, che oramai va alle urne turandosi il naso o peggio ad occhi chiusi sperando di scegliere il “meno-peggio”, etc., il ceto medio dunque, ovvero, gli altri ometti come Aldo (perché questo siamo agli occhi dei veri ricchi) non hanno altra aspirazione nella vita che vincere improvvisamente alla lotteria. Bingo! Oramai la nostra vita (sto parlando della vita mica di pizza e fichi) è ridotta a sperare nella sorte, come fossimo un caso, un incidente cosmico.

Su cosa basiamo le nostre aspettative di vita? Sulle ideologie? No. Sulla famiglia? Macché. Su di una prospettiva sociale più giusta e vivibile? Ma non scherziamo! Sui soldi! Ma mica quelli guadagnati giorno dopo giorno con il tuo lavoro e che si tramutano in una parolina obsoleta, ossia “risparmio”. Naaa. Quelli vinti alla lotteria. Il ceto medio una volta grattava gli attributi per scongiurare la sorte. Oggi non ha tempo che per grattare una sfilza kilometrica di biglietti di vario genere per attirarla.

Penso che i 5 centesimi siano stati fatti per quello, per grattare quella patina argentea dei biglietti, altrimenti non spiega il perché l’abbiano coniato: non vale nulla! Anzi, danno pure fastidio in tasca. Per non parlare degli 1 e 2 centesimi. A che servono? Troppo piccoli per grattare! Il problema è che la lotteria, o meglio la sorte, ne bacia uno di fortunato. Non solo, quel fortunato, se scoperto, si trascina una miriade di altri ometti manco fosse il Re Sole alla corte di Versailles, per cui, sarebbe costretto a vivere, come Aldo nel film, una doppia vita. Socialmente povero ma ricco e spendaccione nel suo privato, col rischio di farsi venire una di quelle schizofrenie gravi se non già un infarto per la vincita stessa. A proposito, l’ultima trovata pare sia una vincita dilazionata nel tempo: 4.000 euro in comodissime 240 rate mensili, ovvero 20 anni. Un vitalizio si può dire. Intanto, però, la vita scorre e continua la sua corsa e se ne frega, credetemi, se hai molti o pochi soldi.

 

                                                                                                                                                                                 17/09/2010