La Voce del Quartiere

 


LIBRI – Presentazione

                      UNA STORIA NAPOLETANA - Pizzerie e pizzaioli

                                      Autore : Antonio MATTOZZI

 

E’ stato presentato presso la Biblioteca Nazionale, sala Rari, il libro scritto da uno dei “maestri” della pizza napoletana : Antonio Mattozzi.

Al tavolo dei relatori, con l’autore, esimi cultori del cibo più apprezzato e diffuso nel mondo; lo storico Guido D’Agostino, Josè Vicente Quirante, direttore dell’Istituto Cervantes, il regista Ugo Gregoretti, il giornalista del Mattino Luciano Pignataro, Giovanni Ruffa, responsabile delle riviste "Slow fodd, che ne ha curato la pubblicazione, coordinati dal direttore della Biblioteca Mauro Giancaspro.

Il libro fornisce l’occasione all’autore per ricostruire la storia del pizzaiolo e della pizza nell’evolversi degli anni sul territorio cittadino partendo dal Decennio Francese fino al cosiddetto Risanamento.

La prefazione del libro è stata curata da Guido D’Agostino che nel corso della presentazione ha aggiunto : "Non è certo il primo che affronta il tema, ma è senz’altro il primo che riesce a farlo senza cadere nel folcloristico".  Nel 1807 a Napoli - scrive Mattozzi - i pizzaioli in attività erano 54. Gennaro Maiello non è stato il primo ad esercitare, ma è il primo che compare in un documento ufficiale del 1799. Gli operatori della ristorazione erano divisi in 7 classi e i pizzaioli insieme con erbaioli, carnecottari e maccaronari, erano in fondo alla scala sociale tra quelli che producevano cibo povero per i poveri.

Una pagina del libro, letta dall’autore, racconta un divertente aneddoto: Ugo Gregoretti, assiduo cliente di una delle pizzerie della dinastia Mattozzi con i suoi compagni dell’istituto Pontano, negli anni ’50, allo slogan di un candidato alle elezioni amministrative: "Volete una casa? Votate Capozzi", aggiunsero "Volete una pizza votate Mattozzi". Il regista ha aggiunto che Capozzi fu trombato in pieno e loro continuarono a frequentare la pizzeria, accolti con simpatia dai proprietari.

Quirante, poi ha ricordato che in questi giorni a Napoli è venuta per girare un film  l’attrice Julia Roberts proprio in una delle principali pizzerie cittadine : la Pizzeria da Michele ai Tribunali ed ha aggiunto : "Nell’era della globalizzazione, in cui il cibo del mondo tende ad assomigliare sempre di più, Napoli si salverà proprio grazie alle sue tradizioni".

Nel libro il ventre di Napoli, Matilde Serao, scriveva "Un giorno, un industriale napoletano ebbe un’idea. Sapendo che la pizza fosse una delle adorazioni cucinarie napoletane, sapendo che la colonia napoletana in Roma era larghissima, pensò di aprire una pizzeria. Il rame delle casseruole e dei ruoti vi luccicava, il forno vi ardeva sempre; tutte le pizze vi si trovavano: pizze al pomodoro, pizza con mozzarella e formaggio, pizza con alici e olio, pizza con olio, origano e aglio. Sulle prime la folla vi accorse, poi andò scemando. La pizza, tolta dal suo ambiente napoletano pareva una stonatura e rappresentava una indigestione, il suo astro impallidì e tramontò in questa solennità romana". Oggi la pizza si trova ovunque nel mondo ed è apprezzata, ha concluso Pignataro, ma per gustarla nella sua fragranza bisogna venire a Napoli.

Il libro di Mattozzi è edito dalla Slow food ed è in vendita al prezzo di 13.50.

 

14/10/2009