La Voce del Quartiere

Municipalità 10

LA VILLA DI LUCULLO

di

Guglielmo Fiorillo

Il Sole, avvolto in un manto purpureo, sul suo cocchio d�oro e d�argento, regalo di Vulcano, in cui l�arte supera la materia, inesorabile percorre il suo cammino, lanciando di tanto in tanto occhiate rapite verso quelle genti che vedono la Sorte divertirsi a lanciare i suoi dadi truccati, che tanto danno e prendono alle umane fortune.

Così Neapolis si era vista trattare da Roma, in un primo momento , su di un piano egualitario con il trattato " Foedus Neapolitum"nel 326 a.C. questo trattato integrava la sua indipendenza e il pieno rispetto delle sue libertà, dando una spinta al grandioso sviluppo che si verificò in tutti i campi, e in particolare nell�edilizia pubblica,

Molti furono i Templi che vennero edificati o ricostruiti, Templi greci edificati dai rodii nel IX sec a.C. alle tre divinità patrie, considerate le fondatrici di Neapolis:"Apollo"il Sole un grandioso tempio gli venne eretto sul terminale orientale del decumano superiore.

Trasformato in diaconia Cristiana nel III sec. lo ravvisiamo oggi nella cappella di Santa Restituta del Duomo.

Ai Dioscuri ovvero i due gemelli Castore e Polluce il cui tempio fu eretto sull�altura che domina il Foro sul decumano centrale (via Tribunali) trasformato anch�esso ai tempi di

Costantino il Grande, ne ammiriamo oggi, sulla fiancata della chiesa di San Paolo Maggiore, due delle otto magnifiche colonne corinzie abbattute dal terremoto del 1688.

Demetra o meglio Cecere Antica, il cui tempio fu eretto sul decumano inferiore, oggi la chiesa di San Gregorio Armeno e dove riposa la Santa bizantina ,Patrizia

che con San Gennaro è patrona di Napoli.

Vennero inoltre edificati o ricostruiti l�anfiteatro, l�ippodromo, il teatro coperto, il teatro scoperto, lo stadio, il ginnasio, la pinacoteca le terme e altri monumenti di minore importanza.

Neapolis, gia splendida città del Mediterraneo, in pochi anni raggiunse un�opulenza e una grandezza tale da farla emergere tra le città di allora e insieme a Cuma, Pozzuoli, Pompei divenne il punto d�incontro tra le due civiltà più importanti dell�epoca. la greca e la romana

Ma nel 65 a .C la "Lex Julia" violando il primo trattato declassava Neapolis a semplice municipio romano.

Si erano spente le luci sulla festosa ribalta di questa città posta ad anfiteatro sul mare cristallino sul cui palcoscenico molte erano state le rappresentazioni e molte ancora ne sarebbero state fatte .

In un momento di declino metropolitano un�altra crisi, questa volta personale, di un valoroso condottiero romano, trova qui ristoro alle delusioni inflitte dall� arrogante politica romana.

Lucio Licino Lucullo, prima Console e poi Proconsole in Asia Minore si era distinto per le sue grandi capacità militari, queste stesse gli avevano permesso di raggiungere una cospicua posizione economica grazie alle leggi che prevedevano , in caso di vittoria, l�annessione del bottino di guerra.

L�invidiabile posizione da lui raggiunta suscitò le ostilità degli uomini più influenti di Roma, gelosi e preoccupati del suo potere economico e del peso politico da lui conquistato .

Deluso ed amareggiato Lucullo si allontanò dalla scena politica romana per ritirarsi a vita privata .

La scelta per la nuova dimora cadde su Neapolis dove egli costruì il suo " Castrum Lucullanum" tra il verde del colle di Pizzofalcone che con l�isolotto di Megaris si affaccia sul mare di Santa Lucia.

Il " Castrum Lucullanum" corrispondeva all�incirca all�area dell�antica Partenope.

Geloso della sua praivasi Lucullo fece eseguire dei lavori per la costruzione di una spessa cinta muraria e per l�approfondimento del canalone di Chiaia tale da renderlo navigabile, ma il lavoro non fu portato a termine per motivi a noi sconosciuti.

Questa grandiosa villa costituiva per Lucullo fonte di grande gioia ed orgoglio, in questa posizione che gia naturalmente ti porta a godere delle gioie del creato, egli arricchì la vegetazione importando dalla Persia alberi rarissimi tra i quali il ciliegio e il pesco, non per i frutti , che allora erano ritenuti velenosi,ma per la bellezza della fioritura .

Tra i ricchi vigneti e i deliziosi boschetti e i vasti giardini Lucullo amava ricevere i suoi ospiti che provenivano dai vari centri flegrei e dalle città vesuviane , ai quali offriva sontuosi banchetti che tra canti e suoni si protraevano fino all�alba.

Le cene sontuose e indimenticabili ricche di ogni capriccio cominciavano sempre nel tardo pomeriggio per offrire agli ospiti insieme al menu d�eccezione, ai vini raffinati ,ai canti e ai suoni melodiosi, lo scenario del tramonto sul mare, che forse era la cosa più suggestiva della serata.

Dall�isolotto di Megaris l�occhio spaziava in questi incanto che abbracciava l�insenatura di Epulea, la riva irta di scogli la costa ghiaiosa della Riviera di Chiaia fino in lontananza alla collina di Posillipo, girando lo sguardo lungo l�orizzonte del golfo, da Capri a Sorrento, dal Vesuvio alle bianche case di Neapolis.

Il tramonto accendeva con i suoi bagliori i paesaggi rendendoli irreali , dai quali il profumo del mare si fondeva con quello delle erbe selvatiche che insieme inebriavano le menti.

Esibizione sfrenata di lusso che ha stimolato la fantasia rendendo quest�uomo un essere leggendario, come mitiche e proverbiali sono diventate le sue cene ineguagliate nella fantasia popolare in cui durante i ricchi banchetti spesso Lucullo faceva regali preziosi ai suoi ospiti d�onore.Il suo intento era quello di stupire e meravigliare per raffinatezza e g usto per cui le delicatezze che venivano presentate erano di prim�ordine , pesce di ogni tipo proveniente dalle sue vasche, ostriche fatte arrivare direttamente dal lago d�Averno dove i romani avevano allestito un allevamento di questo prelibato mollusco che arricchiva le mense dei nobili romani.

 

 

Napoli, 27/07/2009