la Voce del Quartiere
|
HOMEVIDEO - Da rivedere IL FUGGIASCO Regia di Andrea MANNI
Il fuggiasco” è un lavoro del regista romano Andrea
Manni ; un film denuncia e non l’italianizzazione del ben più noto ed
adrenalinico “Il fuggitivo” (1993) con Harrison Ford. Una denuncia che prende spunto da una storia incredibile,
se non fossimo in Italia, di un fatto di cronaca realmente accaduto di
malagiustizia. È
una parola orribile, così com’è orribile un’altra parola coniata da
quell’altro fenomeno tutto italiano che è la malasanità. Il problema che
parole come queste, da telegiornale, le abbiamo piuttosto “addomesticate”
come le notizie che riassumono, quando invece dovremmo riflettere seriamente
sulle ragioni che le hanno generate. La
trama è presto detta. Un diciottenne, Massimo Carlotto (un bravissimo
Daniele Liotti), liceale a Padova ed esponente di quel movimento politico
che fu Lotta Continua, un giorno del gennaio del 1976 scopre casualmente un
delitto e decide di testimoniare per denunciare l’avvenuto ritrovamento del
cadavere di una donna. Da qui iniziano ben 18 anni di malversazioni subite,
a cominciare dall’interrogatorio in questura, passando per il carcere a più
riprese ed infine in una latitanza che lo vedrà girovagare tra Parigi,
Barcellona, Città del Mexico e di nuovo in Italia, uscendo ed entrando dalle
aule di tribunale per un totale di ben 11 processi equivalenti ad un
quintale di documentazione ed atti processuali. Un
film sui pregiudizi più che sul senso di giustizia che purtroppo difetta
sempre più nel genere umano, e sull’ottusità su cui spesso si fonda la
burocrazia miope che non si avvede neanche chi si trova di fronte. Una vita
segnata e minata anche nella salute di Massimo Carlotto, nella quale perderà
progressivamente la dignità di “presunto innocente”, l’amore della propria
ragazza e, di fatto, la propria personalità in una prigionia “senza sbarre”
ma profonda come solo la paura sa costruire. Emblematica e magistrale è la
scena in cui il ragazzo, in una spiaggia deserta, urlerà il proprio nome e
cognome quasi come in una lotta disperata per la sopravvivenza della propria
identità, con la quale prova a resistere alla fortissima tentazione di
arrendersi alla rassegnazione, piegandosi al destino che l’ha scelto come
vittima di una storia assurda e senza vie d’uscita, come in uno dei peggiori
incubi che si possano fare, perché l’impotenza di fronte al non essere
creduto è una delle esperienze peggiori per un giovane che vede spezzato il
proprio futuro ed i propri sogni, le speranze e la fiducia in sé e nel
proprio paese, un paese cosiddetto “civile” e che di civile non conserva
oramai quasi più nulla se non i ruderi di un’antica civiltà che pose le basi
del diritto, quel diritto che traccia oggi le sue traiettorie beffarde in un
marasma confusionario di carattere etico e sociale. Da
segnalare un commovente Alessandro Benvenuti nel ruolo dell’avvocato di
Massimo Carlotto, che spenderà buona parte della sua reputazione e della
propria vita per difendere ciò che sa essere giusto.
20/09/2010 |