la Voce del Quartiere
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RECENSIONE LIBRI COME E' PROFONDO IL MARE di Marialaura Giulietti
“Come è profondo il mare” (Rizzoli - di Marialaura Giulietti è la “Biografia
del capolavoro di Lucio Dalla”. È bello quando diamo un’anima all’arte
perché, in effetti, un capolavoro ha una sua vita che pulsa anche a distanza
di molto tempo. Era il 1977 quando nacque questo stupendo album dell’allora
non ancora osannato artista di Bologna, con tanti anni di gavetta alle
spalle e con un successo piuttosto precario, non del tutto raggiunto, anzi,
Lucio Dalla era ad un bivio, di fronte ad una scelta difficile in cui
giocarsi tutto; alla fine rischiare era l’unica scelta possibile, e
rischiare allora voleva dire decidersi di scrivere i testi delle proprie
canzoni. Ma un capolavoro non nasce dal nulla ed il 1977 non arrivò per caso
nella vita artistica di Lucio Dalla. Come scrisse il critico musicale Gino
Castaldo “il 1977 è uno degli anni più leggibili attraverso la musica nella
storia moderna” e Lucio Dalla contribuì in forma determinante in questo
senso. Erano gli anni del fermento culturale, figli della contestazione
giovanile, dove l’arte in genere, quindi compresa la musica, era
un’esperienza seria e non soltanto una mera operazione commerciale. Si
verificò un’innovazione nel linguaggio popolare che si stava evolvendo nello
svincolarsi dai rigidi canoni della canzone verso uno status di sospensione,
dove la realtà non era semplicemente espressa ma veniva osservata per
interrogarsi sul senso più profondo dell’esistenza. Quello che emergeva era
il pensiero, l’idea, colta per lo più, in un’Italia attraversata dalla
ferocia e sanguinaria cronaca di stragi ed attentati culminati in un vero e
proprio attacco allo Stato, dove per Stato bisogna sempre e comunque leggere
“popolo”, perché in un regime di democrazia, se tale è realmente, è il
popolo che dev’essere considerato sovrano, anche se filtrato dalle
istituzioni. Ecco, in questo contesto di minaccia, di instabilità e
d’incertezza collettiva, dove ogni manifestazione era, volente o nolente,
inevitabilmente di carattere politico, “Come è profondo il mare” si presenta
come un sussulto epocale alla portata di tutti, un’opportunità per tutti
attraverso “un poema, uno sfavillio di colori, suoni, profumi, invenzioni,
uno scatenamento della fantasia e della libertà più sfrenate… che non sono
mai fuga dalla realtà, ma un linguaggio nuovo per descriverla e comprenderla
tutta” (Marco Travaglio). Da qui Lucio Dalla inaugura una stagione nuova, da
quel 1977 in avanti diviene un punto di riferimento nel contesto della
canzone d’autore. Lui, più musicista di tanti altri, proveniente dal jazz ma
anche da quel Sanremo che non ha mai rappresentato al meglio la canzone
italiana, vince la sua personale scommessa proprio con la forza del pensiero
e delle idee per metterci davanti l’evidenza: altroché popolo di santi,
navigatori e poeti. Ma “è chiaro che il pensiero dà fastidio, anche se chi
pensa è muto come un pesce, anzi è un pesce (pensiero primordiale) e come
pesce è difficile da bloccare, perché lo protegge il mare…”. Marialaura
Giulietti, oltre all’analisi puntuale del disco e alla cronaca della sua
genesi, ci propone in questo splendido volume una serie sostanziosa di
testimonianze ed interviste ghiotte fatte a produttori, musicisti e addetti
ai lavori, compresa quella a Lucio Dalla risalente al 2006, così come si
conviene ad una biografia, perché l’esistenza vitale di un’opera ha bisogno
di testimoni, testimoni come in questo caso che hanno amato ed ammirato la
nascita di una nuova forma-canzone che ha dato l’impulso irripetibile per
cambiare almeno l’espressione musicale ed artistica di un’intera
generazione. Leggere queste pagine di un’epoca che sembra oramai così
lontana, ed è giusto che lo sia, è un’esperienza esaltante dentro il mare
della commozione che solo l’arte sa scatenare dentro di noi in una forma
sempre rinnovata e singolare. Libro da leggere al di là dei propri gusti
musicali perché rappresenta un piccolo saggio di storia sociale.
17/09/2009 |