la Voce del Quartiere
Continua con successo al Teatro Augusteo Novecento Napoletano
Antologia della canzone napoletana
di
Giovanna CastellanoTogliamoci subito il pensiero e parliamo dello spettacolo: bello, coinvolgente, di tradizione e tuttavia senza manierismi. Ogni cosa è "messa" al posto giusto da una vena registica in evidente stato di grazia.
Lasciando per un attimo da parte gli interpreti, mi soffermo sulle due espressioni artistiche che più di tutte, per lo spettatore che si prepara ad assistere ad uno spettacolo, rappresentano il biglietto da visita dello stesso: le scene e i costumi.
Le scene sono molto curate e, a supporto dei movimenti tecnici dei pannelli, presentano un picco di bellezza nei fondali che hanno dei veri e propri spunti artistici; vedere un fondale e "vederti" nel posto è tutt’uno. E quindi Bruno Garofalo ha centrato il suo impegno e come regista e come autore delle scene.
I costumi, e va riconosciuta tutta la bravura di Mariagrazia Nicotra, sono veramente splendidi: realistici e misurati senza inutili forzature da folclore di facciata.
Ed ora gli interpreti. Certamente tutti bravi, tutti "nel ruolo" (o meglio "nei ruoli"), Gennaro Cannavacciuolo e Rosaria De Cicco, molto esilaranti quando è stato il momento di esserlo, hanno confermato la loro bravura e la loro verve.
Ma ora veniamo a qualche altro tipo di considerazione. Mi sono chiesta perché uno spettacolo che per definizione della stessa produzione è "un’antologia della canzone napoletana" riesca a dare tanto entusiasmo. Le canzoni, tutte, erano cantate più o meno sottovoce anche dal pubblico, quindi notissime ed amatissime; eppure si sono rivelate in grado di creare grande entusiasmo.
E mi sono risposta: quelle musiche, quei testi, quelle parole, quelle situazioni generano una grande malinconia, quella malinconia che inevitabilmente attanaglia il cuore di chi vive le musiche, i testi, le parole e le situazioni di oggi.
03/11/2008