La Voce del Quartiere
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Emozioni drammaturgiche
di
Dopo la pubblicazione di due libri di poesie (“Graffi del cuore” e “Sono nato nel sessantuno”), Arnolfo Petri ha presentato la sua ultima fatica, la raccolta di tre suoi testi teatrali dal titolo “Il Teatro dell’Anima”. Il volume comprende “Camurrìa”, “Madame B” e “Acting Out; quest’ultimo sarà rappresentato per la prima volta nel prossimo mese di aprile al Teatro Elicantropo. Nell’affollatissima saletta della Libreria Mondatori di Piazza Trieste e Trento, i relatori hanno messo a nudo l’anima di Petri proprio attraverso la perfetta interpretazione dei suoi testi. Testi duri, incisivi che fanno della “diversità” il momento più alto e più approfondito della stesura drammaturgica. Come scrive il giornalista del Il Mattino Franco De Ciuceis nella sua prefazione al volume, “…il teatro di Petri ha struttura di dramma psicologico. Si muove su una doppia traccia narrativa ed espressiva… . Il “femminile” ed il “maschile” alla ricerca di sintesi, la diversità come ricchezza inventiva di stati emozionali.” La serata è stata aperta dall’intervento di Pasquale Sabbatino (Direttore del Dipartimento di Filologia Moderna all’Università di Napoli Federico II) che ha subito introdotto Franco De Ciuceis, è seguito l’intervento di Stefano De Stefano (giornalista de Il Corriere del Mezzogiorno) e quello di Giuseppina Scognamiglio (Docente di Letteratura Teatrale Italiana all’Università di Napoli Federico II), poi c’è stato l’intervento di Arnolfo Petri e per le conclusioni la parola è tornata a Pasquale Sabbatino. I vari interessanti e puntuali interventi, sono stati intervallati dall’eccellente interpretazione di brani scelti dalle tre opere; con Petri hanno recitato Antonio Buonanno e Melania Esposito. Nonostante la difficoltà di misurarsi in un contesto non teatrale, i tre attori hanno saputo dare una perfetta interpretazione dei brani rendendo il giusto merito ad una drammaturgia matura e consapevole, coraggiosa e viva. Una drammaturgia che è nata come un’esigenza di comunicare cose proprie con il proprio linguaggio già negli anni giovanili di Arnolfo Petri che, infatti, nella sua introduzione scrive: “…Scoprii ben presto che l’oceano di versi e prosa altrui non riusciva a contenere quel senso di “infinito” che mi esplodeva dentro come un malessere …”. E finalmente quel senso di infinito ha trovato forma, spazio e collocazione.
Arnolfo Petri Il Teatro dell’Anima BEL-AMI EDIZIONI 15/01/2012 |