Io firmo. Riprendiamoci il voto
di Ciro Manzella
Cancellare le liste bloccate
che conferiscono ai partiti e non agli elettori «il diritto» di scegliere
i candidati; eliminare il premio maggioranza che attribuisce illegalmente
tutto il potere ad una minoranza; fissare una soglia di sbarramento unica
al 4%; vietare l'indicazione del candidato premier sulla scheda elettorale
perchè questa scelta deve essere rigorosamente attribuita, come prevede la
Costituzione, al presidente della Repubblica.
Sono queste, in sintesi, le quattro modifiche che un referendum contro la
legge elettorale vigente dovrebbe apportare. I quattro quesiti sono stati
messi a punto da un comitato promotore che ha presentato il progetto in
una conferenza stampa.
Ne fanno parte ex parlamentari, intellettuali, imprenditori e associazioni
vicini al mondo politico del centrosinistra. Dalla prossima settimana
comincerà la raccolta delle 500 mila firme necessarie. All'incontro con la
stampa, c'erano, tra gli altri, gli ex parlamentari Stefano Passigli ,
Gianni Ferrara , l'ex ministro dell'Istruzione del governo Prodi, Tullio
De Mauro e il politologo Giovanni Sartori.
Passigli ha sottolineato le difficoltà insite nel lavoro «tagli e cuci»
per modificare con lo strumento referendario la legge elettorale. Infatti
nei quattro quesiti proposti ci sono ben novanta modifiche al «Porcellum»
vigente.
Il comitato promotore sottolinea comunque che l'iniziativa referendaria
vuole essere uno stimolo per indurre il parlamento a modificare l'attuale
legge elettorale che è causa di «un finto bipolarismo che riversa la
frammentazione politica in ciascuno dei due schieramenti garantendo
l'ingovernabilità del Paese».
Tra le adesioni al comitato promotore ci sono musicisti come Claudio
Abbado e Salvatore Accardo, intellettuali come Umberto Eco, e architetti
come Renzo Piano.
Cosi parlò il ministro
leghista Roberto Calderoli,
"Se fosse per me lo stipendio del ministero lo eliminerei del tutto e il
ministro dovrebbe vivere con l’indennità da parlamentare". Parole del
ministro leghista Roberto Calderoli, pronunciate appena ieri nell’aula
della Camera, come risulta dai resoconti di Montecitoro. Si stava
discutendo un disegno di legge costituzionale per la soppressione delle
province che il Carroccio vede come fumo negli occhi e che, secondo alcuni
stime citate in aula, farebbe risparmiare allo Stato circa 2 miliardi di
euro. Il ministro, intervenendo contro il provvedimento, ha voluto anche
ricordare quello che finora ha fatto il governo per ridurre i costi della
politica, citando il taglio dei consiglieri comunali e circoscrizionali
(25 mila in tutto) e degli assessori (7 mila in meno). Non ha ricordato
però che nel 2011 è prevista una crescita della spesa per gli stipendi del
presidente del Consiglio, dei ministri senza portafoglio e dei
sottosegretari da 1,6 a 2,1 milioni. E soprattutto non ha spiegato perchè
finora il governo di cui fa parte non ha messo in cantiere la proposta di
ridurre il numero dei nostri parlamentari (tra i più alti d’Europa),
nonostante sia stata sbandierata più volte da autorevoli esponenti
dell’esecutivo, compreso Silvio Berlusconi. Ora sembra che Bossi al raduno
di Pontida detterà al premier alcune condizioni per continuare a tenere in
piedi la maggioranza e tra queste anche il dimezzamento degli onorevoli,
con l’istituzione del Senato federale. A questo punto si potrebbe
suggerire al Carroccio di aggiungere un’altra condizione: l’abolizione del
doppio stipendio per i ministri-parlamentari. L’ha detto Calderoli, è agli
atti.
N.d.R.
La democrazia ha bisogno dei
partiti ma i partiti non hanno bisogno del padrone. Che si trasforma
subito da regime democratico in dittatura della maggioranza. I partiti che
nascono dai movimenti spontanei sono liberi e democratici .
E’ cambiato il vento, questo
dicono i 10 milioni, che, delusi dai partiti, hanno votato contro la
politica del governo. Dopo venti anni di promesse non mantenute ci
troviamo con 1890 miliardi di deficit pubblico.
Maroni dice che ci vuole
coraggio, rivolto a Tremonti, per realizzare la riforma il fisco. A mio
parere, il coraggio ci vuole per fare cose adatte per rientrare dal
debito, prima abolendo tutti i privilegi dei deputati dal 1980 ad oggi.
1 riformare la legge elettorale
per dare la sovranità al popolo, con il voto di preferenza;
2 l’abolizione delle province,
del senato e delle comunità montane, e dimezzare il numero
dei deputati;
3 tre livelli di governo:
comune, regione, stato, e aggregare tutti i comuni da ottomila
attuali a tremila
4 abolire il sottogoverno:
consulenze, leggi ad personam, consorzi, aziende municipali, auto blu,
etc.;
5 il candidato eletto non deve
candidarsi più di due volte;
6 una bella
inchiesta parlamentare sugli arricchimenti di regime.
17/06/2011