la Voce del Quartiere
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PURTROPPO E FINALMENTE, RICOMINCIAMO di E’ finita. E senza purtroppo e senza finalmente. Per non essere di parte rifiutiamo le due locuzioni. Il purtroppo fa capo ai sostenitori della vita a tutti i costi e il finalmente riconduce a coloro i quali la vedono diversamente. Pace a tutti, quindi, e ricominciamo. Angeli e assassini, cattolici e laicisti, riprendiamo il filo della normalità dopo l’overdose di pensieri e riflessioni, accuse e anatemi, conflitti e condivisioni che hanno tormentato i nostri giorni. Che ci resta dopo il bagno di dolore collettivo in cui siamo stati immersi? Tanto,per i cosiddetti cantori della sofferenza che nella vicenda di Eluana hanno trovato campo di azione per riaffermare le ragioni della propria missionarietà; niente,per coloro i quali hanno creduto e credono nelle ragioni della scienza e nella legittimità delle decisioni dei tribunali. Tutto, per i guai che ci riserva il sistema economico finanziario e quello produttivo, sprofondato in un baratro senza precedenti; niente, se non il doveroso rispetto verso una vicenda che ha visto, suo malgrado, protagonista una creatura che il destino ha scaraventato sulle scene della storia, esternalizzandone ogni patimento e violentando le coscienze dei tanti che da una parte e dall’altra hanno vissuto i tragici momenti del suo epilogo. Tutti ci siamo fatti del male. E ognuno con i propri atteggiamenti , quasi inconsapevolmente, ha fatto male all’altro, giocando sui temi della vita e della morte, contaminati dagli interessi della politica di parte, deprivati della sacralità che li connota. Ciò che resta sono le ferite inferte al sistema democratico del Paese, procurate con interessata e spavalda pietas per una delicata vicenda umana, al fine di riaffermare e/o di riconquistare l’egemonia di un consenso che si definisce plebiscitario e popolare proprio perché fondato sull’onda emotiva scatenata nella gente. E’ facile conquistare il consenso quando a gran voce ci si erge a paladini della vita; è ancor più facile perderlo quando si fanno valere ragioni che si fondano sulle prudenze della scienza e sulla dignità delle persone mai messa in discussione. Si è giocato sporco, sostiene qualcuno; si è giocato pulito, mossi unicamente dall’amore per la vita, comunque essa sia vissuta, sostengono altri. Non spetta a noi pontificare nel merito. Lo faranno altri e ne vedremo di tutti i colori. A noi resta l’amarezza per aver constatato con quanta arroganza si è tentato di sfilacciare ancora una volta il filo sottile che mantiene sovrani ed equidistanti i poteri dello Stato, con la preoccupazione per un futuro che, se non progettato e scandito seriamente e con assunzioni di responsabilità precise e chiare da parte di tutti, si prospetta di forte profilo sudamericano. La vicenda triste che abbiamo coralmente vissuto ha rappresentato per certi soggetti l’occasione per lanciare sfide e distribuire anatemi. Ancor oggi abbiamo letto ed ascoltato parole sparate come colpi di cannone : suicidio, assassinio, boia, eutanasia, ammazzamento, con un contorno di veleni che non fanno bene a nessuno, né a chi le detta, né a chi le ascolta. Né al governo, né all’opposizione, tantomeno alla Chiesa. Mai come in questo momento si è disvelata la voglia di uno Stato monocratico, di un’idea del tutto personale del potere, libera da vincoli giuridici, sostenuta solamente dalla forza elettorale. Si è tentato di sconvolgere le ragioni fondative della nostra democrazia parlamentare, delegittimando magistratura e Parlamento, facendo leva sui sentimenti collettivi, alimentando risentimento e odio verso coloro i quali sono preposti a salvaguardare i principi di uguaglianza e di libertà costituzionalmente garantiti. Questo resta, pesante come un macigno, sulla strada impervia del nostro futuro. Macerie istituzionali, società sconvolta e famiglie spaccate, coscienze tormentate e domande inevase; questo è l’effetto devastante determinato dalle manovre messe in campo per distrarre l’attenzione dai fallimenti e dall’incapacità di affrontare i veri sacrosanti problemi del Paese. Questo resta nel concreto, sciolte le nebbie e sventati gli attentati. Resta da rimboccarsi le maniche,come si dice, e alzare il livello di guardia perché non si privi della libertà un popolo civile, che per le libertà e la democrazia ha patito guerre, galere e uccisioni.
13/02/2009 |