La Voce del Quartiere

 

POSSIAMO FARCELA
di
Luigi Antonio Gambuti

Significativi episodi, in questi ultimi giorni, hanno avvalorato alcune tesi che da qualche tempo a parte fanno da sfondo ala realtà socio-culturale napoletana: il Convegno Nazionale dei Maestri cattolici italiani; l'annuale riunione degli Adleriani di Napoli; la visita del capo dello Stato. In questa tre occasioni, a diversi livelli, si sono potuti cogliere segni e tendenze positivi, tesi a perseguire traguardi di progresso verso una nuova identità cittadina che, senza tradire lo spessore culturale delle origini, lo rinforza e lo qualifica nelle migliori espressioni dell'etnia "napoletana".
Parole di consenso da ogni parte; ammirazione per i tesori riscoperti; stupore per le meraviglie che una città come la nostra sa offrire ai suoi visitatori: sia che si tratti del complesso che ruota attorno a piazza Plebiscito, (il nostro salotto buono), sia che si tratta della realtà variopinta e pittoresca dei borghi e dei vicoli abitati dal ceto popolare - E' questa, a parere nostro, la vera Napoli, la più genuina, la più viva e la più palpitante. Ed è a questa parte di Napoli che rivolgiamo, quasi a fare da eco alle parole di tanti autorevoli amici - venuti da lontano, un invito che presenta anche una messa a punto di un dato di realtà : le cose stanno cambiando veramente in meglio ; stiamo riscoprendo, anche se lentamente, che, se vogliamo, possiamo farcela. Ecco, è questa la nuova "religione" napoletana. Possiamo farcela, solo se riusciamo a convincerci che ne abbiamo le possibilità, solo se ci mettiamo assieme, l'uomo accanto all'altro, a tracciare le vie di nuovi comportamenti che se adesso albeggiano per gran parte, domani, con un poco di perspicacia e di buona volontà, potranno diventare abitudine e costume comune di vita. Allora il rispetto per l'altro e per le cose dell'altro, delle piccole norme del vivere civile, del silenzio come garanzia della salute comune, dell' igiene del sito di vita che non è solo degli altri ma è anche e soprattutto mio, della strada, della piazza, dell'albero, del momento, dell'edicola votiva, della vetrina del negozio potrà diventare l'impegno quotidiano per raccordare lo stile di vita di una comunità che se è già solidale lo deve essere, e diventare, ancor più su temi e problemi che attengono il bene comune. Non più, allora, la salvaguardia del mio, ma, sopratutto la difesa e la valorizzazione del nostro, che oltre al mio, racchiude anche il vostro. Cosi ragionando, operando di conseguenza, potremo riscattarci da tanti luoghi comuni e riaffermare,tutta intera, la nostra dignità di persone e di cittadini di una città che non è seconda a nessuna. Solo se siamo convinti che possiamo farcela, ce la faremo veramente.

Ottobre 1995.