La Voce del Quartiere

LA CULTURA DEL SILENZIO

di
Luigi Antonio Gambuti

 

Auspicavamo tempo addietro che qualche buona notizia facesse scattare la par condicio con quelle cattive. A ciò sollecitati da una lettera del prof. Limone, ordinario di filosofia presso la nostra Università.

Ebbene, qualche risultato pare sia stato raggiunto.

Esso è rappresentato non tanto da qualche buona notizia bensì da un calo considerevole di quelle cattive, da quanto si rileva da una lettura delle pagine di cronaca dei nostri quotidiani. E questo è un dato di realtà che non può non farci piacere perché questa carenza di attenzione, che era diventata a un certo punto ossessiva e perversa , fa raffreddare le voci contrarie che amplificavano oltre misura i fatti e gli eventi della nostra litania quotidiana.

Certo, non che oggi si stia tanto meglio di ieri. Continuano i fatti malavitosi; la politica danza la sua tragica tarantella per accaparrarsi poltrone e sedioline; il territorio è sistematicamente devastato;la mondezza ancora rende piacevoli fondaci e marciapiedi e qualche prete ancora recita la sua parte trovando forte risonanza per le sue parole che , tuttavia,non dicono nulla di nuovo. E’ la scena di sempre che o per noia o per chissà quale motivo non trova più tanta risonanza nelle cronache nazionali.

Forse hanno capito che più di tanto non si può fare e ci hanno abbandonato al nostro destino. Salvo a ricominciare appena qualcuno dei nostri menestrelli non certo per autolesionismo, ma per infelici ragioni di visibilità ,comincia di nuovo a starnazzare.

E’ questa la realtà che ci circonda ed in questa realtà bisogna trovare la ragione per viverla quanto meno traumaticamente possibile.

Occorre allora, e per cominciare, praticare la cultura del silenzio: non quello ammorbante della correità o della sconsolazione, no.

Occorre operare in un silenzio costruttivo, leale e solidale, senza proclami e senza fuochi d’artificio;in silenzio per fare e non per far sapere,in silenzio per operare senza esitazioni,e senza tendere l’orecchio ai bisbigli e ai sussurri delle sirene di turno.

Diceva Sant’Agostino che la forma più sublime dell’ Amore è il silenzio. Facciamone tesoro per amare Napoli.

22/2/2007