La Voce del Quartiere
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IL MERCATO ELETTORALE di Già, il mercato elettorale. Di certo, una brutta espressione. Come può essere diversamente definito il passaggio di eletti da un partito all’altro, spesso per seguire il proprio tornaconto personale, sulle spire di un vento che tira là dove si intravvede un probabile successo elettorale? Stiamo registrando, negli ultimi tempi, tutta una serie di spostamenti. Per limitarci ai più rilevanti, sotto il profilo politico, citiamo quelli che, più vicino a noi, hanno interessato i deputati Mosella e Cesario, passati con Rutelli a sua volta transfugo dal Partito Democratico. E quello di Pasquale Sommese, consigliere regionale primo eletto nelle file della Margherita nel 2005 con circa 34.000 preferenze e con ben 96.000 voti alle ultime elezioni europee nelle file del Partito Democratico. Un protagonista della politica, non c’è che dire. Fermiamoci a fare qualche considerazione. Il deputato regionale ha detto, lasciando il partito nel quale, con il quale e per il quale era stato eletto, che nel Partito Democratico non si sentiva più a suo agio, perché c’era troppa sinistra. Punto di domanda: quanti elettori, cosiddetti di sinistra, hanno contribuito al successo del deputato votando semplicemente Partito Democratico? Quanti voti si dovranno sottrarre al patrimonio elettorale del su citato onorevole perché non in linea con il suo nuovo orientamento? E come li gestirà il deputato i rimanenti voti, nel giocare le sue carte di politico nel nuovo orizzonte partitico cui si dice aderirà? E normale stravolgere la volontà, le scelte e le decisioni di decine di migliaia di elettori, praticandole in contesti differenti se non contrari alle volontà, alle scelte e alle decisioni di cui sopra? Quanto farà costare al suo nuovo referente politico il patrimonio di consensi che gli porterà in dote? Cosa avrà in cambio nel mercato, sì mercato, far commercio, trafficare, che naturalmente ne seguirà? Quanti elettori lo seguiranno? Quanti non si sentiranno traditi per la fiducia che gli avevano accordato? Ecco, questi e tanti altri sono i punti di domanda che sorgono di fronte a certe operazioni. Abbiamo parlato del Sommese, persona perbene, ma quanti e quanti altri eletti fanno mercato dei consensi ricevuti? E’ mai possibile che nelle magre e rinsecchite praterie del nostro paese si muova ancora al pascolo il sempre immarcescibile popolo bue? Capita in tutti i partiti e in tutte le coalizioni, specialmente in vista delle consultazioni elettorali. I cambi di casacca sono cose frequenti perché lo spessore culturale ,ideologico e morale dei nostri rappresentanti è quello che tutti i giorni siamo costretti a registrare. Altra cosa sarebbe parlare di programmi, di problemi da risolvere, di soluzioni possibili degli stessi. Altra politica sarebbe positivamente da salutare! E’ una moda funesta, non c’è che dire. Nessuna tesi potrà mai giustificare quanto accade, là dove la parola dimissioni sarebbe auspicata come l’unica via per sacralizzare dignità e coerenza, rispetto per le persone e per le loro intelligenze. E per le loro scelte elettorali. Conforta, se così si può dire, un dato di realtà: la questione delle fughe interessa tutti i partiti, non solo il partito democratico. E una preoccupazione s’affaccia nella mente di chi scrive: se non si pone fine al mercato elettorale, così come anzi definito, si rischia brutto. Finiremo spiaggiati come le balene, una tornata o l’altra, per stare dietro al capobranco che non sa, o forse sa troppo bene, che pesci pigliare!
16/01/2010 |