La Voce del Quartiere

DARE VOCE ALLA GENTE PER
VINCERE LA SFIDA

di
Luigi Antonio Gambuti

Come fare per perdere una partita prima di giocarla.

Ci stanno provando gli amici del partito democratico che non tralasciano occasione per dimostrare quanto sia facile.

Lo hanno fatto in Puglia con la sfida a Nichi Vendola mettendoci la faccia e un bel po’ di prestigio personale.

Tanto per incapacità di lettura della realtà territoriale, per supponente arroganza e sufficienza e per dimostrare a se stessi come siano capaci di crearsi dei problemi e di restarne impigliati sino a restarne soffocati.

Tanto, e non era proprio necessario in un contesto politico che meriterebbe ben altra attenzione e più determinata volontà di potercela fare, per smontare l’insopportabile baldanza elettorale della maggioranza che governa le sorti del Paese.

Hanno giocato una partita già perduta in partenza; si sarebbero astenuti dal farlo se solo avessero avuto la sensibilità di guardarsi attorno e di ascoltarsi.

Ma tant’è. Il gioco allo sfascio per ripicche personali o per attivare improbabili accompagnamenti al tavolo della contesa ha dato i suoi frutti.

La linea Bersani-D’Alema ne è uscita a testa rotta e ricucire,in quel contesto,la trama della fiducia e individuare le ragioni,nuove, della speranza per affrontare da vincitori la sfida lanciata dalle forze berlusconiane sarà molto più difficile di prima.

Così in Campania, così da noi.

Capiterà di recitare la stessa sceneggiata se non facciamo tesoro della brutta figura fatta in Puglia.

E non si dica che questa è democrazia, è dialettica tra le parti come segno di maturità democratica, perché saranno tutte chiacchiere che aggraveranno le posizioni. Guardiamoci dentro.

Ci stiamo cincischiando in veti e giudizi sommari, lusinghe e recriminazioni, litanie ed invettive sino a determinare, perversamente, le condizioni ottimali per perdere la sfida prossima ventura, una partita delicata contro una coalizione che s’appresta, sotto la benedizione indiscutibile dell’unto del Signore, ad accaparrarsi quanto resta per completare il quadro di sistema delle sue riserve di potere.

Qui, come altrove, là dove le questioni si risolvono senza troppe discussioni, dove l’ordine di scuderia non ammette replicanti e a nessuno è consentito recitare fuori dal coro.

Nel partito democratico campano (napoletano più che altro, perché dalle altre zone della Regione arrivano, quando arrivano, segnali molto deboli di esistenza in vita) si stanno lacerando, di rinvio in rinvio, le ultime carte a disposizione, prima di arrivare al fatidico rien ne va plus, les jeaux sont faits.

Saranno guai allora e sarà inutile dire che soluzione migliore non si poteva trovare.

Da parte nostra, osservatori esterrefatti e sofferenti di quanto sta accadendo, non resta che segnalare il rischio che si corre continuando in questo modo.

Giocando con bizantinismi, storditi da parole di pagliette sempre presenti là dove meno te l’aspetti, rischiamo seriamente di perdere la sfida.

Una sfida delicata che, se perduta, porrà in mano alla destra berlusconiana i destini della Regione e con essi tutti i provvedimenti che, al di là delle emergenze, risentiranno della deriva populistico-autoritaria che sta mettendo in ginocchio la tenuta democratica del Paese, alimentando la cultura della forza distruttrice che dai potentati economici si scatena a danno delle fasce più deboli ed indifese delle popolazioni.

E non serve qui ricordare il festa, farina e forca come la storia ci ha insegnato, per segnalarne l’indiscussa pericolosità.

Più attenzione, più sensibilità e rispetto per gli elettori, allora.

Abbiamo appena salutato la nascita della politica dei tre forni, indotta dalla mancata cerimonia del matrimonio pugliese, voluta dai vertici del partito.

Si è sconfessato il bipolarismo perfetto, riaprendo i giochi per la riedizione, speriamo riveduta e corretta, di una politica di coalizioni allargate, là dove invece di dare ragione alle tesi dei capipartito, si dà più attenzione ai programmi e alle persone capaci di realizzarli.

Così ci si auspica che capiti da noi.

Che il partito democratico esca dalla nebbia delle discussioni interminabili e senza risultati; che tutti facciano un passo indietro e diano voce agli elettori per individuare il candidato governatore per la prossima tornata elettorale: ci sarà pure una persona perbene, decisa, di provata esperienza e capacità gestionale, libera da vincoli familistici e clientelari, coraggiosa e senza vicarianze?

01/02/2010