La Voce del Quartiere


Usciremo la sera per rapine?
di
Luigi Antonio Gambuti

Ci manca il cavaliere. Dalle atmosfere vellutate di salotti e garconniere, siamo stati catapultati nei grigi palazzoni del potere, rappresentati da austeri guardiani del rigore - Monti e i suoi banchieri. Si fa fatica ad accettare questa nuova situazione. Abituati ad incazzarci; per le furbate e le trovate dei suoi sostenitori; indignati per le offese recate al senso del pudore e al sangue sempre più amaro per le sconfitte della ragione e dei diritti da essa garantiti, si viveva in attesa di qualcosa di nuovo che facesse precipitare il castello immaginario di cartone dal quale il Cavaliere e i suoi imbonitori depredavano l’ Italia e i suoi elettori. Il nuovo, spinto da una crisi, è arrivato e ci ha trovato tutti impreparati. O quantomeno storditi, per il clamore accompagnato, là dove lagrime e sangue suonano come le note dominanti di tutto lo spartito. Lagrime e sangue si fa per dire, perché ne va di mezzo la vita stessa di intere categorie, messe alla fame e prossime alla fine. Usciremo a rapine, così come mi diceva un vecchio carcerato, impossibilitato a garantire il latte ai suoi bambini? Usciremo a rapine noi carcerati dalla fame prossima ventura? Fa indignare il battibecco televisivo sugli emolumenti dei parlamentari, sparati al pubblico senza alcun pudore. Dalla Serracchiani al Giro "cartesiano"; dalla Bindi all’ Alfano, abbiamo tratto la stessa impressione. Impudenza annunciata da una strafottenza come cifra dei ricchi e garantiti e una sorta di stupore per le meraviglie dagli interlocutori, poveri elettori, costretti alla fame. Lì si trattava di euro a migliaia, qui da noi, terricoli ammassati in una valle di dolore, si fanno i conti con gli spiccioli della tombolata. Chi ci ha ridotto in questo stato? Partendo da lontano, Mastella Dini e Bertinotti, che per smisurate ambizioni di potere, fecero la festa al mite Prodi. Facendo lazzariare Berlusconi, aprendo lo Stato al carnevale, là dove tutto s’ è fatto e niente s’ è concluso. Faremo era il tempo di allora; abbiamo fatto è il tempo dell’ oggi. E s’ è visto cosa han combinato. Con le pive nel sacco vanno ramenghi per le stanze e gli ambulacri una volta teatro e scempio di bandiere, dell’ onestà e del retto governare, ora impudentemente cianciano di manovre, rientri e ….giarrettiere smarrite! Peccato che non ci sono più soldi nel forziere. Finanche il Cavaliere lamenta la mancata acquisizione di Tevez il palloniere, sì da far pena ed indurre un po’ tutti a riflettere sulla povertà dei ricchi miliardari. Volevo intitolare questa riflessione: una sola bocca, un solo sesso, un solo ano. L’ ho scritta all’ interno di questa lamentazione : una bocca non gli basta quanto tiene, a lui, alla casta ed ai banchieri, ai ricchi contrabbandieri, agli imprenditori immobiliari, agli usurai e ai truffatori, ai ladroni di Stato ed agli scippatori di quartiere; non gli basta possedere quanto basta per soddisfare più del necessario le voglie legate a questi tre punti del nostro apparato corporale? Quanti pranzi e quante cene, quante donne e/o uomini e quanti buchi per farli defecare? Perché a loro migliaia di euro da bruciare e agli altri "ai molti" ai troppi nemmeno il necessario per tirare a campare? E’ questa la democrazia che meritiamo? Poveri noi ridotti a questo stato. Colpa dei partiti e quindi colpa nostra che li abbiamo votati. Riusciremo a risalire la china? Monti e i suoi banchieri, gente milionaria a tirare per le cuoia il popolo sovrano (ma di che?) avranno un bel da fare per riportare a galla il legno dello stellone tricolore, sbrandellato da manovre comandate e dirette da capitani sciagurati. Volevamo parlare di svuotamento della democrazia (Bertinotti); degli antibiotici giusti di Fornaro; della patrimoniale invisa a Berlusconi e delle rimostranze cigielline di Bersani; del coraggio di Camusso e della disponibilità socialista di Casini; della rottura sociale come rischio che si corre, dopo l’ avvenuta rottura dei maroni; delle porcate trogloditiche che hanno zittito il Minzolini; del non aver paura del coraggio di Massimo Giannini rievocando Moro; del clima nuovo da sfruttare secondo Grasso e i suoi inquisitori; dei capitali scudati e degli antichi errori; dei contributi di solidarietà e dei tagli alle pensioni, dell’ IVA e la benzina, dei saldi invariati, di rigore (tanto), di equità (scarsa) e di crescita (zero), di tutto e di più, perché troppo e tanto c’ era da dire. Non ci siamo riusciti. Nel bunga bunga comunicativo in cui ci siamo trastullati ci sorge ancora una volta, tremenda la domanda : usciremo la sera per rapine?

 

18/12/2011