La Voce del Quartiere
Tempo di vacanza
di
Luigi Antonio Gambuti
Tempo di vacanza, tempo di vuoto. Vacuo? No, tempo scarico di pesi e tormentoni, o tormentoni e pesi senza tempo, altrimenti. Comunque, tempo di sosta nel vortice della vita di tutti i giorni. O vortice esso stesso, dipende da come lo si riempie il tempo vuoto.
Qui da noi cade a proposito questa evenienza.
Come se il calendario l’avessero progettato per tempo, si è arrivati al tempo delle vacanze dopo una lunga corsa, ricca di fatti, cose, misfatti, qualche successo inaspettato.
Elezioni politiche, elezione del Capo dello Stato (auguri, Presidente), referendum, l’arrivo del Cardinale Sepe (il più "laico"dei vescovi napoletani), la vittoria dei mondiali di calcio.
Ad una lettura in chiave cronologica degli eventi si coglie subito un dato, riferendoci al Paese o a Napoli in particolare. Si è affermata una nuova cultura laica, più liberale (ci voleva qualcosa di sinistra, per questo?), forse più protesa al futuro che non attorcigliata sui dati del presente, come quella sinora vissuta e patita.
Si è auspicato e si auspica la cosiddetta ripartenza, come metafora di uno slancio nuovo verso il rischio del cambiamento, per portare nuovo vigore all’azione politica e amministrativa, e rassicurare il popolo degli amministrati e dei..tifosi nel futuro dei loro destini, presa in carico da una classe dirigente che si definisce nuova o almeno rinnovata nei suoi meccanismi più delicati.
Ci sono, a sentir dire, tutte le precondizioni perché il progetto di ripartenza riprenda alla meglio; ci sono le volontà espresse di rimboccarsi le maniche e lavorare, anche per scongiurare i ricorrenti lamenti delle cassandre di turno che non aspettano altro che vedere realizzate le loro funeste previsioni.
Per Napoli, in particolare, non dovrebbero esserci più alibi per non governare e governare bene la città.
Restano, sì, i problemi di sempre. E non si pretende che si risolvano nell’immediato e prossimo futuro.
Si pretende che si dia il segno di una volontà e di un coraggio, sinora attenuati dalle secche delle diatribe relative alle spartizioni delle poltrone, e si cominci per davvero a realizzare i programmi sui quali si è insistito per avere il consenso elettorale.
Il tempo delle vacanze non sarà un tempo vuoto se si porranno le premesse per la ripartenza autunnale. Per fare seriamente qualcosa di nuovo, da donne e uomini nuovi, per una città liberata da antichi e recenti compromessi.
I cittadini riempiranno questo tempo con diversi contenuti, laici e religiosi.
Si penserà a ritemprare il corpo e lo spirito per la ripartenza del dopo ferie.
Gli amministratori, pur’essi cittadini, si riposeranno a modo loro, mai lasciando sola la città, come segno di rispetto per chi la vive, come indizio di speranza per chi la vuole vivere con meno disagi e meno preoccupazioni.
17 / 07 / 2006