La Voce del Quartiere
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TRA ISTITUZIONE E ISTITUENTE di Se la Mariastella fosse un meccanico e se la mia auto dovesse aver bisogno di essere revisionata non penserei mai di affidarla alle sue mani, visto come si appresta a manutenere la scuola italiana. Sia ben chiaro. L’istituzione scolastica non può non essere interessata da manovre di cambiamento, proprio in vista del suo doversi adeguare costantemente alle richieste della società in cui opera il cosiddetto istituente, flessibile e mutevole. Tra i due soggetti l’istituzione, retta da regole e quindi, per sua natura rigidamente costituita in parametri stabili e duraturi e l’istituente, costituito da tutto ciò che interviene nelle vicende dell’uomo, imprevedibile, esigente, mutevole e storicamente legato alle domande della quotidianità, corrono alcune questioni che, quando si tratta di scuola, non possono essere ignorate. Una di queste riguarda il soggetto che vive sulla scena dei rapporti tra l’istituzione e l’istituente, un soggetto che, pur costretto a misurarsi necessariamente con regole, divieti e limiti imposti dalla legge, nondimeno non può dirsi scevro da interessi , incertezze e dubbi che fanno capo alla propria dotazione personale di libertà-responsabilita’ e lo impegnano a contenere ed equilibrare i propri istinti -desideri, per essere in regola con i comportamenti legali esigiti dalla comunità di appartenenza. Uno degli scenari su cui si registrano più frequentemente queste dinamiche resistenza-cambiamento è rappresentato dalla scuola. Cambiare, non cambiare; riformare, non riformare; resistere o arrendersi all’incursione del nuovo. Nessuno nega che resistere sull’esistente che caratterizza l’istituzione-scuola oggi può essere dannoso per la formazione delle nuove generazioni; così come nessuno deve sentirsi autorizzato,in nome dell’istituente che incalza, a smantellare l’impalcatura su cui si regge l’oggetto da riformare. Nel conflitto che ne deriva chi ci va di mezzo sono i destinatari del servizio che la prima deve erogare e la qualità del secondo che, bloccato da risentimenti e divieti, non corre con la storia del momento, non si adegua alle richieste di mutamento che salgono dalle masse degli utenti e quindi non riesce a garantire la minima soglia di qualità del servizio stesso. Ecco, allora, l’esigenza di salvaguardare l’uno e l’altro dei due punti in discussione; una salvaguardia che deve innanzitutto tutelare il soggetto terzo che, in questo caso, è l’utente -alunno, la persona che vive in esso, con tutti i suoi diritti da esercitare e i doveri che gradualmente deve imparare ad onorare. Ma la salvaguardia non può essere affidata a chi non rispetta le esigenze-bisogno proprie delle persone che vengono chiamate in gioco a favore del rispetto e della ragione di meri elementi strumentali, in questo caso ragioni di bilancio, numeri e cifre. Chi non riesce a valutare sino in fondo il tasso di pericolosità che risiede nel far prevalere le esigenze di bilancio sulle esigenze della persona, non dovrebbe trovare patria nella gestione del potere in una società democraticamente costituita. E se lo trova, questo potere, e lo esercita, deve sapere che, così facendo, mina alle basi della società futura, impedisce ai giovani di trovare lo spazio adeguato per crescere in conoscenza e competenza e prefigura scenari che a definirli sudamericani pare cosa da non impressionarsi più di tanto. Così stanno facendo Tremonti e Gelmini. Alla logica dei numeri hanno sottomesso la logica delle persone,la loro dignità, i loro bisogni e il loro futuro. Nell’opera di manutenzione che si sono impegnati a fare nel sistema scolastico italiano stanno distruggendo le parti vitali del meccanismo sino a renderlo inservibile, pronto per lo scasso o per una eventuale rottamazione, in cambio di un apparato più efficiente, non si sa quanto più democratico, aperto a tutti, dove ciascuno dovrebbe trovare le migliori pari opportunità per ricevere un trattamento diverso adeguato alla propria originalità. info@lavocedelquartiere.it
29/10/2008 |