La Voce del Quartiere
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TEODEM E LAICISTI FUORI GIOCO di L’avevamo previsto. Tra laici e cattolici, le due anime del partito democratico impegnate a trovare una sintesi valoriale che ne definisse il profilo identitario, si sono ascoltate dissonanze tali da turbarne il delicato processo di costituzione e di far calare l’attenzione su quanto di più importante si deve giocare sul tavolo delle scelte e delle decisioni in ordine ai problemi concreti e reali che attanagliano il paese. La recente questione, che rientra tra quelle che trattano delle materie "eticamente sensibili", sollevata da un emendamento nel decreto governativo sul tema della sicurezza, ha smosso le acque già agitate del dibattito sul profilo valoriale della nuova compagine politica. E questo è un segno, sì, di vivacità intellettuale e di interesse politico alle domande più profonde che pone l’uomo contemporaneo, quanto segno di una difficoltà crescente che, se non risolta in tempo, rischia di non aiutare a saldare la fattura di partenza che è alla base dell’unione fra i due partiti che si sono costituiti in un unico soggetto. La posizione della senatrice Binetti e le reazioni che essa ha scatenato hanno creato più danni che vantaggi alla salute della nuova creatura, riportando il dibattito su temi di una delicatezza particolare. Non tanto per i risvolti che si possono registrare in campo nazionale, terreno di incontro –scontro di punti di vista nettamente differenti ma di forte spessore teoretico, quanto per le ricadute che la questione può avere in campo locale, là dove si vive di rapporti più immediati e ravvicinati, che non facilitano a riconoscere l’urgenza e la necessità di fare sintesi per esprimere una voce ed un progetto comuni. Là dove si fanno crociate e si rivendicano posizioni antistoriche, innalzando barriere e fomentando divisioni. E’ da salutare con una certa soddisfazione, quindi, l’intervista del cardinale Bertone rilasciata a Famiglia Cristiana, un autorevole intervento che ha riportato la discussione sui rapporti tra Stato e Chiesa in una normale dialettica tra posizioni diverse ma equidistanti e rispettose l’una dell’altra. Riferendosi agli intellettuali di sinistra e ai leaders storici dell’ex partito comunista, da Gramsci a Togliatti a Berlinguer, il cardinale segretario di Stato ha riconosciuto che essi "avevano una visione laica ma morale, cioè credevano in un progetto morale ed etico autentico". E che "c’era più rispetto verso la religione" diversamente da oggi, per "le prese di posizione di certi laicisti", non mancando di sottolineare che la Chiesa "è una risorsa per le comunità del Paese" in quanto esprime "una posizione non partigiana o confessionale, ma che corrisponde al diritto naturale" e rimanda, infine, ai valori che costituiscono la base della convivenza civile e democratica. Questa l’alta e autorevole lezione del cardinale Bertone che ha dato il benservito agli immarcescibili integralisti di sempre e dell’ultima ora, legati al carro di una presunta quanto sterile difesa di una posizione confessionale che stenta ad aprirsi al confronto con la modernità, inducendo a sottovalutare le sfide che lancia l’attuale società laica, democratica e pluralista di respiro internazionale. D’altra parte, la lezione del Cardinale ha tolto il fiato agli eccessi di un laicismo esasperato che, in nome di una libertà dell’uomo da ogni vincolo (religio) e da ogni dipendenza, ne fa un essere isolato, senza identità, di per sé e per se stesso situato in un determinismo senza prospettive. A che serve dunque continuare nel dibattito aperto tra Binetti e Odifreddi e su quello più recente acceso dalla moratoria sulla legge 194 proposta da Ferrara, sposata da Ruini e subito "afferrata" dalla Binetti stessa, se non a mantenere il confronto sulle linee di una pura teoresi filosofico-nominalistica, a scapito di una puntuale e rigorosa attenzione ai problemi reali della comunità organizzata ? A che serve acuire
le differenze se non a rendere sempre più difficile la realizzazione di un
linguaggio comune per affrontare, insieme e con maggior forza, le difficoltà e
le contraddizioni che rendono difficile realizzare persino l’esercizio dei più
elementari "diritti naturali" che tutti, Stato e Chiesa, riconoscono e
tutelano? 13/ 01/ 2008 |