La Voce del Quartiere
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MAI PEGGIO DI COSI’, SIGNORE di Signore, mai peggio. Così disse un tizio travolto dalla corrente di un fiume in piena. Così pensavamo noi, in attesa di vedere applicata la normativa "riformista" sottoscritta dalla ministra Mariastella, quand’ecco che ci si ripresenta una sorta di controriforma,una pezzottatura di maniera che risente delle incertezze , per non dire delle incompetenze, di chi pone mano a degli organismi delicati senza rendersi conto dei danni che si possono provocare. Senza considerare, come abbiamo scritto di recente, che si tratta di persone e non di numeri, di persone come universo complesso fatto di originalità,ragioni e sentimenti. E’ di poco momento, che sotto la pressione e la spinta dei sindacati, è stata lanciata la nota ministeriale che ripropone in chiave controversa il devastante pacchetto riformista della Minerva romana. Nessun dietrofront, nessun passo indietro, si affanna a dire la maggioranza governativa: è il solito difetto di comunicazione ,le fa eco il Cavaliere del dico e del non dico, tanto per praticare la politica dell’annuncio,della smentita e della confusione che ne deriva. Non avevamo più intenzione di occuparcene, se non in chiave interpretativa, all’uscita dei decreti di applicazione della famigerata legge 133. Lo rifacciamo mettendo a fuoco, con la semplicità e il rispetto dovuti a chi ci legge, le questioni principali di cui si discute. La scuola dell’infanzia, comunemente chiamata scuola materna, era stata pianificata per una "progressiva generalizzazione del modello antimeridiano" vale a dire con orario ridotto di venticinque ore settimanali affidato ad un solo docente. Si è tentato di modificare, dopo quarant’anni , la struttura organizzativa prevista dalla legge istitutiva di questo settore scolastico (lex 444/68) che prevedeva due docenti su una sezione, per un tempo di quaranta ore settimanali, di cui due di compresenza giornaliera nel tempo mensa. Nella pianificazione "riformista" avevano picconato maldestramente questo sistema organizzativo consolidato e le hanno avute di santa ragione,facendosi trovare con le mani nel sacco: era solo una questione di tagli,di squallide manovre tremontiane per far soldi tagliando, a regime, il 50% dell’organico. Dopo le contestazioni, si sono ricreduti e, gattopardescamente, hanno riproposto la vecchia consolidata struttura organizzativa, quella che si voleva tagliare, come una …novità. Il "facite ammuina"di antica memoria funziona sempre per sbalordire i selvaggi e lo si ripropone sovente per far vedere che si fa qualcosa per legittimare le proprie inconsistenze, specialmente quando non si riesce a fare il colpo grosso come avevano tentato di fare. La scuola primaria, già scuola elementare. Qui stanno facendo il danno più grave, dimostrando di non aver mai praticato una scuola, di non conoscerne le dinamiche, i climi e le complessità organizzative . Si fa presto a dire il maestro unico non si tocca e che mai più ci saranno dei maestri in compresenza sulla stessa classe. Sono solo proclami che tradiscono la voglia di risparmio e che nella realtà troveranno pochi spazi per realizzarsi. Tra i tanti, fermiamoci a un dato, quello più devastante e demagogico, a nostro avviso: la possibilità, riconosciuta alle famiglie, di scegliere il modello orario per la scuola dei propri figli. Ne verrà fuori una scuola alla carta, come è stato detto, là dove ognuno entra e si serve come meglio gli aggrada. Vuoi il brunch, il fast-food, il nostrano vaco ‘e press o il sontuoso pranzo nuziale che dura l’intera giornata? Puoi servirti, basta che a fine febbraio ti presenti (un altro rinvio,pure questo!)e il ristorante-scuola ti servirà a puntino,facendo scempio dell’igiene mentale dei tuoi figli, degli equilibri esistenziali e professionali degli operatori scolastici e di tutto il settore che ruota attorno al sistema. I quattro modelli organizzativi a 24, 27, 30 e 40 ore di prestazioni-servizio, sottoposti alla scelta delle famiglie, potranno alla lunga determinare la sconfitta definitiva di un settore scolastico che,unico per eccellenza nel panorama formativo del Paese, doveva, sì doveva essere ridimensionato verso il basso, messo in crisi, per appiattire le coscienze e "costruire"generazioni ad uso e consumo del potere. Si esagera? Si chiude il cerchio infame di una politica che non tollera dissenso o alternative ai suoi progetti"riformisti", a tutto vantaggio di una classe dirigente che ha l’unico interesse di perpetuare se stessa. Non si può spiegare altrimenti l’accanimento su questo settore, specialmente ora che si è lanciata la proposta di affidare alle famiglie la facoltà di scegliersi il modello di scuola che vogliono, fermo restando la disponibilità di risorse materiali e immateriali. Con questa logica, non è più la scuola che offre ma è la famiglia che chiede, e chi vive nella scuola sa quanto sia difficile conciliare le due opportunità. Con questa mossa si è innescata una miccia pronta a fare esplodere i conflitti fa le varie istituzioni, gestirne dal di fuori le tensioni, raccogliere le macerie e ricostruire, là dove si renderà necessario, una scuola nuova, a misura e a servizio degli interessi del regime. Chi vive nella scuola o di scuola sa benissimo a cosa si va incontro con questa proposta; con tutto il rispetto per la partecipazione democratica nella gestione sociale della scuola,così come prevista dalla legge 477/73 e dal DPR 416/74 (mi si perdoni per le citazioni) non si può non considerare le difficoltà operative per realizzare una offerta di orario pluriarticolata nella stessa scuola, in risposta ad una richiesta altrettanto pluriarticolata fatta dalle famiglie, tanto e solo per evitare la compresenza di più docenti nella stessa classe e per affidare ad un solo maestro la conduzione didattica della scolaresca. Tanto e solo per risparmiare, per dirla con estrema amarissima chiarezza. Nessuna ragione psico-pedagogica,nessuna esigenza formativa. Pochi elementi, tra i tanti (si potrebbe scrivere un trattato),vogliamo porre alla riflessione dei lettori. Come si concilieranno le esigenze delle famiglie con le varietà organizzative della scuola? Riuscirà, questa, a realizzare una struttura oraria uguale per tutti o sarà chiamata a diversificare i suoi interventi? Ne avrà risorse e competenze? Come si organizzerà, la dove esiste, il servizio di trasporto pubblico e privato degli alunni? E chi ha più figli nella stessa scuola, come farà a conciliare le diversità organizzative della giornata scolastica di costoro? E se in una classe ci sono famiglie che optano per il modello 24 e altre per il modello 27 o 30, cosa succede? Si decide a maggioranza? E se ci sta il maestro unico pluricompetente, chi se lo prende? Come gestirà, costui, gli orari delle sue discipline? Cosa sacrificherà e cosa farà nelle due ore settimanali di straordinario pagate dalla scuola, successivamente " rimborsate " dall’Amministrazione a se stessa? E come si organizzeranno gli orari per le attività funzionali all’insegnamento, ammesso che queste trovino ancora spazio e considerazione in una scuola che si fa sempre più dequalificata? E come e tanti altri e come che solo chi vive e sta nella scuola può porsi come preoccupati e preoccupanti interrogativi. Una cosa è certa. Scartata la possibilità di realizzare il tempo pieno delle 40 ore settimanali per la cronica incapacità delle amministrazioni locali di garantire strutture e servizi adeguati alla bisogna, ci resta ben poco da sperare per una scuola che cammini in "serenità e letizia"per compiere compiutamente il proprio dovere. Già lo era prima del disastro riformista; lo è ancora di più oggi che la si lascia al ludibrio di una scelta che non si capisce come e quando verrà fatta, nella convinzione che, comunque, sarà una scuola "a richiesta", alla carta, senza più l’autorevolezza di una istituzione salda nei suoi principi organizzativi,certa delle sue impostazioni metodologico-didattiche, sicura degli obiettivi che vuole perseguire ed informata da una chiara e competente impostazione pedagogica. Per concludere, alcune note per dimostrare la marcia indietro che il governo nega di aver fatto. Lo spostamento di un anno della riforma della secondaria di secondo grado; i mancati annunciati interventi sull’università -solo proclami e nessun taglio- là sì doveroso per gli scandalosi assetti denunciati; i cambiamanti verso l’alto degli orari di lezione delle scuole secondarie; la riproposizione del servizio di sostegno per le persone diversamente abili; lo slittamento delle operazioni di razionalizzazione della rete scolastica; il congelamento dell’incremento del numero massimo degli alunni per classe e l’apertura di un tavolo di confronto sul precariato. Ci mancava -ed è arrivato- il ripensamento di Brunetta sulle visite fiscali e, per adesso , il cerchio si chiude. Se non è marcia indietro questa,cari lettori,ditemi come altro si può definire. Mai peggio, Signore? In attesa dei regolamenti di attuazione della legge 133, riproponiamo l’interrogativo. Non si può mai sapere.
info@lavocedelquartiere.it 22/12/2008 |