La Voce del Quartiere

IL SINDACO? CARISMATICO E’ MEGLIO

di Luigi Antonio Gambuti

In un convegno del Partito Democratico è stato autorevolmente detto che oggi non c’è bisogno di figure carismatiche per guidare la coalizione (eventuale) del centrosinistra perché in un regime democratico vanno privilegiati i giochi di squadra.

E questo per l’elezione del Sindaco di Napoli. Niente da eccepire sotto l’aspetto formale, o teorico, se vogliamo scindere la questione per farne un’analisi accurata o quantomeno aderente al contesto in cui ci muoviamo, politicamente parlando.

Forse a indurre il timore per una figura carismatica a capo di un gruppo di pari ( in democrazia non esiste un primus inter omnes) è il declino dell’esperienza berlusconiana che sta tramontando in maniera irreversibile, proprio per la caduta di spessore e di stile del carisma del capo.

Il rischio che si corre, infatti, nel mettere a capo di un gruppo, di una lista o di un partito una persona che racchiuda in sè quelle capacità tali che le fanno riconoscere il possesso di un carisma –dono divino elargito dalla Spirito Santo ad un credente a vantaggio di tutta la comunità- è quello di perderlo di vista o di essere persi di vista, con un allontanamento reale del capo dalla sua gente e dai problemi che essa manifesta e della gente dal suo capo, perché non lo riconosce più come tale per la distanza che costui ha messo tra la realtà sofferta dei suoi sottoposti e il suo universo esistenziale "sovrannaturale".

Non è forse questo che sta avvenendo con Berlusconi?

E non è forse questa la preoccupazione espressa per giustificare la negazione del capo carismatico da parte del partito democratico?

Dal nostro punto di vista ci riteniamo poco concordi con questa preoccupazione e per diversi motivi.

Primo, perché nell’universo mediatico in cui siamo immersi una persona capace di affabulare la realtà e proporre soluzioni ai suoi problemi in maniera decisa e creativa, come epifania del potere riconosciutole per via delle sue caratteristiche di capo al di sopra delle parti, sovradimensionato e svincolato dai lacci delle normali quotidianità e sorretto da una forte dote di legalità, può finalmente rompere la deriva delle incertezze e dei personalismi,dei giochi di corrente e degli agguati o dei colpi di mano e rappresentare un sicuro punto di riferimento per gli elettori.

Secondo perché, rappresentando la sintesi che porta a compimento un progetto politico e di governo che fa giustizia delle divisioni che hanno costituito e costituiscono il male assoluto che il centrosinistra ha sofferto in questi ultimi anni, può autorevolmente svolgere il suo mandato al riparo dei cecchini che, per quanto si agisca, non mancano mai nei nostri territori.

Si tratta, dunque,di una persona capace di rappresentare nella sua unità psicofisica,morale e culturale,l’universo delle modalità espressive di una comunità di individui che trovi nella stessa risposte più adeguate alle sue domande e che si configuri come riflesso positivo di ogni singola particolare soggettività.

Una persona, piuttosto un personaggio, nella quale chiunque possa ritrovare una parte di se stesso, riporvi la sua fiducia e proiettarvisi come prolungamento di un sè desiderato,capace di realizzare i suoi legittimi obiettivi, di qualunque natura essi siano.

Si tratta,dunque, di un rappresentante vero,vicino al popolo, sentito come appartenenza e come figura da imitare, vicino all’ideale del buon governatore, vale a dire di colui che governa e non gestisce,di chi si prende cura e si spende in prima persona e che non lascia che altrui lo facciano, sotto l’altrui direzione.

Esiste,nel dizionario umano nostrano, il nome di questo personaggio?

Siamo testimoni preoccupati di fatti non proprio edificanti che accadono in questi tempi di primarie nel nostro Paese.

I fatti di Torino ci hanno sconfortato, le notizie da Bologna non presentano niente di nuovo se non le solite manovre di partito. Napoli non è da meno,tormentata da problemi che non dovrebbero lasciare spazio ai soliti giochi di prestigio.

O,quantomeno,la situazione in cui ci troviamo dovrebbe ammonirci a comportarci da persone più responsabili e più attente,meno disponibili a stipulare compromessi e a fare accordi sottobanco per la spartizione di quel tasso di potere che oggi puzza più di sempre, per via della maleodorante questione dei rifiuti.

Napoli ha bisogno, come esigenza ineludibile per sopravvivere come comunità civile organizzata, di essere governata da persone che, al di sopra delle parti,possano utilizzare la forza elettorale come garanzia del comando in nome del quale progettare,disporre ed imporre azioni positive per il perseguimento del bene comune.

C’è bisogno, allora,di una persona "carismatica" che sia per Napoli motore di riscatto e di resurrezione,esempio vivente di onestà intellettuale e morale,colta e competente che faccia della sua missione sindacale una battaglia di civiltà democratica e di giustizia solidale per raddrizzare,per quanto possibile, la deriva populistica lazzara e irresponsabile che si è annidata tra le pieghe delle istituzioni.

Bisogna,allora,salutare le primarie come occasione privilegiata per far emergere questa improrogabile esigenza: mettere al comando della città un pilota che conosca bene il percorso da tenere, e che rassicuri coloro che fiduciosamente gli si affidano; che sappia alzare la voce e far pesare la sua autorità,che sia specchio fedele dei volti dei suoi amministrati e si spenda senza sconti per perseguire i suoi obiettivi che ,alla fine, devono essere gli obiettivi di tutti e mai quelli personali.

E nella ricerca di questa personalità si faccia attenzione a non farsi male come a Torino.

Che non ci si sconfessi,non ci si accusi e non ci si arrenda con le dimissioni o con le delegittimazioni dei compagni di cordata che pure sono parte della stessa famiglia.

Si impari a lavarsi in quest’ultima i cosiddetti panni sporchi (e ce ne sono,purtroppo) e si esca dalle primarie con un nome candidamente vestito da offrire alla contesa elettorale.

E, solo quello deve essere privilegiato,come elemento rappresentativo della coalizione,da qualunque parte o partito esso provenga. Si tratta,come si vede,di puntare ad una alleanza di tipo sociale più che ad una alleanza di tipo politico, alla costituzione di un patto di civiltà responsabile e solidale, per individuare obiettivi sicuri e risorse ideali per la loro realizzazione.

    29/11/2010