La Voce del Quartiere
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Semiologia della comunicazione elettorale di
Nei moderni sistemi di comunicazione si utilizza una molteplicità di segni per veicolare messaggi da un trasmettitore ad un ricevente. I segni, che costituiscono i canali attraverso i quali viaggiano i significati, si esprimono in codici-linguaggio che a loro volta si manifestano come fatti, episodi, espressioni da cui si possono leggere indizi, trarre deduzioni e acquisire conoscenze. Non serve qui trattenersi nella lettura analitica dei codici attraverso i quali la campagna elettorale in atto sta trasmettendo la volontà, le proposte, le promesse, quand’anche le ingiurie dei candidati alle diverse poltrone dei livelli politico-istituzionali. Né ritorna utile avventurarsi in uno studio sistematico dei significati simbolici che i linguaggi utilizzati dai candidati diffondono tra gli elettori, né è necessario approfondire quali e quanti effetti essi producono nella delicata operazione di scelta che si va a compiere nella cabina elettorale. Roba da studiosi questa,da esperti in sociologia della comunicazione, da analisti e filosofi. A noi, per quanto ci interessa, basta fare una semplice operazione di antropologia culturale per evidenziare ed interpretare, alla buona, i messaggi che ci pervengono dalle diverse rappresentanze politiche e dai candidati che nelle stesse si agitano per ottenere il consenso e vincere la partita. Talvolta è il segno stesso che diventa messaggio. Ed è dal modo in cui il segno, o il codice-linguaggio viene utilizzato dal candidato, che si può conoscere e definire la personalità dello stesso e la sua visione del mondo. Il suo modo di proporsi, il modo di controllare i movimenti del corpo,la postura che assume di fronte a chi l’osserva, la capacità di utilizzare lo sguardo, la chiarezza della parola e l’articolazione del linguaggio, sono capacità non semplici da gestire per chi si espone di fronte ad una telecamera o al cospetto di centinaia di persone variamente interessate nei comizi di piazza. Così come la capacità di gestire la verità che dice di possedere per la soluzione dei problemi, con l’utilizzo di perifrasi stereotipe e ridondanti per evitare il rischio di affrontare con una dichiarazione diretta la responsabilità di quanto afferma nel confronto con gli elettori. Cosa meno impegnativa quando il candidato si presenta e comunica attraverso codici-linguaggio che esprimono il suo pensiero in assenza di confronto e in totale assenza di partecipazione. La comunicazione, in questo caso, avviene in modo unidirezionale e non consente al polo ricevente nessuna opportunità di intervenire, se non quella, poco redditizia per quest’ultimo, di valutare e decidere cosa fare. Parliamo della comunicazione elettorale fatta attraverso i manifesti di coloro i quali si propongono di amministrare la Città ed il Paese. A nessuno sfugge quanto sfascio hanno provocato al bene pubblico alcuni candidati in nome di una rinascita della città, di una Italia da rialzare, di una civiltà da reimpostare e realizzare. Già questa prima osservazione basterebbe a qualificare certi personaggi che, predicando bene, con parole e frasi inconcludenti (tempo fa ci siamo divertiti a farne un …carosello elettorale) razzolano malissimo nel cortile in cui dovrebbero servire e dove, al contrario, già si sentono padroni, sporcano, deturpano, offendono, prevaricano, ostentano in maniera volgare la loro prepotenza e le loro potenzialità di fuoco elettorale. E le loro ricchezze. E’ osceno quanto sta capitando nelle nostre città. Migliaia di manifesti, lenzuolate trepersei, striscioni, volantini e santini sono a carico di certi candidati e non si spiega come mai siano indotti a bruciare risorse ingenti di denaro, o si immagina perché siano indotti a farlo. Come potranno mai rientrare nelle spese modesti consiglieri comunali con il gettone municipale? E se non questo, che altre risorse troveranno? O forse lo fanno solo per la gloria, per un effimero riscatto di casata o per avere chiavi di apertura per certi cortili di più consistente portata? A pensar male, diceva qualcuno, si fa bene. Al di là di tutto questo, tuttavia, bisogna registrare un dato di realtà. Non c’è rispetto per la Città, non c’è rispetto per chi lavora,per chi opera onestamente da cittadino normale. E viene fuori la domanda come conseguenza della riflessione sui rilievi appena effettuati. Che pensano certi candidati con l’arroganza grassa di certi investimenti elettorali, cosa pensano degli elettori? Ritengono di avere a che fare con gente con l’anello al naso, che aspetta di essere guidata, convinta, plagiata da certe facce, da certe risibili proposizioni e dal passaggio ossessionante di autosandwich e furgoni tazebao? Gli elettori, a nostro avviso, sanno valutare. C’è tanta gente perbene nelle liste elettorali. Gente onesta, laboriosa, discreta e rispettosa. Gente che ha da dire e fare cose nuove e ama il suo paese. E che aspetta di essere eletta a servire, questo sì, per realizzare un nuovo modo di essere cittadini di una realtà più virtuosa. 14/ 04/ 2008 |