La Voce del Quartiere
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SPARIGLIAMO LE CARTE, SI
TORNA di Troppe cose sono successe in queste ore per operare una analisi pacata ed imparziale delle vicende politiche del paese. Non le elenchiamo perché siamo convinti che ormai sono conosciute da tutti. Ci azzardiamo a fare qualche riflessione sui dati di realtà che lo scenario ci presenta orientando il nostro punto di vista a partire dal Partito Democratico, la formazione per la quale nutriamo speranze e preoccupazioni. Le une per il riscatto di una democrazia credibile, le altre per il contesto in cui la nascente creatura viene a muovere i passi, ancora incerti per la fragilità delle sue giovanissime membra. Ci si stava esercitando dialetticamente sui rapporti interni alla neo-formazione , tra i teodem e laici- democratici da una parte e tra massimalisti e riformisti di sinistra dall’altra. Era interessante seguire il dibattito tra le diverse "visioni del mondo", specialmente su quelle relative ai cosiddetti obiettivi sensibili, per salutare finalmente un ritorno alla politica ragionata e colta, trattata con riguardo ai temi antropologico-culturali che, dopo la caduta delle ideologie, si era ridotta ad una strumentale sequela di provvedimenti estemporanei, mirati soprattutto alla conquista e alla gestione delle leve del potere. Non era tempo perso, perché ci si sforzava di individuare una identità ben definita di una formazione politica che mantenesse inalterate le caratteristiche dei soggetti che le davano vita, facendo sintesi delle stesse per approdare ad una figura nuova. Oggi, problemi ben più rilevanti sul piano sociale appesantiscono il dibattito politico. E richiamano tutti a rinserrare le fila, a dissotterrare le asce di guerra e a rimettere in sesto le falangi per marciare verso la vittoria che arriderà a chi saprà conquistarsi i consensi nella ormai ineludibile vicina tornata elettorale. Già il centrodestra ha ricompattato le fila. Archiviati i maldipancia di Fini e i distinguo di Casini, le bizzose prese di posizione della Lega, trovata la sponda favorevole dagli accadimenti registrati nel partito di Mastella, Berlusconi ritrova la mai dismessa baldanza e si prepara alla riconquista del potere. Dalla parte opposta un centrosinistra sbandato, deluso, conflittuale e perciò incapace di praticare un linguaggio unitario specialmente sui temi di grande spessore sociale, e costretto a sciogliere le fila per ripensare cosa e come fare per parare la valanga di accuse che,alquanto strumentalmente,gli vengono rivolte dagli avversari. E deve,soprattutto,ripensare un nuovo modo di fare politica,nuove strategie di alleanza, nuovi scenari sui quali far valere le buone ragioni dei provvedimenti adottati per affrontare e risolvere i problemi del Paese. Il compito di chi perde è sempre più difficile. Lo sforzo per rimontare la sfiducia è immane se comparato al facile compito che tocca alle opposizioni, che vendono per oro colato il loro dissenso e fanno tesoro delle delusioni e delle amarezze della gente. Fra i perdenti, nella presente vicenda governativa, si trova in piena fase di gestazione, il Partito Democratico. Suo malgrado, e senza responsabilità dirette in quanto tale,si trova ad affrontare situazioni nuove ed impreviste, marcando i sentieri di una rivincita che lo vede protagonista di un cambiamento radicale del modo di "fare" politica, per non dover subire,ancora una volta, i ricatti e le imposizioni di chi non ha né la consistenza, né la qualità, per determinare le vicende della storia politico-amministrativa del Paese. Il segretario Veltroni giorni fa ha sparigliato le carte dicendo di voler correre da solo. Ed è successo quel che è successo e non solo per i fatti della mastelleide, quanto anche e soprattutto per la paventata riforma elettorale che avrebbe di fatto cancellato molte formazioni politiche minori, inducendole, per sopravvivere, a coalizzarsi con la prevedibile conseguenza di perdita di identità e di potere contrattuale. Allo stato la provocazione veltroniana ha creato qualche problema di riflessione in più tra i cattolici democratici e i laici riformisti confluiti nel Partito Democratico. Anche e soprattutto a fronte della ricompattata compagine del centrodestra ,spinta a riaggregarsi in vista della prossima tornata elettorale. Non pare ancora maturo il tempo per tentare operazioni di isolamento tattico se non si è in possesso di una "macchina da guerra" ben accordata, unita nelle intenzioni e più ancora unita nella progettazione delle strategie di sviluppo virtuoso della Nazione. E che abbia risolto le questioni residue di carattere ideologico . Un corpo ancora indebolito dalla condizione di precarietà determinata dai lavori in corso può essere attaccato e sconfitto da chi con uno strumento offensivo già collaudato può far valere le sue ragioni con maggior presa su coloro i quali devono esprimere il consenso elettorale. E’ questa la preoccupazione che si avverte sia a livello nazionale che a livello locale. E’ tempo di ritentare percorsi nuovi per aggregare il consenso elettorale su questioni concrete, visibili,sofferte e condivise da tutti, mantenendo ferma la barra dell’identità e dell’autonomia per coniugare, assieme agli altri soggetti sensibili allo stesso modello di sviluppo, il verbo del rinnovamento morale e civile delle nostre comunità.
29/ 01/ 2008 |