la Voce del Quartiere
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DELLA CRISI, DELLA SOLIDARIETA’, di Luigi Antonio Gambuti Comincia l’anno e, nel programmare uno scorcio di futuro, non si può non guardarsi attorno e valutare la situazione del presente, lascito di un passato appena vissuto. Obiettivamente, c’è poco da progettare per domani se l’oggi che l’ieri ci ha lasciato è quello che nel presente stiamo vivendo e che ci scorre fra le mani in maniera vischiosa, rendendole indebolite ed incapaci di afferrare un qualsivoglia appiglio per tirare diritto verso obiettivi sicuri. Si parla e si scrive di crisi in questi ultimi tempi. Crisi economica, crisi politica, crisi morale, crisi sociale, per riassumerla in un termine solo. Non staremo qui ad analizzare le crisi e a immaginare eventuali e probabili vie d’uscita. L’hanno fatto in tanti e con maggiore autorevolezza di chi scrive. Ci limiteremo, semplicemente, ad individuare qualche tracciato sul quale pentagrammare eventuali e credibili note positive, a favore di tutti, perchè i fenomeni critici che stiamo vivendo toccano l’universo delle comunità organizzate in maniera planetaria, senza dare spazio a riserve di immunità o di lontananza da eventi negativi. La crisi economica globale è figlia di una sconsiderata politica finanziaria messa in atto da agenzie che hanno superato la soglia di compatibilità tra produzione e consumo, tra la domanda e l’offerta, tra disponibilità-solvibilità, sino a frantumare il necessario e fondamentale equilibrio che sottende alle leggi del mercato. Giocando sovente sul virtuale, si sono costruite ricchezze inesistenti, realizzando quella sovrapproduzione generalizzata le cui caratteristiche sono il "passaggio rapido dalla prosperità alla depressione, il calo della produzione, la conseguente diffusa disoccupazione, prezzi tendenzialmente decrescenti, bassi salari e contrazione dei profitti". Una realtà fatta di fame vera,di ansie e di paure che non si riesce , per quanto si predichi e si incoraggi ad essere ottimisti, non si vede come si possa prospettare diversamente. Ne consegue una forte perdita di fiducia, una sfiducia verso coloro i quali hanno avuto, hanno e dovrebbero avere la responsabilità di realizzare e mantenere le condizioni per le quali i delicati equilibri socio-economici si mantenessero su parametri compatibili con le esigenze, sia dei singoli che delle comunità organizzate. Recuperare la fiducia,dunque. E’ questa, a nostro avviso, la strategia da mettere in campo per uscire dalla palude della crisi. Ammesso che quest’ultima, al di là della lettura negativa che se ne fa, possa essere considerata come un momento di crescita e di cambiamento di un sistema ormai obsoleto e non più adeguato alle domande della modernità. Non si può fare a meno, pertanto, di creare tutte quelle condizioni perchè gli individui ricomincino a credere di potercela fare, perché le istituzioni si attrezzino per recuperare la credibilità perduta e perché le comunità,al loro interno, riconsiderino di attuare un nuovo tipo di relazioni che faccia tesoro dei grumi di esperienze positive"fiduciarie" ancora esistenti, per attualizzarli e farne lievito per ricominciare a tessere trame di rapporti soddisfacenti. Si tratta di imparare a navigare nella società "liquida", instabile e di difficile lettura per la sua imprevedibilità; si tratta di riparametrare nuove relazioni umane sulla base di un reale e non fittizio umanesimo integrale che salvi ed esalti le quote valoriali della persona umana a scapito dell’attuale degenerato "puttanesimo" diffuso che fa mercato di corpi e di pensieri (sic!) esaltato ad unico scenario su cui pare interessante giocarsi l’esistenza. In politica si dovrebbe, si dovrebbe smantellare il teatrino immorale che ci si propina da tutte le parti e da ogni balcone televisivo, recuperando quelle energie sane ( e quelle facce pulite!) che pure ci sono e che allo stato vengono soffocate dalle mariuolate e dalle arroganze, dalle delinquenze maggioritarie organizzate a sistema che, rotti gli argini della decenza, esondano in maniera devastante sui territori umani ridotti a semplici inermi spettatori. Per l’economia, recuperare la serietà perduta e dare valore al lavoro e valore al salario che il lavoro produce. Non si può più consentire la costante erosione del potere di acquisto dei salari, ricomponendo le fratture che si sono create nel circuito domanda-produzione-consumo per riallineare l’esistente sui modelli di vita reali, garantiti dalla possibilità di poterli gestire. Si tratta, in definitiva, di ristabilire la calma nello stato di forte perturbazione sociale che rende difficile armonizzare la vita attuale, di ripristinare le condizioni per rifondare uno stato di permanente organicità e di costante controllata relazione tra valori e modelli di vita, tra il dire e il fare, recuperando le relazioni virtuose che sulla solidarietà diffusa e praticata hanno costruito la storia della comunità.
20/01/2009 |